Manuel Portioli e il progetto Vandring, un paesaggio culturale abitato da connessioni inedite

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Manuel Portioli, Photo Silje M. Sigurdsen, Courtesy of Silje M. Sigurdsen

L’Occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte, in Italia e all’estero, avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Azzurra Immediato

La formula delle 3 DOMANDE ideato per L’Occhio di Leone ha trovato, tra l’Emilia Romagna e la Norvegia, una sorta di pari visione, ovvero quella che l’artista e curatore italiano, Manuel Portioli, da anni a Bergen, ha scelto di legare al suo progetto Vandring, frutto di una residenza artistica a Calderara di Reno (Bo) negli spazi della Casa della Cultura Italo Calvino e a cura di Adiacenze, in collaborazione con Cronopios Eventi, il Comune di Bergen, EmilBanca e ConfCommercio. Un progetto compartecipato, sotto molti punti di vista definito da due punti nodali attorno ai quali si è svolta la permanenza di Manuel Portioli: in primis, l’artista ha avuto a disposizione gran parte delle pareti della Piazza Coperta della Casa della Cultura che, ricoperta di carta, è stata a sua volta messa a disposizione del pubblico, in maniera altamente democratica e corale: chiunque poteva intervenire grazie al materiale pittorico e grafico disponibile, sulle pareti, senza limite di spazio, tema, volontà, in prima persona, oppure poteva trascorrere il tempo con Manuel Portioli, il quale, durante i momenti di condivisione narrativa, avrebbe lavorato a parete, ispirato dai suoi ‘ospiti’. Il secondo punto cardine, invece, è stato un intervento duale tra artista ed ospite: Manuel Portioli, dinanzi ad una telecamera, nell’Auditorium, poneva 3 domande ad ogni ospite: Chi sei? Cos’è per te Vandring? Cosa il 2020 e 2021 hanno lasciato in te?
Ed è per questo che, essendo stata io una delle ospiti del progetto ho deciso di rigirare a Manuel Portioli le 3 domande che lui ha posto a me e tutto il pubblico di Vandring, giocando – seriamente – sulla casualità del 3 e sul caos creativo della libertà partecipativa, grazie al medium della cultura e dell’arte.

Vandring. Photo Giorgia Tronconi, Courtesy of Giorgia Tronconi, Calderara di Reno, Casa della Cultura Italo Calvino, maggio 2021

Manuel, chi sei?
Sono un artista (pittore) e curatore nato a Reggio Emilia 34 anni fa che vive e lavora a Bergen da 9 anni. In Norvegia.

Cos’è per te Vandring?
Vandring? È apertura all’imprevisto, al non immaginato o pianificato. È la voglia di sondare sentieri mentali non ancora battuti. La voglia di scoprire ed imparare cose nuove anche in età adulta. Vandring è sicuramente anche il viaggiare, lo spostarsi, ma il viaggio fisico (se fatto per scelta) è sempre la risposta tangibile di un viaggio mentale. Vandring è il viaggio che ci porta a comprendere (quindi accettare (?)) ciò che è diverso da noi. Vandring è il mettersi in gioco e il mettersi in discussione.

