Manovra: Colap, abbiamo nuove sfide il nostro compito è curare le proposte

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Roma, 25 ott. (Labitalia) – “Abbiamo nuove sfide davanti, il nostro compito ora è curare le proposte e continuare a svolgere un ruolo propositivo e mai ostativo; abbiamo davanti forze politiche nuove con le quali dobbiamo lavorare per dimostrare la serietà della nostra organizzazione e l’importanza del mondo delle professioni associative”. A dirlo, oggi, Emiliana Alessandrucci, presidente Colap, Coordinamento libere associazioni professionali, intervenendo all’evento #Ccresce,Coordinamento libere associazioni professionali.

“La legge di bilancio – sostiene – è sempre una crisi, ovvero nasconde in sé un elemento di opportunità e di rischio. Guardiamoci bene negli occhi e nel volto noi siamo una classe dirigente ed essere classe dirigente significa saper osservare la realtà più vicina, facendo però considerazioni e analisi costi-benefici anche sul medio e lungo termine. Da classe dirigente responsabile non possiamo cedere al ricatto costante dell’elettorato, delle elezioni e del consenso”.

“Il sistema rappresentativo della maggioranza – fa notare – rischia la diffusione della convinzione che solo le decisioni prese con il favore della maggior parte delle persone siano giuste, questo può degenerare in deliri di onnipotenza delle maggioranze. Il successo della democrazia è pertanto nelle mani delle persone illuminate e delle istituzioni che la interpretano”.

“Il Colap – sottolinea Emiliana Alessandrucci – ha una propria idea di Paese, la nostra idea di Paese non può e non deve mai fare l’occhiolino a cosa è conveniente per pochi a danni dei molti o degli altri. Sulla pace fiscale: va bene la rottamazione ed un fisco più accessibile. Assolutamente no, invece, la riduzione del debito che può avallare l’evasione fiscale, non possiamo far sentire inette le persone che con sacrifici hanno sempre pagato le tasse. Abbiamo il dovere come classe dirigente di promuovere un sistema in cui tutti pagano le tasse: solo se tutti pagano possiamo pensare di pagare meno. E se è una posizione scomoda va tenuta per il senso di responsabilità verso il Paese”.

“Sulla Flat Tax – suggerisce – il progetto di allargare il regime dei minimi coinvolgerà, in realtà, una fetta non rilevante di professionisti e soprattutto per alcuni potrebbe non essere conveniente il forfettario che non ha piena deducibilità ma calcola l’imponibile in base a percentuali fisse di redditività. Ciò potrebbe far perdere l’effetto positivo di alcune battaglie vinte come la deducibilità al 100% dei costi della formazione o dell’attestazione delle competenze. Attenzione che un’assenza di deducibilità potrebbe far risommergere molto emerso. Attenzione poi che il forfettario si poggia sui Codici Ateco, sistema anacronistico e burocratico che chiediamo a gran voce che venga rivisto e rimodernizzato. Leggeremo meglio come hanno pensato di articolarla, ma vorremmo che provvedimenti così importanti per noi siano costruiti insieme e non in stanze chiuse”.

In materia di pensioni, continua la presidente del Colap, “la quota cento a 62+38 è un provvedimento limitato, non può essere considerato come un superamento della legge Fornero. Questa proposta risponde ad un problema in modo sintomatico, non è una vera riforma e noi crediamo invece che il sistema, se deve essere riformato, va riformato tutto, attraverso un nuovo modello che tenga conto del mondo del lavoro in cui ci troviamo. Il sistema contributivo secco ha bisogno di correttivi per poter essere davvero applicato e per non creare una futura generazione di anziani poveri e indigenti. Il problema del montante contributivo e di vite professionali discontinue resta. Persone che lavorano 40 anni si ritroveranno a prendere esattamente quanto coloro che prenderanno la pensione di cittadinanza, senza aver mai versato contributi o lavorato”.

“C’è un altro tema – ricorda – la gestione separata, essendo nata nel 1996, non potrà mandare in pensione persone se non fra 10 anni, quindi per loro la quota cento non sarà mai applicabile. Tagliare e ricucire crea continue ingiustizie e contraddizioni ed è per questo che chiediamo a gran voce un tavolo di confronto per una riforma delle pensioni e del lavoro. Sul reddito di cittadinanza siamo in generale contrari alle politiche passive e vorremmo valutare meglio se davvero la si potrà trasformare in una politica attiva. Riformare il sistema della formazione ed i centri per l’impiego è un’operazione necessaria che però richiede tempo, prima ristrutturare e poi elargire. Ci sentiamo di dover prevedere una possibile deriva che porti il sommerso a crescere soprattutto in quelle aree del Paese ancora vittime del lavoro nero e dell’evasione fiscale”.

In merito al lavoro autonomo “ci sono delle riforme a costo zero che proponiamo e che potrebbero semplificare l’accesso dei professionisti al mondo del lavoro, si pensi ad esempio alla modifica dei Codici Ateco o alla divisione all’interno della gestione separata, all’integrazione del decreto 13/13, la legge 4/2013 e tutti i sistemi di certificazione e validazione delle competenze”.

“Vorremmo essere ascoltati – auspica la presidente del Colap – perché le soluzioni ai problemi può darle solo chi li conosce; se questo è il governo del cambiamento, deve partire dal cambiare il modo di fare politica: ascolto, inclusione e propositività. Abbiamo l’esigenza di superare l’idea che la lobby nasconda qualcosa di ambiguo o disonesto, in questo Paese ha preso questa accezione perché la si è fatta coincidere con scambio di voti e clientelismo, per noi la lobby fa parte della democrazia. E se partiamo dal presupposto che la classe dirigente è responsabile e onesta intellettualmente ed eticamente, la rappresentanza delle istanze è un processo fondamentale per costruire politiche giuste, sostenibili e lungimiranti. I corpi intermedi proteggono dalla dittatura dei più e permettono di aprire la discussione arricchendola con moderazione, etica e attenzione al paese e non agli individualismi”.