Macchine fiumi stati di natura: la nuova mostra di Fiorella Iacono

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foto di Fiorella Iacono, dalla mostra Macchine fiumi stati di natura. Modena Spazio Caos

L’occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Azzurra Immediato

Fiorella Iacono conosce il mondo della Fotografia e dell’Arte in maniera lenticolare; Modena, la sua città, ha vissuto quella che è stata definita la ‘stagione felice’, in un arco temporale racchiudibile tra il 1985 ed il 1993 e molte delle principali testimonianze di quel momento straordinario sono scatti di Fiorella Iacono o suoi scritti per Il Manifesto; artisti come Gilberto Zorio, Pierpaolo Calzolari, Marco Gastini, Claudio Parmiggiani, Toti Scialoja, Paolo Icaro, Franco Guerzoni, solo per citarne alcuni, sono stati raccontati per parole ed immagini dalla Iacono – alcune testimonianze sono raccolte nella pubblicazione ‘Fiorella Iacono. La Stagione Felice. Scritti sull’arte attraverso le mostre. Modena 1985-1993’ edita da Mimesis nel 2018 [nda] – secondo una visione accorta, ragionata eppure emozionante, scandendo un dialogo inscindibile tra i due linguaggi, la scrittura e la fotografia. A latere, naturalmente, Ella ha sviluppato un proprio idioma, una propria ricerca che, nella forza immanente dei suoi scatti, rivela l’intensità del suo sguardo. Fiorella Iacono è una persona piuttosto silenziosa, non ama parlare di sé – eppur ne avrebbe molte da dire – tuttavia, dopo aver conosciuto nel 2019 il suo lavoro attraverso un progetto di videoarte per ‘La Superficie Accidentata’ a cura di Gino D’Ugo e Fourteen ArTellaro, ed averla avuta ospite a VinArte 2020, nella Sezione Fotografia, in settembre Fiorella Iacono è stata protagonista della personale Macchine fiumi stati di natura nello Spazio Caos Camera Oscura di Modena, in concomitanza con il FestivalFilosofia2020. Le ho rivolto le note 3 domande, da leggere con poetica attenzione.

Cos’è per te la fotografia?

Non ho una risposta definitiva, la domanda apre molti scenari. Ho iniziato a fotografare negli anni Ottanta: fotografare mi ha dato la possibilità di interpretare la realtà, i miei paesaggi interiori, le epifanie visive. Uno dei lavori che meglio mi rappresentano è ‘Numi’, la rappresentazione degli oggetti della mia personale visione del mondo che formano un racconto visivo. Altri progetti riguardano il mio rapporto con la Natura e il rapporto contrastante che si crea tra l’uomo e i suoi manufatti. La fotografia è un modo di essere nel mondo, documentare il paesaggio che va al di là della visione, cercare l’essenza delle cose e mostrarla. Tutto è percepito come un gigantesco archivio umano e terrestre ed il tutto, come si sa, può tramutarsi in Niente.

Macchine fiumi stati di natura è la tua ultima mostra, nell’ambito del Festivalfilosofia 2020. Una diarchia importante tra la tua ricerca fotografica e il processo intellettuale delle idee e della loro traduzione visiva. Come è nato questo progetto espositivo?
Questo progetto, ‘Macchine – fiumi – stati di natura’, nasce una decina di anni fa. Camminando lungo gli argini (e non solo) della Pianura Padana, a nord e a sud del Po, mi sono imbattuta in queste Cattedrali di ferro, lamiera e cemento e ne sono rimasta affascinata, così ho iniziato a costruirne un archivio per immagini. Mi hanno ricordato da subito le strutture a lungo indagate e fotografate dai due grandi fotografi tedeschi Berndt e Hilla Becher il cui lavoro ha notevolmente influenzato, anche solo come suggestione, il mio. La valenza è comunque diversa: le mie immagini non sono studiate scientificamente come hanno fatto i Becher ma intendono porre l’attenzione sulle forme oggettive di queste strutture che molto spesso sono inserite nella Natura che si trova sulle rive dei fiumi e che contrastano col paesaggio agreste. L’elemento naturale è uno degli elementi che caratterizzano molti dei miei progetti ed in questo caso la mia intenzionalità è quella di porre in evidenza il contrasto tra i manufatti umani e la naturalità dei luoghi. Oltre a ciò, trovo interessante anche documentare il lavoro dell’uomo che in queste immagini è una presenza assente: l’uomo estrae materiali inerti dai fiumi da secoli ma queste macchine sembrano quasi sempre abbandonate e fantasmatiche. Mi interessa anche il lavoro che la luce compie su di esse, le variazioni cromatiche dovute agli agenti esogeni ed al trascorrere del tempo. Cattedrali di ferro nella natura, sabbie e detriti di origine alpina e appenninica.

La poetica che sta a fronte e a monte della tua ricerca è legata ad una visione ed un approccio profondamente intimisti, ove i dettagli rappresentano elementi sinaptici di flussi di pensiero che si incontrano con il reale. Il tempo e la memoria prendono parte a questo percorso, in che maniera ti lasci guidare da ciò che ti circonda, riuscendo, poi, a tradurlo in luogo dell’anima?
Credo che molto del mio lavoro sia influenzato dalla frequentazione dell’arte contemporanea: l’idea di luce, di colore, soprattutto l’idea di sequenzialità che crea una visione di insieme per me interessante. Penso ai lavori di Olafur Eliasson o ai lavori fotografici di Cesare Leonardi che ho potuto studiare da vicino. La fotografia è per me molto vicina ad un atto meditativo che spesso supera la visione oggettiva: la proliferazione dell’immagine, il pieno, il colpo di vista che rimane impresso, la documentazione del pensiero.

“Un atto meditativo che spesso supera la visione oggettiva” afferma Fiorella Iacono, al termine di un viaggio nella dimensione epifanica che sottosta alla creazione fotografica, al racconto del reale che, tuttavia, nel suo ondivago meditare, tralascia taluna superficialità per cogliere l’essenza di quanto ci circonda. La mostra Macchine fiumi stati di natura, piccola ed inusitata wunderkammer, ha fatto da varco per la nuova stagione espositiva che aspetta Fiorella Iacono, la quale, infatti, dal 17 ottobre prossimo, presenterà a Reggio Emilia la personale ‘Fantasie Oscure’, nell’ambito dell’Autunno Fotografico voluto dal festival Fotografia Europea che avrebbe dovuto essere aperto al pubblico lo scorso maggio. La mostra della fotografa modenese, che guarda al tema Fantasie. Narrazioni, regole, invenzioni, proporrà uno spaccato sorprendente ed inusitato, memore di una certa geografia artistica e latrice, invece, di fantasmagorie inattese, singolari ed affascinanti, suggestioni raccolte in un catalogo al quale ho avuto il piacere di contribuire. Nel solco della documentazione artistica e della poetica personale, Fiorella Iacono avanza e, con lei, lo sguardo del pubblico, in un continuo rimando tra reale e surreale.