Mara Carfagna apre gli Stati generali del Sud. Già arrivate al Ministero oltre 400 idee e proposte per il rilancio

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In foto Mara Carfagna

Una  larghissima partecipazione delle cittadine e dei cittadini del Sud oltre che delle più importanti istituzioni nazionali e meridionali è il bilancio della prima giornata di “Sud-Progetti per ripartire” indetta dal ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna e aperta dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Al sito del Ministero sono già arrivate oltre 400 idee e proposte popolari per rilanciare il nostro Meridione, e sarà possibile inviarle fino al 31 marzo. “Sud – Progetti per ripartire” prosegue domani con i risultati del lavoro di otto sessioni tematiche, e con gli interventi di esperti e studiosi. Concluderanno il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Bruno Tabacci, Mara Carfagna e il ministro dell’Economia Daniele Franco. Nel corso della giornata interverranno anche illustri esponenti della cultura e eccellenze meridionali famose nel mondo, come il Maestro Riccardo Muti, che in questi giorni si trova a Palermo dove il 27 marzo sarà celebrata la riapertura del Teatro Massimo con lo streaming del Requiem di Verdi.
”Con questa campagna d’ascolto – ha affermato il ministro aprendo la due giorni – ci siamo posti l’obiettivo di porre il Sud non solo al centro del dibattito pubblico nel nostro Paese ma al centro delle azioni operative di questo governo. E’ la strada che vogliamo intraprendere, che abbiamo già iniziato a intraprendere. Sarà più chiaro quando saranno più noti i numeri del Pnrr e, lasciatemelo dire con un po’ di orgoglio…rende chiaro questo dibattito, questo confronto che non è il solito dibattito nato per parlare del Sud ma nasce per parlare con il Sud, con i sindaci, con le sindache che sono i più vicini ai territori e ai cittadini. Con i presidenti di Regione che avranno un ruolo cruciale nella gestione dei fondi e dei programmi. Con le imprese che al Sud reggono, nonostante tutto, nonostante un clima spesso ostile. Con i lavoratori, i professionisti, il mondo della scuola, delle università, i giovani, le donne, tutti devono sentirsi parte di una strategia comune e di un percorso che abbiamo il dovere di tracciare”. Lo sottolinea il ministro per il Sud e la coesione sociale, Mara Carfagna, in occasione di apertura del convegno sul ‘Sud progetti per ripartire’. ”Avrei voluto un incontro in presenza, non è stato possibile -aggiunge Carfagna-. Lo avrei voluto per rassicurare sul fatto che le parole pronunciate in questi giorni non saranno semplice accademia. C’è già un piccolo staff al lavoro, che ringrazio, pronto a prendere nota delle proposte che saranno avanzate, ma anche dei problemi denunciati. Questo è il mio modo per accelerare una macchina che è già in moto ma anche per conoscere le donne e gli uomini sulle cui gambe cammineranno i progetti per il Sud”.

Senza rilancio del Sud l’Italia non sarà mai tra i Paesi di testa della Ue

“Senza il rilancio del Sud, l’Italia non diventerà mai un paese di testa dell’Europa ma scivolerà sempre in fondo alla classifiche per ricchezza e tasso di occupazione .Dall’incontro di oggi è uscita tanta consapevolezza della grande sfida che abbiamo di fronte. Sono state avanzate idee e proposte concrete per rafforzare il sistema scolastico, la formazione, gli asili nido, la parità di genere, il lavoro, grande attenzione è stata data alla ‘fame’ di infrastrutture e personale”, ha detto tra l’altro Mara Carfagna durante la conferenza ”Sud – Progetti per ripartire”. “I livelli essenziali delle prestazioni (Lep) – per il ministro per il Sud e la Coesione territoriale – rappresentano la madre di tutte battaglie da condurre in porto, non sarà facile ma è un obiettivo primario. Basta divisioni, attendiamo gli stessi diritti del centro e del Nord, perché nascere al Sud non è un peccato originale, da scontare attraverso una minore qualità servizi”.

