Manovra: c’è la mini-flat tax, ma manca la riforma fiscale che servirebbe al Paese

285
in foto Francesco Giuliani

di Francesco Giuliani*

Con il via libera della commissione Bilancio, il testo della manovra è passato all’Aula della Camera, dove dovrà essere esaminato, approvato e poi trasmesso al Senato, in cui si attendono modifiche non di poco peso (dal reddito di cittadinanza alla riforma delle pensioni con quota 100).

Una delle misure più attese che invece ha già trovato posto nella legge di Bilancio è l’introduzione della cosiddetta flat tax, ma in modalità ben diverse da quanto era stato preannunciato. Su questo fronte, infatti, il testo si limita a un intervento sulle partite Iva, senza minimamente accennare alla riforma dell’Irpef che aveva dominato la campagna elettorale.

Allo stato, con le nuove misure, i possessori di partita Iva con ricavi o compensi fino a 65mila euro potrebbero godere di una flat tax (che assorbe Iva, Irpef e Irap) del 15%. La norma, però, introduce anche paletti per evitare abusi, come licenziamenti o uscite strumentali dal mondo del lavoro con l’obiettivo di ridursi il carico fiscale e poter accedere alla nuova flat tax. Per questo motivo, la flat tax così concepita non sarebbe riconosciuta alle “persone fisiche nei casi in cui l’attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro” con i quali il soggetto lavora o ha lavorato “nei due anni d’imposta precedenti”.

In attesa di vedere quali saranno i contenuti definitivi della flat tax, è possibile avanzare alcune considerazioni su uno strumento così discusso ma di dubbia utilità per rilanciare l’economia del Paese.

A ben vedere, infatti, non si tratta di un regime fiscale molto applicato in giro per il mondo, soprattutto nei Paesi occidentali. Esiste in Russia e in alcune nazioni appartenenti all’ex blocco sovietico (come Polonia, Lituania, Estonia, Turkmenistan, Kirghizistan), ma per ora gli elettori devono accontentarsi delle “storie di successo” provenienti da alcuni paradisi fiscali: Belize e Trinidad e Tobago (flat tax al 25%), l’arcipelago polinesiano di Tuvalu (30%) e poi l’Isola di Jersey, quella di Guernsey, le Seychelles, gli Stati non riconosciuti della Transnistria e del Nagorno Karabakh, il Sud Sudan.

In ogni caso, in alcuni Paesi dove c’è la flat tax gli esiti non sono stati positivi. In Russia la pressione fiscale è aumentata e in Slovenia la misura è stata abolita. Infine, occorre rilevare che le misure, così come ipotizzate, secondo alcuni economisti potrebbero essere in conflitto con le norme europee.

Insomma, come dimostra ciò che avvenuto con i redditi da locazione, non basta ridurre le aliquote, sperando di ridurre l’evasione, ma occorre fare delle serie previsioni sugli effetti finali dei provvedimenti che si vogliono adottare.

Non è possibile, inoltre, non tenere conto del fatto che il nostro sistema tributario è di una complicazione senza uguali. Tra tante classifiche economiche che ci vedono agli ultimi posti, quella che più ci bastona è sul livello di complicazione del sistema fiscale. Nel 2017 siamo, secondo la Banca Mondiale, al 126esimo posto: subito prima della Repubblica Domenicana e dopo il Kenya; lontani dal penultimo Paese dell’Unione Europea (la Bulgaria che naviga attorno all’ottantesima posizione). Siamo penalizzati per il numero esorbitante di adempimenti e per il tempo che dobbiamo spendere a farlo: paghiamo le tasse quattordici volte l’anno e un imprenditore passa, mediamente, 240 ore all’anno con il proprio commercialista.

Appare dunque non più rinviabile una riforma sistematica del nostro attuale sistema tributario, soprattutto sotto i seguenti profili: (i) riordino della giustizia tributaria, allineandola allo standard qualitativo delle altre giurisdizioni; (ii) equità del prelievo impositivo, parametrandolo all’effettiva capacità contributiva di ogni singolo contribuente; (iii) lotta all’evasione fiscale, soprattutto nei confronti dei “grandi” evasori; (iv) semplificazione dei rapporti con l’amministrazione finanziaria e conseguente alleggerimento degli adempimenti fiscali e contabili; (v) istituzione di un codice tributario in grado di “riassumere” e “razionalizzare” tutta la materia.

* avvocato, partner dello Studio Fantozzi e Associati