Magistratura Onoraria: un futuro ancora tra luci e ombre

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di Nico Dente Gattola*

Sotto la spinta dell’apertura della procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea, il governo italiano ha predisposto un intervento per definire la questione della Magistratura Onoraria.
Intervento, inserito come emendamento nella legge di bilancio per il prossimo anno, per evitare nelle intenzioni dell’esecutivo, qualsiasi discussione ed arrivare alla sua approvazione e quindi chiudere la procedura avviata nei confronti del nostro paese.
Nel merito si prevede la permanenza in servizio fino ai 70 anni di età, previa l’effettuazione di una procedura valutativa da effettuarsi in tre scaglioni con un colloquio in base all’anzianità a condizione di rinunziare ad ogni pretesa circa le proprie rivendicazioni pregresse.
In caso di mancato superamento del colloquio valutativo o di mancata partecipazione vi sarà la corresponsione di un indennità pari a 2500 € o a 1500 € a seconda se il Magistrato Onorario, sia stato impegnato in servizio per almeno 80 udienze o un numero inferiore.
Messa in questi termini, se non si ha una conoscenza diretta, può sembrare che il problema sia stato risolto una volta per tutte ma in realtà non è così, perché la norma ancora prima della sua entrata in vigore, presta il fianco a molteplici critiche.
Questo si badi in via generale, senza in alcun modo assecondare coloro che a torto o ragione (non è il luogo questo per un giudizio), si ostinano a sollecitare una stabilizzazione in servizio dell’intera categoria: siamo oggettivamente davanti ad una soluzione che presenta molte criticità, che si badi non provengono solo dal mondo della Magistratura Onoraria.
Infatti secondo una corrente di pensiero, tutt’altro che minoritaria delle toghe professionali, in questo modo si rischia di aprire il fianco a rivendicazioni ben maggiori, che paradossalmente, alla lunga potrebbero dare fiato alle tematiche oggi sul tavolo.
Senza contare che lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, ha manifestato delle perplessità.
Perplessità che in ogni caso sono proprie di tutti i Magistrati Onorari e che non si può non condividere per alcuni ordini di motivi.
In primo luogo, laddove questo progetto vedesse effettivamente la luce, si continua a perpetrare una differenza di trattamento con alcuni M.O. che avrebbero una retribuzione con un fisso mensile ed altri che nella migliore delle ipotesi sarebbero soggetti al cottimo ed altri che riceverebbero come i got attuali, un mera indennità per ogni udienza tenuta.
Evidente la disparità di trattamento che durerebbe per circa tre anni, tanto il tempo che si prevede per lo svolgimento della procedura ; senza contare i disagi che si creerebbero negli uffici giudiziari finanche per i pagamenti.
Il vero problema è quindi nel fatto che in luogo di un intervento che avrebbe dovuto riguardare tutte le circa cinquemila toghe onorarie in servizio, mentre si prevede un qualcosa che potrebbe non riguardare tutte, per i motivi esposti.
Laddove, dispiace dirlo, nella categoria desta profonda amarezza e stupore l’aver subordinato la partecipazione alla procedura, previa rinunzia ad ogni pretesa pregressa.
In tal senso, ci si chiede il perché di una procedura differita nel tempo, anche perché i numeri dei potenziali candidati da esaminare, effettuandosi il colloquio su base circondariale, non sarebbero elevati.
Perplessità che aumentano quando si legge che l’indennizzo di € 2500,00 è previsto solo per coloro che abbiano tenuto almeno 80 udienze in un anno e che tale somma riguarda solo coloro che non supereranno il colloquio o che non faranno nemmeno domanda.
Non si comprende poi, come di “punto e in bianco” i Magistrati Onorari, che da poco hanno superato una procedura valutativa, debbano essere sottoposti ad una nuova procedura.
Così come non si comprende l’inserimento di un avvocato nella commissione, per evidenti motivi.
Senza nulla togliere alla correttezza e preparazione dell’interessato, non si può fare a meno di rilevare come si tratti di un professionista che ben potrebbe avere dei procedimenti innanzi al Gop da esaminare o avere avuto motivi di contrasto in precedenza.
Nulla in contrario, ma è innegabile che potrebbero porsi situazione d’incompatibilità .
Altro punto di criticità è dato dalla fase, poiché, vengono perpetrate ulteriori differenze all’interno della categoria.
Difatti il parametro della retribuzione sarà rapportato allo stipendio di un funzionario dell’amministrazione della giustizia con l’inserimento in una posizione economica (F1, F2 o F3) in base all’anzianità di servizio. Laddove sarebbe stato corretto prevedere un unico criterio retributivo per tutti i magistrati onorari che superino la prova.
Sul punto, poi, è opportuno essere ulteriormente chiari: poiché la figura di riferimento non dovrebbe essere quella del cancelliere ma piuttosto quella del Magistrato di prima nomina.
Questo, è doveroso sottolinearlo, non è dettato da un disprezzo o peggio dal rifiuto della figura del cancelliere, quanto piuttosto perché il Magistrato Onorario svolge funzioni simili a quelle di un suo collega togato e come tale deve essere retribuito.
Le perplessità non sono purtroppo finite, poiché ci si troverà a dover scegliere tra un rapporto esclusivo con l’obbligo di non svolgere altra attività lavorativa e un rapporto part time in cui l’interessato potrà svolgere anche altra attività lavorativa.
