Manta Group, dall’aeronautica alle mascherine

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Roma, 3 apr. (Labitalia) – Dalla produzione di componenti aeronautici alla produzione di mascherine. Questa la riconversione di Manta Group, azienda manifatturiera pugliese, situata a Foggia, specializzata in produzione, assemblaggio e trattamenti superficiali di componenti e sub-assiemi aeronautici ed automotive che ha deciso di ‘cambiare’ per lottare contro il coronavirus.

“In Manta Group – dice in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia il ceo Michele Frisoli – abbiamo iniziato a pensare alla produzione di mascherine quando ci siamo resi conto che era diventato impossibile approvvigionarle all’esterno perchè tutti i fornitori storici ci avevano bloccato le forniture. Ci siamo quindi chiesti cosa avremmo potuto fare, al di là dei protocolli stringenti che abbiamo immediatamente messo in atto. Di lì l’idea di usare uno dei nostri reparti produttivi. Noi – spiega – abbiamo un’area in cui facciamo un lavoro pseudo-tessile attraverso l’utilizzo di banchi di taglio automatizzati per il taglio delle tele di materiale composito. Abbiamo quindi pensato di riconvertire quei banchi per tagliare le tele di materiale tnt”.

“Lo step immediato – racconta Frisoli – è stato produrre dispositivi da distribuire subito, chiamati schermi filtranti. Sono dispositivi non certificati, utilizzabili dalla popolazione, che possono contribuire alla limitazione del contagio essendo fatti di materiale tnt traspirante ed idrorepellente, lo stesso materiale usato per le mascherine. E già per questi siamo rimasti stupiti della domanda ricevuta. Ne abbiamo donate diverse migliaia ad asl, comuni ed enti non profit, per il resto li stiamo producendo e distribuendo a costo per consentire di avere uno strumento immediato di prevenzione almeno alla popolazione”.

“Nel contempo – dice – abbiamo in pipeline una mascherina sanitaria che ci auguriamo di poter certificare in modo da sopperire alla necessità di chi invece è in prima linea. Ma prima di pronunciarci per questa dobbiamo attendere le prove di laboratorio dall’Università di Bologna e poi il parere dell’Istituto superiore di sanità. Tantissimi – fa notare – hanno richiesto gli schermi filtranti: enti ed uffici pubblici, aziende, farmacie e parafarmacie. A 3 giorni dallo start della produzione abbiamo distribuito 30.000 schermi filtranti con ordini per altri 80.000 e manifestazioni di interesse da parte di diversi enti per altri 100.000. Mentre sulle mascherine ci chiedono continuamente informazioni”.

Come hanno reagito i dipendenti? “In un momento come questo – ammette Michele Frisoli – è paradossale parlare di entusiasmo, ma credo sia la parola più giusta da usare. Il business tradizionale sta evidentemente avendo delle flessioni importanti e gestire paura ed entusiasmo non è facile, ma i ragazzi in questo hanno dato una grossa mano. Quando hanno sentito che avremmo potuto supportare la comunità ed evitare la cassa integrazione per alcuni dipendenti, hanno affrontato con professionalità e dedizione questa nuova sfida”.

“Abbiamo fatto una chat interna – ricorda – chiamata ‘mascherine’, su cui mi scrivono incessantemente, che sia giorno, notte, sabato o domenica. Aiutare in questo momento per ripartire più forti domani è diventato un mantra. E non solo per chi lavora sulle mascherine, ma anche per chi continua a lavorare sui prodotti aerospace (mentre ahimè l’automotive è completamente ferma). Tutti – precisa – hanno voglia di lavorare e di superare questo momento nel modo migliore ed il prima possibile, e non posso che essere riconoscente per la voglia di mettersi in gioco, la disponibilità e la serietà che stanno dimostrando, soprattutto oggi”.