Manageritalia, all’assemblea di Napoli fari puntati sulla crescita

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L’Assemblea d’autunno di Manageritalia Campania, svoltasi sabato al Grand Hotel Oriente a Napoli con una buona partecipazione degli oltre 300 manager associati in regione, si è concentrata sulla crescita. Sulla necessità di trovare il filo logico e opportune strategie e azioni per dare al territorio prospettive di sviluppo solide, inclusive e sostenibili a vantaggio di tutti.
Per le Assemblee territoriali, Manageritalia, con il supporto tecnico di AstraRicerche, ha rielaborato alcuni dati economici e sociali, gli ultimi messi a disposizione a livello nazionale e regionale dall’Istat. Emerge con forza che c’è bisogno di assicurare un reddito a chi è in situazioni di povertà, ma oltre ai sussidi serve molto di più e serve agire sul lato dell’offerta. Infatti, la ricchezza di una nazione e dei suoi territori dipende dal Pil, dal valore aggiunto prodotto dalle aziende e quindi dalla qualità di lavori e retribuzioni e oggi anche da aspetti non monetari di sostenibilità e qualità della vita. Serve quindi far crescere l’economia per puntare a standard di vita a livelli dignitosi e ambiziosi per tutti.
I dati dicono che a livello nazionale il Trentino Alto Adige con Bolzano a trainare, primeggia in quasi tutti i parametri considerati giocandosela con la Lombardia, mentre le regioni del Sud sono sempre in coda, ma non mancano alcune sorprese.
Partiamo dalla Campania con alcuni dei dati presentati in Assemblea. Dal 2011 al 2016, ultimo dato disponibile Istat, il Pil è rimasto stabile e è aumentato del 3,2% nel 2016. Il Pil per abitante è di 18.200 euro nel 2016, mentre il valore aggiunto medio per impresa è di 108mila euro e la dimensione media delle imprese è di 2,9 addetti per impresa. L’occupazione dei 25-34enni è al 42,2% e il lavoro (dipendente 41,6% e autonomo 12,9%) è la fonte principale di reddito familiare, mentre i trasferimenti pubblici (pensioni comprese) sono al 41,5%. Il reddito medio annuo delle famiglie è in regione pari a 30mila euro per il lavoro dipendente e a 28mila euro per quello autonomo, mentre pensioni a trasferimenti pubblici assicurano un reddito medio di 20mila euro. A livello sociale la diseguaglianza nella distribuzione del reddito – misurata con l’indice di Gini che è minore e più omogenea più si avvicina allo zero e in Italia è in media dello 0,303, massima in Calabria (0,336) e minima in Friuli Venezia Giulia (0,245) – è 0,333 e le famiglie in povertà relativa sono il 24,4% del totale.
Una situazione quella della Campania molto pesante che impone di fare qualcosa per crescere e migliorare questo difficile stato di cose.
“Abbiamo oggi – ha detto Rossella Bonaiti, presidente Manageritalia Campania – il 24,4% di famiglie in condizione di povertà relativa. Per garantire un’uscita da questa condizione e uno sviluppo vero a tutto il territorio dobbiamo riprendere a crescere puntando soprattutto su settori e business ad alto valore aggiunto che garantiscano nuova occupazione ma di qualità. Nella nostra regione dobbiamo puntare ancor più sul terziario, su un terziario più managerializzato che sviluppi business ad alto valore aggiunto e crei posti di lavoro e retribuzioni di qualità anche integrandosi al meglio con l’industria”.
Parlando in generale dell’Italia, negli ultimi cinque anni (2011-2016) la Basilicata ha avuto a livello di Pil la performance migliore con una crescita dell’1,6% e è insieme a Bolzano (1,4%) l’unica realtà territoriale in crescita. Nel 2016, l’ultimo anno per il quale si hanno regionali certi, svettano invece Campania (+3,2%), Molise (2,8%), Bolzano 2,2% e Emilia Romagna 1,9%, ultime Liguria (-0,4%), Sardegna 0,9% e Umbria -1,3%.
Il Pil per abitante è nel 2016 massimo a Bolzano (42.500 euro) e in Lombardia (36.800 euro) e minimo in Calabria (16.600 euro). Non a caso il valore aggiunto medio per impresa è massimo in Lombardia (243mila euro), subito seguito da Bolzano (240mila euro) e TAA (219mila euro) e triplo di quello del Molise (83mila euro). Su questo impatta la dimensione delle imprese 3,8 addetti in media in Italia, 4,7 in Lombardia e 4,2 a Bolzano, ma solo 2,4 in Calabria e Molise.
E questo è strettamente correlato con l’occupazione che per i 25-34enni è all’81,4% a Bolzano e al 78,3% in Trentino Alto Adige e al 77,6% in Lombardia e solo al 38,4% in Calabria e come vedremo impatta sia in termini di quantità, ma anche di qualità, valore aggiunto prodotto e livello delle retribuzioni corrispondenti.
Da queste basi di partenza economiche deriva la fonte principale di reddito delle famiglie. Che solo per un terzo dipende dai trasferimenti pubblici in Lombardia (35,7%) e a Bolzano (30,5), mentre arriva quasi alla metà in Molise (47,3%). Il lavoro esplica il suo massimo contributo familiare a Bolzano (dipendente 54,2% e autonomo 13,6%) e in Lombardia (dipendente 48,2% e autonomo 13,7%) e quello minimo in Molise (dipendente 33,6% e autonomo 16,6%). Un lavoro che primeggia anche in qualità garantendo un reddito massimo a Bolzano (45mila euro dipendente e 48.500 euro autonomo) e in Lombardia (39mila euro dipendente e 44mila euro autonomo) e minime e dimezzate in Sicilia (28mila euro dipendente e 21mila autonomo).
Una situazione che poi sfocia in una forte disomogeneità del reddito netto familiare che misurata con l’indice di Gini è massima in Calabria (0,336) e Campania (0,336), minima in Friuli Venezia Giulia (0,245), Veneto (0,253) e un po’ più elevata in Lombardia (0,293). Come dire anche altre logiche entrano in gioco a livello di distribuzione del reddito. Come conferma indice di povertà relativa che vede solo il 4,4% delle famiglie in questa condizione in Valle d’Aosta, 5,5% in Lombardia e il 35,3% in Calabria.