In primo luogo, ciò che non convince è allo stato l’esiguità del compenso che oscillerà tra i circa 2000 € del tempo pieno ai circa 1500 € del tempo parziale, poiché non si comprende per quale motivo si debba fare una scelta di “ vita”, se la differenza retributiva è così minima.In fin dei conti colui che optasse per il part time arriverebbe a percepire quanto con un got di tribunale per un impegno tutto sommato limitato, con due impegni settimanali.
Se queste sono prospettive e soprattutto se molti non saranno costretti a fare una scelta è logico attendersi che vi sarà una massiccia adesione al tempo parziale.
E quindi? Si potrà dire come nel Gattopardo “cambiare tutto per non cambiare nulla”, poiché si andrebbe a fare una riforma, per sostanzialmente lasciare invariato lo stato delle cose, dopo aver disinnescato ovviamente la mina data dalla procedura per infrazione.
Mentre coloro che diciamolo, opterebbero per il tempo pieno, si dovrebbero davanti ad un impegno tutto da quantificare, poiché è impensabile che possano fare udienza tutti i giorni,  circostanza che provocherebbe non pochi problemi organizzativi.
A fronte poi di una riforma che nelle intenzioni degli autori deve prevedere una soluzione ad una situazione di precariato, che in alcuni casi va avanti da più di 20 anni ci si sarebbe aspettata maggiore attenzione anche su altri aspetti.
Per dire allo stato non è previsto alcun disciplinare intermedio, che prevede come sanzione esclusivamente la revoca: prevedere come per i magistrati togati sanzioni intermedie non sarebbe stato fuori luogo.
Nessun rischio di parificazione delle due figure, ma solo il buon senso di garantire un procedimento equo ed obiettivo all’interessato, poiché a volte la misura della revoca o la scelta di archiviare un disciplinare possono non rivelarsi sufficienti .
In definitiva l’emendamento in finanziaria ha risolto la questione dei Magistrati Onorari e ha realmente assicurato una stabilizzazione, come può essere portato a ritenere il comune cittadino dalla lettura di alcuni titoli di giornale?
Premesso che non era l’obiettivo della categoria, se queste sono le prospettive il risultato auspicato da alcuni titoli è ben lungi dall’essere conseguito .
Per una vera riforma sarebbe stato necessario maggiore coraggio e lungimiranza, poiché alla fine si è giunti ad un risultato che allo stato scontenta sia la magistratura onoraria che quella togata, lasciando insoluti, troppi aspetti.
Per dire il tempo parziale, sostanzialmente come concepito oggi, non è in realtà utile per nessuno: per la P.A. che si trova a dover usufruire del tempo residuo di un professionista e per il diretto interessato che si deve sobbarcare tra due attività .
Questa è una questione che dovrebbe essere affrontata con obiettività da ambo le parti, senza ipocrisie, poiché già oggi l’impegno che viene richiesto ad un magistrato onorario è quasi incompatibile con altre attività.
Meglio ma molto meglio, prevedere la possibilità di una scelta definitiva; si dirà ma in questo modo si da fiato alle trombe di chi teme un equiparazione tra la magistratura professionale e quella togata.
Nulla di più sbagliato in quanto come riconosciuto nel titolo dello stesso emendamento si tratta di misure per un contingente di professionisti destinato all’estinzione, cioè si tratta di norme che potranno essere attuate solo per gli onorari in servizio ad oggi.
Viene quindi prevista un esplicita distinzione tra le due figure, quindi non vi è alcun motivo per temere future rivendicazioni e del resto se si analizza la questione con obiettività sulla base dei dati oggettivi non vi sono margini perché si dia spazio a rivendicazioni.
Il pericolo è anche nel fatto che vi è più di un dubbio, circa il fatto che poi il contenuto dell’emendamento sfoci in qualcosa di concreto, anche perché è forte il rischio dell’avvio di un contenzioso, con tempi ed esiti assolutamente incerti.
E dire che sarebbe bastato poco, partendo dall’eliminazione dell’obbligo di rinunziare ad ogni rivendicazione pregressa, accompagnato dalla contemporanea verifica per tutti i candidati e con uno stipendio una volta conclusa tale fase, adeguato all’impegno richiesto.
Si tratta quindi di una norma che sia pur avendo il pregio di cercare ( si spera) per la prima volta una vera soluzione al problema, contiene in sé alcuni errori, troppi, che inevitabilmente ne condizionano l’efficacia.
Da più parti si dice che si tratta del prezzo da pagare per la necessità di bloccare la procedura di infrazione, ovvero dall’esigenza di agire in tempi brevi.
Ancora si dice che trattandosi di una stabilizzazione alla Pubblica amministrazione si può accedere solo per concorso.
Ma le cose non stanno così, perché si poteva benissimo concepire un testo differente che assicurasse una vera soluzione al problema, bloccando la procedura europea per infrazione.
Inoltre come visto nel caso specifico, si tratta solo di consentire ad ogni magistrato onorario di continuare a mantenere le proprie funzioni: ovvero non gli viene concesso nulla di più di quanto avesse già.
Ecco perché i problemi e le criticità che attanagliano la categoria della magistratura onoraria rischiano di rimanere ancora sul tavolo.

* Magistrato Onorario Tribunale Torre Annunziata