Management del turismo, terzo manuale di Aldo D’Elia con case history sulla Campania

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La transizione alla “new economy del turismo”, con l’era del digital tourism 4.0, chiude definitivamente “l’era del fordismo delle vacanze” (o turismo di massa) e i suoi modelli di business, che oramai persistono solo in alcuni casi marginali. Ad analizzare i mutamenti strutturali è il terzo manuale del professor Aldo D’Elia, “Management del turismo – imprese e destinazioni della news economy del turismo”, edito per Cedam e presentato oggi all’Università Suor Orsola Benicasa.

Geografia della digitalizzazione
Se per il 90% il processo di globalizzazione si è consolidato in tutte le aree del Paese interessate, per la transizione al turismo 4.0 si osserva una geografia della digitalizzazione disomogenea sia per territori sia per livelli (dal 2.0 a salire) in ordine alla scarsa tendenza delle pmi a investire in innovazione, ne consegue che più dell’80% di esse delega la funzione del digital marketing alle multinazionali del web tourism, nonostante le elevate fee da corrispondere a esse, in pratica, dalle “commisioni” dovute ai tour operator dagli hotels durante tutta la golden age del turismo di massa si è passati senza interruzione alle royalties dovute ai giants dei portali della intermediazione. Al riguardo, si pensi che per un hotel di dimensioni medio elevate tale onere può rappresentare fino a un quinto dei costi totali. Per tale ragione è del tutto evidente la presenza di un gap strutturale ancora irrisolto nel mondo delle pmi del turismo.

Sottoutilizzo delle aree territoriali
Altra criticità prevalente risulta poi essere il sottoutilizzo di molte aree territoriali, le quali benché dotate di rilevanti risorse fanno registrare risultati poco apprezzabili rispetto ad altre realtà meno attraenti e tra queste trova posto anche la Campania, che malgrado il dato storico consolidato che la vede superare le 20 milioni di presenze sul suo territorio, risulta solo alla settima posizione nel ranking delle regioni, nonostante la presenza di 10 siti Unesco, ma alla testa di quelle meridionali. Per comprendere le ragioni di questa perdita di efficienza, nel testo sono stati analizzati i dati storici delle 2 destinazioni principali di Cilento e Costiera Amalfitana (Palinuro e Positano); Quello che emerge lungo la curva del ciclo di vita del prodotto turistico è un marcato calo di presenze a partire dagli anni ottanta, peraltro lamentato da diverse parti e che riguarda anche il capoluogo regionale, nonostante la città di Napoli faccia (registrare in tempi normali) numeri da capitale del turismo, ovvero 6° porto crocieristico nel mediterraneo (il terzo in Italia) con oltre 1,3 milioni di turisti del mare, oltre 50 milioni di arrivi e partenze dalla sola Stazione Centrale, quasi 10 milioni di passeggeri a Capodichino 7 dei quali appartenenti al segmento low cost, 3,7 milioni di presenze negli hotel (che sono 158, con circa 13.000 posti letto), dati di tasso di occupazione e tariffe di questi ultimi in linea con quelli di Firenze, Venezia, Roma e Milano, circa 9000 alloggi esposti sulla sola piattaforma Airbnb, numeri ai quali andrebbero aggiunti anche quelli relativi all’escursionismo giornaliero (finora sconosciuto ma che possiamo stimare in almeno 2 milioni per anno), il fatturato complessivo del comparto nella regione risulta di circa 4 miliardi di euro.

L’autore
Aldo D’Elia, docente di Management del turismo nella Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e Senior Financial Advisor per gli investimenti nel settore del turismo, (già Presidente dell’Azienda del Turismo di Napoli), aveva già pubblicato in precedenza per il gruppo Rcs e per Il Sole 24 Ore interessanti contributi riguardanti le tendenze del business del turismo in riferimento sia alle imprese che alle destinazioni; In particolare l’autore indaga i complessi mutamenti strutturali che ne segnano i cicli. Infatti, partendo dal processo di globalizzazione oramai consolidatosi nella maggior parte del Paese, il momento attuale vede la transizione alla “new economy del turismo”, aprendo di fatto l’era del digital tourism 4.0, che chiude definitivamente “l’era del fordismo delle vacanze”(o turismo di massa) e i suoi modelli di business che oramai persistono solo in alcuni casi marginali. Nella fase attuale il play role è nelle mani dei giants come Airbnb, Booking ecc. definite “le Amazon del turismo”e con le quali le pmi devono fare i conti. Dalla disamina del testo emerge in primis una datata tradizione del filone di studi sulla materia in Campania, principalmente a Napoli, allorquando con il professor Angelo Mariotti nel 1922 viene edito per De Agostini il primo manuale di Economia del Turismo. Successivamente egli verrà nominato dal primo ministro Francesco Saverio Nitti Presidente del neofito ENIT, con il compito di promuovere il turismo anche nel Golfo, dove puntuale arriverà anche la CIGA, la compagnia pubblica dei grandi alberghi. Negli anni Sessanta invece, il professor Umberto Fragola dell’Università L’Orientale fonda la Libera Facoltà di Scienze turistiche anticipando di almeno 30 anni lo Stato e gli altri enti e fondazioni nei quali proliferano oggi corsi e master della disciplina. Attualmente, in Campania sono almeno 5 le Università pubbliche che annoverano corsi di laurea di turismo.