Mafia: il neomelodico catanese si ‘pente’, ‘non riscriverei il brano per mio zio boss’

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Palermo, 11 ott. (Adnkronos) – Il cantante neomelodico si ‘pente’ di avere dedicato una canzone allo zio boss e davanti ai magistrati dice che non lo rifarebbe. Lui è Niko Pandetta, giovane cantante finito sotto inchiesta a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa. L’artista è stato interrogato a gennaio dalla Dda di Catania, come scrive oggi ‘La Sicilia’, e ha ammesso di avere “sbagliato” ad ammiccare alla mafia. Più che altro una “operazione di marketing”. Con uno scopo preciso: “Costruire un personaggio che potesse colpire il pubblico, per farmi pubblicità”. Del resto, rivela, “oggi non rifarei più la canzone che all’epoca ho scritto per mio zio, perché mi rendo conto di quanto sia stato pesante il testo che ho a lui dedicato”. “Non è un pentimento dal punto di vista giuridico, perché di fronte non c’è un affiliato che collabora. E i pm di Catania, che hanno raccolto le parole di Niko Pandetta, continuano a nutrire dubbi sulla sua sincerità – si legge nell’articolo a firma di Mario Barresi – Ma il cantante neomelodico, finito sotto inchiesta per mafia, stavolta è chiaro. A partire dal brano inneggiante al boss Salvatore Cappello, una hit dai versi inequivocabili (‘Zio Turi, io ti ringrazio ancora per tutto quello che fai per me, sei stato tu la scuola di vita che mi ha insegnato a vivere con onore, per colpa di questi pentiti sei chiuso là dentro al 41 bis’), sui quali il nipote trapper adesso aggiusta il tiro”.