Make in Africa, soluzioni green per l’accesso all’energia

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Roma, 15 ott. (AdnKronos) – Una soluzione innovativa per drenare l’acqua in eccesso modellando il terreno; un generatore portatile a energia solare; un servizio per la conversione di rifiuti organici in gas e fertilizzanti. Sono i tre progetti vincitori di Make In Africa, il contest di Maker Faire Rome 2018 promosso da Eni per individuare, supportare e diffondere la realizzazione di soluzioni innovative sui temi della sostenibilità e dell’accesso all’energia nei Paesi africani.

Nel dettaglio si tratta del progetto di Melesse Temesgen che ha sviluppato una soluzione sostenibile e innovativa per il drenaggio dell’acqua: una tecnologia al servizio dei contadini in aree remote per drenare l’acqua in eccesso modellando il terreno con un risparmio di acqua significativo.

Il secondo vincitore è Prince Nana Kow Essel che ha ideato una soluzione sostenibile in tema di accesso all’energia. Il suo progetto ‘Solar Pulse Power Hub’ è un generatore portatile a energia solare che supporta le piccole imprese rurali con energia pulita, affidabile ed economica. Ha anche ideato un sistema di pagamento inclusivo e accessibile ‘pay-as-you-go’.

Il terzo progetto, di Kombo Ekra Noel N’guessan, si chiama Lono: un’impresa sociale che in Costa d’Avorio fornisce servizi di biotecnologia, a piccole e medie imprese locali e famiglie. Il progetto dal titolo ‘KubeKo box’ converte i rifiuti organici in gas e fertilizzanti fornendo così energia pulita e sicura, dando una spinta all’economia locale.

I tre progetti sono stati presentati oggi al Maxxi di Roma dove Eni ha organizzato l’evento Make’In Africa, dedicato all’omonimo contest e alle startup africane. Obiettivo: parlare di innovazione, soluzioni e futuro.

Secondo Jean Léonard Touadi, Advisor Fao, “contrariamente a quello che si pensa e si scrive, l’Africa non è un continente stagnante, statico, immobile. E’ la parte del mondo che sta conoscendo un fermento straordinario sotto ogni punto di vista: culturale, sociale, economico e tecnologico”.

“Si parte da questo grande fermento, da questa grande pentola africana che bolle, e che nasconde degli ingredienti di innovazione dal punto di vista del salto tecnologico che questo Continente sta conoscendo e che farà dell’Africa il più grande laboratorio di sperimentazione tecnologica nei settori dell’innovazione, dell’energia, della sostenibilità in agricoltura – aggiunge – Insomma un gran laboratorio che necessità che ci si accosti all’Africa in modo nuovo e che si possa accompagnare questo fermento con finanziamenti ma anche con iniezioni di tecnologie dall’Europa”.

“L’Africa ha bisogno di due tipi di imprenditorialità – osserva Mario Molteni, Ceo di E4Impact che sviluppa imprenditorialità in Africa – una che è di grandi dimensioni legata alle infrastrutture, siano esse fisiche come le strade, piuttosto che virtuali come il mondo relativo a Internet. Dall’altra c’è bisogno di un’imprenditorialità diffusa, dal basso, che invece può coinvolgere tantissimi settori a partire dal settore dall’agricoltura dove c’è enorme potenziale di miglioramento, di recupero di produttività, di creazione di filiere sostenibili, a settori come l’housing, la pelle, il fashion, l’education, la salute, ecc…. un grande spazio per l’intrapresa da parte dei giovani; e le partnership con le imprese italiane potranno essere molto importanti”.

Tra gli interventi anche quello di Blessing Onyeche Ugwoke ed Emerance Jessica Claire D’Assise Goma-Tchimbakala, entrambe vincitrici dell’Eni Award ‘Debutto nella Ricerca: Giovani talenti dall’Africa’, rispettivamente nell’edizione 2017 e 2018 del premio, e dei tre premiati di MakeIn’ Africa.