Cosa hai imparato dal 2020 e dal 2021 e cosa ha lasciato in te il tempo vissuto all’ombra del Covid19?
Questa è una domanda complessa. Le polveri di ciò che è successo nell’ultimo anno e mezzo non si sono ancora posate. È difficile trarne le somme. Vorrei veramente poter scrivere cose del “tipo siamo tutti una grande famiglia interdipendente”, ma non credo sia il caso. Non ancora quantomeno. Sicuramente un anno di corona ha reso ancora più visibile ciò che langue ai piedi dei nostri sistemi…codardia, compassione, altruismo, egoismo… Forse una spinta irrazionale a difenderci dalla morte nonostante ciò comporti la rinuncia alla vita (che è comunque accettazione di morte). Io credo che la vita abbia valore proprio perché effimera e costantemente sul bilico tra l’essere e il non essere (l’attendere il treno a bordo banchina è un atto bellissimo di fiducia verso il prossimo (che non ti spingerà sotto quel treno in arrivo), ma che allo stesso tempo stressa il confine tra vita e potenziale mancanza di vita (basterebbe una spinta per estirparla)). Se le spinte che rendono effimera la vita dovessero essere annullate, con loro se ne andrebbe il valore della vita e di conseguenza la vita stessa.
Questo lungo anno di ormai 15 mesi ci ha diviso ancora di più: i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri hanno portato il cibo a casa dei ricchi (e sono diventati più poveri); i vecchi sono diventati più vecchi (la mancanza di stimoli sociali assopisce il cervello) e giovani più giovani (la regressione a stadi di vita infantile è stata per molti l’unica strategia di sopravvivenza); le donne (indipendentemente dal loro trovarsi in stati patriarcali o stati che includono la parola femminismo nella loro costituzione) hanno abbracciato l’amore per il più debole e gli uomini il sovranismo (anche delle proprie esistenze) e la voglia di rivalsa. D’altronde non si poteva fare altrimenti, giusto? La vita è un valore assoluto che va assolutamente protetto.
Ironicamente questo anno che sembrava dover cambiare tutto, sembra non avere cambiato assolutamente nulla. Forse ad eccezione del settore del turismo cittadino che sembra finalmente essere diventato più inclusivo: Roma non ha registrato così tanti turisti cinghiali dal 476 d.C.
(quando scrivo sono cupo e me ne scuso, spero però che il mio amore sincero per la gente sia trasparso nel mio progetto di Calderara di Reno)

Vandring, work in progress. Photo Manuel Portioli, Courtesy of the artist, Calderara di Reno, Casa della Cultura Italo Calvino, maggio 2021

Ciò che per, ovvi motivi, non avevo anticipato, è cosa racchiude il concetto intrinseco di Vandring; il lemma, norvegese, indica il camminare da un posto ad un altro posto, su lunghi percorsi, preferibilmente con calma. Dunque, ciò che Portioli ha costruito è stato un racconto fisico, visuale e corale ma, soprattutto, un viaggio interiore condiviso, in cui la sovrapposizione della sua terra d’origine, la Val Padana reggiana e la rigogliosa ma selvaggia Norvegia, ha perimetrato una geografia personale che è continuo viaggio d’osservazione. Tale sovrapposizione è stata visivamente tradotta sulle pareti della Casa della Cultura, laddove il proprio itinerario ha incontrato quello di centinaia di persone, tappe sempre nuove di un percorso collettivo ed inclusivo, mediante cui il concetto di Vandring ha generato un nuovo paesaggio sociale, culturale, locale ma anche privo di confini, originando un territorio nuovo, abitato da nuove connessioni e generazioni. Nel concept si leggeva che ‘Vandring è una chiamata alla riappropriazione fisica di un proprio spazio, una chiamata alla presa di coscienza di ciò che è ed è stato, attraverso appuntamenti della durata di mezz’ora tra una singola persona e l’artista stesso, per fare in modo che ogni cittadino di Calderara di Reno e non solo, dia il proprio contributo all’allestimento artistico che rimarrà esposto fino a settembre 2021.’
Nella piena libertà creativa, tuttavia, il reale si è scontrato con quelle che sono state e sono le limitazioni pandemiche; per tale motivo, Portioli, dando vita ad un vero dialogo attivo con gli abitanti di Calderara di Reno e con i visitatori della mostra, ha restituito alla Piazza Coperta della Casa della Cultura quella sua natura di spazio di condivisione, di aggregazione mediante un approccio “uno a uno” tra artista e pubblico. Le necessarie misure di contingentamento hanno delineato un mutamento di prospettiva, non limite bensì occasione unica di incontro privato con l’opera collettiva e con l’artista che, divenuto mediatore, “ricuce, una persona alla volta, quel tessuto vitale di relazioni sociali tra gli abitanti e con la cultura che si è interrotto a causa della pandemia.” Vandring, dunque, è un viaggio che nelle sue singole tappe personali, ha già generato una geografia collettiva foriera di infinite altre storie, altre visioni e altre vedute che, insieme, costruiscono nuove vicende, nuovi vissuti, secondo ciò che ognuno ha preso con sé, portato da altrove e impresso su carta.

Vandring. Photo Manuel Portioli, Courtesy of the artist, Calderara di Reno, Casa della Cultura Italo Calvino, maggio 2021