Manetti Bros, al Festival di Venezia una sceneggiata napoletana contro il gomorrismo

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Guaglione e’ malavita e Flashdance, le vele di Scampia attrazione turistica (scippo included), James Bond e John Travolta: Napoli è un caos di stragi scissioniste e innamoramenti, fratellanze fondate sul sangue e voglia di cambiare vita a tutti i costi perché nessuno può fermare l’amore. “E’ un grande omaggio alle sceneggiate napoletane”, dice all’ANSA Giampaolo Morelli, Ciro il sicario del boss don Vincenzo ‘o re do ‘pesce’ (Carlo Buccirosso) che ritrova la fidanzatina dell’adolescenza Fatima (Serena Rossi) e scappa dal suo destino in Ammore e Malavita, il film dei Manetti Bros, oggi in concorso a Venezia 74, in sala dal 5 ottobre con 01, accolto con risate e applausi anche a scena aperta. “Mi sento un mix tra John Travolta e Mario Merola” dice del suo personaggio “Ciruzzo o ninja, freddo, silenzioso, capace di uccidere con le arti marziali, con i coltelli e con kalashnikov”. 
La camorra in musical dei Manetti Bros è piena di citazioni, “molte volute come quelle di 007, una passione dell’annoiata donna Maria – Claudia Gerini, o altre non volute ma che evidentemente ci vengono naturali”, raccontano i due fratelli “difficilmente autocontenibili” come ammettono di loro stessi e della bulimia di colori, canzoni, accadimenti del loro secondo film napoletano dopo Song ‘e Napule. Al centro di tutto c’è la città, “questa grande capitale italiana della cultura, dove l’arte, l’architettura, il teatro, la letteratura, la musica e anche il cinema sono così vivi”. Una Napoli “feconda come si è visto anche a Venezia 74 con tanti film belli come Gatta Cenerentola” dicono con generosità i Manetti. “E’ una città allegra, con tante facce, comprese naturalmente quelle della criminalità e dei problemi seri. Ammore e Malavita nasce anche come reazione a questa tendenza in atto da anni di mostrarne in tv o in letteratura, solo il lato negativo: la Napoli di Gomorra, dove non puoi andare perché ti rapinano come minimo. Napoli è tanto altro e non un selfie alle Vele di Scampia. Certo, è una genialità tutta napoletana trasformare l’orrore di quei palazzi in un’attrazione turistica come fosse il Colosseo a Roma o la Torre Eiffel a Parigi, ma noi questo turismo della paura, questo ‘gomorrismo’ imperante lo volevamo simpaticamente prendere in giro”. 
Lo Skyfall di Bacoli (una delle location del film girato tra Torre Annunziata, Pozzuoli, Posillipo e il centro città) ha un cast “giusto” dicono i Manetti adorati da tutti gli attori che raccontano la lavorazione come un’incredibile happening. “un set folle – aggiunge Morelli – sempre gioioso, senza gerarchie, anarchico dove ciascuno è pienamente responsabile e tutti, persino le sartine, possono dire la loro sulle scene perché si sentono e sono parte del processo creativo”. Per Serena Rossi, la Fatima, l’infermiera di Scampia che ritrova Ciro e l’amore, “nel posto sbagliato e al momento sbagliato” il film è un grande dono “perché sentivamo che era un omaggio alla nostra città”. Tutto il film è in dialetto napoletano, persino quello più stretto e incomprensibile di Torre Annunziata in una scena divertente con Patrizio Rispo. “Non sarà un problema – dice la Rossi – Pino Daniele diceva se lo capisci va bene, se no quello che conta è il sentimento e l’emozione e questa con Ammore e Malavita arriva”.