Mamma, aiutami

In foto Annamaria Spina

di Annamaria Spina

Alcune parole, alcune frasi non dovrebbero mai diventare cronaca… “Mamma, aiutami” sono parole che appartengono all’infanzia, alla paura di un bambino, alla certezza che, nel momento del pericolo, esista qualcuno a cui rivolgersi… e invece, ancora una volta, le ritroviamo dentro una tragedia che ci obbliga a fermarci.

La morte di Lorena Ischeri, uccisa dall’ex compagno in una vicenda che ha sconvolto l’Italia, è una di quelle notizie davanti alle quali non basta indignarsi, perché ogni volta che una donna muore per mano di un uomo che non accetta la fine di una relazione, c’è qualcosa che ci riguarda tutti.

Io non posso non fare questa osservazione anche per una ragione personale. Chi conosce la mia storia sa che, da ragazza, sono stata anch’io una sopravvissuta a un tentato femminicidio da parte del mio ex fidanzato, ma non voglio parlare di me… voglio parlare di noi e, soprattutto, voglio parlare di economia.

La realtà economica, se torniamo al suo significato più autentico, può insegnarci qualcosa che abbiamo dimenticato… le persone non sono beni da possedere. Abbiamo edificato un’economia fondata sul valore, sul patrimonio, sulla proprietà, sull’accumulazione… possediamo case, aziende, denaro, oggetti, ma abbiamo commesso un errore imperdonabile quando abbiamo trasferito inconsapevolmente la logica del possesso sulle persone.

Un figlio non ci appartiene, un compagno non ci appartiene, una moglie, un marito non ci appartengono… nessun essere umano appartiene a un altro essere umano… ed è da questo preciso punto che dobbiamo ricominciare. Una relazione non è un contratto di proprietà… è uno spazio di libertà condivisa… l’amore non dice: sei mia. L’amore vero, sano dice: sei libera e io scelgo di camminare accanto a te… è una differenza enorme che dovremmo insegnare ai nostri figli molto prima di insegnare loro quanto costa una casa, come si apre un conto corrente o come si costruisce un patrimonio.

Abbiamo insegnato ai nostri figli troppo presto a competere e troppo tardi a convivere, a conquistare, ma non a perdere, a possedere, ma non a rispettare. La vera educazione economica dovrebbe spiegare che cosa non può diventare capitale… una persona non è capitale umano da possedere, un corpo non è una proprietà, un sentimento non è un investimento con diritto di rendimento, la libertà dell’altro non è una perdita… è la condizione stessa perché l’amore possa esistere.

Non possiamo chiedere soltanto alla scuola, alla magistratura, alla politica o alle forze dell’ordine di risolvere un problema che nasce soprattutto dentro la cultura… dobbiamo entrare nelle famiglie. Dobbiamo insegnare ai nostri bambini che la persona che amano non è una cosa che possiederanno per sempre, dobbiamo insegnare a un figlio che un “no” non è un’offesa, che una separazione non è un’umiliazione, che essere lasciati non significa essere privati di qualcosa che ci apparteneva, che il dolore dell’abbandono può essere immenso, ma non autorizza mai la violenza.

Dobbiamo insegnare alle nostre figlie la stessa cosa, perché anche loro devono crescere sapendo che l’amore non si misura nella quantità di controllo che l’altro esercita su di loro e, soprattutto, dobbiamo insegnare una parola che sembra quasi estranea alla nostra epoca… rinuncia. La capacità di rinunciare a ciò che desideriamo quando l’altro non lo desidera più. Quest’ultima rappresenta la più grande e radicale lezione di vita ed economia che possiamo insegnare ai nostri figli… nulla e nessuno ci appartiene veramente.

L’economia ci sta mostrando che tra possedere e utilizzare esiste una differenza sostanziale… possiamo avere accesso al valore senza trasferire a noi la proprietà. Possiamo condividere una vita senza possederla, possiamo accompagnare una persona senza controllarla, possiamo amare qualcuno senza appropriarci della sua libertà, possiamo vivere accanto a qualcuno per vent’anni, trenta, cinquanta, ma non possiamo plasmare la sua vita nella nostra proprietà.

La vita stessa non è nostra proprietà… è qualcosa che ci è stato affidato. Dovremmo insegnare ai nostri figli proprio questo verbo… affidare, non possedere. Quando qualcosa ci viene affidato, sappiamo che dobbiamo custodirlo, rispettarlo e, soprattutto, lasciarlo libero. Il vero capitale di una società è la capacità di educare persone capaci di vivere insieme senza distruggersi… è il rispetto, è l’empatia, è l’autonomia… è la libertà, è saper comprendere che l’altro possa scegliere una strada diversa dalla nostra.

“Mamma, aiutami”… aiutami a capire che amare non significa possedere, aiutami a capire che la libertà dell’altro non è una minaccia alla mia identità, aiutami a diventare abbastanza forte da accettare un addio, aiutami a non confondere mai l’amore con il controllo, aiutami a diventare adulto prima che sia troppo tardi.

Questa è una richiesta che dovrebbe entrare nelle nostre case, nelle scuole, nelle università, nelle aziende. L’economia dovrebbe tornare ad essere una scienza al servizio dell’uomo, per insegnarci che il valore può esistere anche senza possesso, che possiamo accedere, condividere, utilizzare, prenderci cura e che, nella vita, dobbiamo imparare una realtà ancora più importante di deownership… lasciamo libero ciò che amiamo.

Questa condizione potrebbe rappresentare davvero la vera economia dell’essere umano. Un’economia della non proprietà, nella quale riconoscere che il valore di ciò che amiamo non nasce dal possesso, ma dalla libertà che sappiamo custodire. La rivoluzione economica non è soltanto imparare a consumare senza possedere… è imparare a vivere senza appropriarsi e la rivoluzione della vita è imparare ad amare senza possedere.

“Mamma, aiutami” dovrebbe tornare a essere soltanto la voce di un bambino che cerca la propria madre, non l’ultima richiesta di aiuto di una vita spezzata, non il grido che arriva quando è ormai troppo tardi. Solo la voce di un bambino e una madre che può ancora rispondere… “Sono qui”.

“La più alta ricchezza è custodire ciò che ami, finché il tuo amore diventa abbastanza grande da lasciarlo andare”.

 

 

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