Farò il possibile per realizzare le tante aspettative

“Sono stata anche io una ragazza del Sud quindi conosco bene quelle che possono essere delle aspettative tradite – ha detto Mara Carfagna concludendo la prima giornata degli Stati generali -. L’impossibilità di sognare un futuro diverso. PER questo dicevo prima che so che le aspettative sono alte. Perché conosco quelle aspettative. Il dibattito di questa mattina – sottolinea la ministra – sfata due luoghi comuni: il primo luogo comune sfatato è che il Sud sia capace soltanto di lamentarsi. Io non ho ascoltato lamentele, ho ascoltato invece interventi appassionati, orgogliosi, che hanno avanzato proposte concrete su come avviare o su come accelerare la ricostruzione del Paese a cominciare dalla necessità di colmare il divario Nord-Sud. Il secondo luogo comune sfatato è che i politici del Sud lavorano solo PER allargare l’area dell’assistenzialismo. Mi sembra invece che gli interventi dei presidenti di Regione siano andati nella direzione opposta. Se volessi usare una metafora direi: il Sud, attraverso i governatori meridionali, non ha chiesto pesci, ma canne da pesca, opportunità per pescare di più o per pescare meglio. A noi il compito – conclude – non solo di recepire le vostre istanze, ma anche di attuarle, sapendo che condivido la vostra passione e che cercherò di fare il possibile per realizzare le tante aspettative riposte nei nostri confronti”.

La presenza di Draghi conferma l’attenzione del Governo per il Sud

”Voglio ringraziare il presidente del Consiglio Mario Draghi – ha sottolineato il ministro Carfagna – che con la sua partecipazione oggi conferma un’attenzione speciale per il Sud. Dobbiamo recuperare il Sud alla crescita, al lavoro, alla legalità e all’eguaglianza dei diritti e delle opportunità. Con questa iniziativa dobbiamo riportare il Sud al centro del dibattito pubblico del nostro Paese. Siamo alla vigilia di una stagione importantissima le cui scelte influenzeranno gli anni successivi. E’ grande sfida collettiva ch uniti abbiamo il dovere di cogliere e che non possiamo sprecare”.

Il premier.1: Recovery, spendere questi fondi e farlo bene. Giovani e donne centrali

 “Il programma Next Generation EU prevede per l’Italia 191,5 miliardi da spendere entro il 2026. Rafforzare la coesione territoriale in Europa e favorire la transizione digitale ed ecologica sono alcuni tra i suoi obiettivi. Ciò significa far ripartire il processo di convergenza tra Mezzogiorno e centro-Nord che è fermo da decenni. Anzi, dagli inizi degli anni ’70 a oggi è grandemente peggiorato”, afferma il premier Mario Draghi, intervenendo in videoconferenza, rimarcando come il governo intenda spendere “bene” queste risorse, centrali per la ripartenza, guardando soprattutto alle donne e ai giovani. “Il prodotto per persona nel Sud è passato dal 65% del Centro Nord al 55%. Negli ultimi anni – snocciola i numeri il presidente del Consiglio – c’è stato un forte calo negli investimenti pubblici, che ha colpito il Sud ovviamente insieme al resto del Paese. Tra il 2008 e il 2018, la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è infatti più che dimezzata ed è passata da 21 a poco più di 10 miliardi. per la prima volta da tempo, abbiamo l’occasione di aumentare la spesa in infrastrutture fisiche e digitali, nelle fonti di energia sostenibili”. “Le risorse di Next Generation EU si aggiungono ad ulteriori programmi europei e ai fondi per la coesione, che mettono a disposizione altri 96 miliardi per il Sud nei prossimi anni. Ma abbiamo imparato che tante risorse non portano necessariamente alla ripartenza del Mezzogiorno. Ci sono due problemi: uno nell’utilizzo dei fondi europei, l’altro nella capacità di completamento delle opere pubbliche. A fronte di 47,3 miliardi di euro programmati nel Fondo per lo Sviluppo e la Coesione dal 2014 al 2020, alla fine dello scorso anno erano stati spesi poco più di 3 miliardi – il 6,7%. Nel 2017, in Italia erano state avviate ma non completate 647 opere pubbliche. In oltre due terzi dei casi, non si era nemmeno arrivati alla metà. Il 70% di queste opere non completate era localizzato al Sud, per un valore di 2 miliardi. Divenire capaci di spendere questi fondi, e di farlo bene, è obiettivo primario di questo governo. Vogliamo fermare l’allargamento del divario e dirigere questi fondi in particolare verso le donne e i giovani”, assicura Draghi.

Il premier.2: Stop al divario tra le due Italie

“Vogliamo fermare l’allargamento del divario” con il Nord del Paese, puntando soprattutto alle “donne e i giovani” e investendo al meglio le risorse che arriveranno dall’Europa”, dice ancora Draghi. “Il nostro, il vostro successo in questo compito può essere anche un passo verso il recupero della fiducia nella legalità e nelle istituzioni, siano esse la scuola, la sanità o la giustizia. In questa sfida un ruolo cruciale è anche vostro, classi dirigenti. Ma un vero rilancio richiede la partecipazione attiva di tutti i cittadini”.  Far ripartire il Mezzogiorno, usando al meglio le risorse che arriveranno dall’Europa, è una “sfida” in cui “un ruolo cruciale è anche vostro, classi dirigenti. Ma un vero rilancio richiede la partecipazione attiva di tutti i cittadini”.

Balassone (Banca d’Italia): L’arretratezza è una questione nazionale

”Nel Mezzogiorno vive un terzo degli italiani e si produce un quarto del Pil e resta il territorio più arretrato ed esteso e più popoloso dell’aerea dell’euro – sottolinea Fabrizio Balassone, capo della struttura economica di Banca d’Italia -. Questa frase pronunciata nel 2009 dall’allora Governatore Mario Draghi nel suo intervento ad un convegno della Banca d’Italia è sufficiente a spiegare il titolo di questa presentazione. L’arretratezza del Mezzogiorno è una questione nazionale e dalla sua soluzione dipende in gran parte la possibilità di sbloccare il prolungato stallo dell’economia italiana”.  ”Il Pnrr – continua – obbliga a ragionare in termini sistemici sulle condizioni di contesto dell’attività economica. Interventi su tali condizioni possono sostenere occupazione e produttività nel lungo periodo, specie al Sud. Non si tratta solo di accrescere le risorse disponibili per finanziare le politiche di convergenza ma è anche l’occasione per rendere efficace la governance nell’intervento pubblico”.

Mazzotta, Ragioniere generale dello Stato: Accelerare sulle opere, i fondi ci sono

”I tempi di realizzazione delle opere pubbliche al Sud sono il doppio rispetto al Nord – afferma Biagio Mazzotta, Ragioniere generale dello Stato -. I tempi della progettazione prendono buona parte e la fase di realizzazione è molto lunga. E’ il principale problema della realizzazione delle infrastrutture. Le risorse sono tante e quindi non mancano, ma si tratta di utilizzarle e bene”.

Sabatini (Agenzia Per la coesione): Sud, 10 mld l’anno da impiegare

 ”Per i soli fondi strutturali, sommando le risorse del ciclo 2014-2020 e quelle del ciclo di programmazione 2021-2027 si può stimare negli anni 2021-2023 un valore di risorse da impiegare nel Mezzogiorno che oscilla tra i 9 e i 10 miliardi di euro all’anno, a cui si aggiungono le risorse del Pnrr e quelle del Fondo sviluppo e coesione”. Lo afferma  Massimo Sabatini, direttore generale dell’Agenzia per la coesione. “Nel Sud, significa, escluso il Pnrr, circa 100 miliardi di risorse disponibili su un orizzonte temporale di pochi anni. A queste risorse straordinarie deve corrispondere uno sforzo altrettanto straordinario”.

De Luca.1: Sud, necessario almeno il 50% delle risorse Ue

“Decidere quello che deve essere il Mezzogiorno significa decidere cosa deve essere l’Italia nel futuro – ha detto nel suo intervento il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca . “Siamo passati dal 4-4,5% del mercato mondiale a meno dell’1,8, siamo stati scavalcati come pil da tanti altri Paesi e il Sud non ha ancora recuperato i posti di lavoro perduti nella crisi del 2009-2010. E il divario demografico rischia di tramutarsi in un problema di desertificazione del Sud. Per me quindi è indispensabile avere almeno il 50% delle risorse”.  “A me piacerebbe – ha continuato – che nel nostro Paese emergesse una spinta patriottica vera, come è emersa in Germania dopo la caduta della Germania dell’Est – ha aggiunto De Luca – Credo che sia bene fare una operazione verità sul Sud, rimuovendo tante sciocchezze. Nel Sud i fondi aggiuntivi in realtà sono diventati fondi sostituitivi della spesa ordinaria. E quando si parla di Sud si continua a parlare di spesa storica, quindi chi ha più avuto in passato continua ad avere più risorse, e chi ha avuto meno continua ad avere di meno”.

De Luca.2: Abolire il Cipe, fa solo perdere tempo

“Chiedo al ministro di proporre la cancellazione del Cipe. Si tratta di un ente tra più inutili, anzi dannosi, d’Italia, che ha come unica funzione quella di far perdere mesi preziosi. È un ente inutile, da viceministro delle Infrastrutture non ne ho mai capito la funzione”, ha detto De Luca. E poi:  “Qualcuno al Nord si era illuso di poter fare della Padania una Baviera più grande e molto ricca, ma cosi’ l’Italia rischia di non contare più nulla sul piano politico e di non difendere i punti di forza del nostro sistema industriale, che invece vanno difesi con i denti”.  “Mi auguro che in Italia, e magari il governo Draghi ci riesce, possa emergere una spinta patriottica come accaduto in Germania dopo la caduta della Germania orientale. Quel Paese – ha sottolineato De Luca – ha avuto la forza di portare la Germania tutta agli stessi livelli di efficienza. In Italia, invece, parliamo della questione del Sud come di una questione ancora marginale”.

De Magistris: Va rafforzato il legame tra città e Governo

“La prima richiesta che mi sento è di fare presto per coinvolgere il Sud, recuperare dunque tempo perduto. Siamo poi messi in difficoltà a livello di personale. Mi auguro che legislatore possa avere maggiore attenzione a questo aspetto. E’ adesso il tempo di intervenire, si conosce l’età media del personale di alcuni comuni, servono soldati per combattere, per gestire questo impatto notevole”. Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Un altro aspetto – ha aggiunto – è avere un collegamento virtuoso tra Progetti comuni di Napoli e città metropolitana. Credo che vada rafforzato il legame tra città e governo. L’esperienza ci insegna che il rapporto tra regioni e città continua ad essere complicato. Questo snodo va affrontato, perché quando l’interlocuzione è diretta tra città e governo le cose funzionano meglio”.

Decaro (Anci): Dare centralità al Sud è un dovere della classe dirigente

“Una due giorni di confronto per raccogliere idee e progetti per il Sud. Il Recovery può davvero esser grande opportunità, non solo per sostenere la ripresa ma per incidere sul futuro delle prossime generazioni, garantendo loro diritti, e lavoro. Non si può più assistere alla migrazione annuale dei giovani dal Mezzogiorno”  ha detto il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro “Dare centralità al Sud – ha aggiunto – è un dovere per la classe dirigente. Il Sud ora sarà investito da un quantitativo di risorse che non ha paragone con la storia del nostro paese: 100 miliardi per il ciclo 2021-2027 e il 50% circa delle risorse del piano nazionale di ripresa. per questo è necessaria una strategia lungimirante per rendere esplicito l’obiettivo” Il premier Draghi è stato chiaro – ha spiegato Decaro – serve capacità nell’utilizzo dei fondi e il tasso di completamento delle opere pubbliche nel sud italia e quindi inquadrare il Mezzogiorno in uno scenario più ampio. Partendo dai programmi sull’individuazione di una zona economica speciale e di un piano per il miglioramento delle dotazioni urbane. Poi asili e strutture per gli anziani, digitalizzazione”.

Buia (Ance): Recovery, destinare il 47% delle risorse al Sud

Utilizzare i 50 miliardi del Recovery Plan per recuperare il gap infrastrutturale del Mezzogiorno con il resto d’Europa e di conseguenza rendere più competitivo il nostro Paese. Questo l’appello che l’Ance ha rivolto al Governo nel corso di “Sud – Progetti per ripartire”, iniziativa di ascolto e di confronto organizzata dalla Ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna. “Non possiamo più accettare che il Paese sia spaccato in due e che il Sud perda sempre più terreno rispetto alle regioni del Nord e al resto d’Europa”, commenta il presidente dell’Ance, Gabriele Buia. ”Bene quindi che il 47% delle risorse del Recovery Plan siano destinate al Sud: – aggiunge – ma bisogna semplificare le procedure per riuscire a spenderle nei tempi previsti altrimenti sarà tutto inutile e ci troveremo fra qualche anno sempre allo stesso punto con le risorse ferme nel cassetto e i cantieri chiusi”, avverte Buia. per far questo occorre intervenire in modo deciso sulla pubblica amministrazione, migliorandone efficienza e professionalità. Secondo uno studio Ance, infatti, se la Pa del Mezzogiorno venisse adeguata agli standard delle migliori regioni del Nord si potrebbero sbloccare nuovi investimenti per 4 miliardi di euro e liberare oltre 7.600 dipendenti della Pa da inutili adempimenti burocratici. Occorre, inoltre, far fronte alla cronica carenza progettuale di cui è affetta tutta la pubblica amministrazione e in particolare quella del Sud, istituendo un cospicuo Fondo per la progettazione. per quanto riguarda l’occupazione, l’Ance richiama anche la necessità di confermare il bonus occupazione fino al 2029 così da frenare la fuga dei giovani dal proprio territorio e di spingere sul superbonus 110%, motivo per cui Buia ha chiesto al Governo ”di prorogare il superbonus almeno fino al 2023 e di semplificare le procedure autorizzative”.