Maradona, oggi 60 anni: Il regalo che vorrei? La fine della pandemia e il terzo scudetto al Napoli. Gattuso è ok

211
in foto Diego Armando Maradona festeggia il primo scudetto al Napoli

Un compleanno speciale per l’Argentina ma anche, ed ovviamente, per tutta la Napoli calcistica che negli anni ’80/’90 ha goduto grazie al giocatore più forte della storia. Oggi è il compleanno di quello che ancora oggi in tanti definiscono l’ultimo Re di Napoli, Diego Armando Maradona. Il Pibe de Oro festeggia oggi 60 anni, un traguardo importante per il campione argentino.

Gattuso: Ti voglio bene, sei un dio
Ed il Mondo social non ha fatto mancare la sua vicinanza all’argentino.”Happy Birthday Diego! #DIE60 #Maradona #ForzaNapoliSempre” gli auguri del Calcio Napoli al campione argentino. Poco dopo dal tempo di San Sebastián, arrivano anche gli auguri di Mister Gattuso, che ha sempre parlato di Maradona come un grande ispiratore e come il migliore di sempre: “Ciao, grande Diego! Auguri per i tuoi sessant’anni! Amico mio, che dirti? ti voglio bene. A Napoli lo sai che sei un dio. Hai regalato emozioni uniche. Ti mando un grandissimo bacio, spero che sia un giorno speciale per te. Sicuramente lo è. Ti mando un abbraccio grande. Ciao, Diego? sei Forte”. Gli ultras azzurri gli hanno dedicato uno striscione apparso in città che recita: “Auguri o Re immortale il tuo vessillo mai smetterà di sventolare”. Ma in molti, moltissimi gli hanno voluto dedicare un post, ed i suoi account social sono già invasi da migliaia di commenti e di auguri, mentre su Twitter spuntano, uno dopo l’altro, le dediche per il campione, idolo indiscusso di un popolo intero.

Gli auguri di de Magistris
“Auguri di cuore a Diego, cittadino di Napoli, il più grande calciatore di tutti i tempi”. Lo scrive su Twitter il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. “Con il tuo genio in campo hai portato Napoli dove i napoletani sognavano. Un abbraccio e grazie per le emozioni che ci hai dato e che resteranno per sempre nella storia della nostra città”, conclude de Magistris.
Adx 20201030T090051Z

Tardelli: Diego, un Masaniello mondiale
“Avremmo tanto bisogno di bellezza, anche una sola immagine, in cui rifugiarci, e tenere tutto il resto fuori, per un po’. Se penso alla bellezza nel calcio, penso a Diego Armando Maradona”. Lo scrive nella sua rubrica del venerdì sulla “Stampa” Marco Tardelli, nel giorno del sessantesimo compleanno del Pibe de oro. “Oggi potevo dedicare la mia rubrica solo a Lui. Il Masaniello del calcio mondiale, un ragazzo cresciuto nella periferia di Buenos Aires, piena di contraddizioni, molto simile a quella napoletana che riuscì a conquistare subito, con un palleggio, il 5 luglio 1984, in uno stadio stracolmo di tifosi, e una dedica ai ragazzini poveri di Napoli, di cui divenne all’istante un idolo. Maradona è stato un leader per i compagni, per i tifosi, per un popolo sempre in cerca di riscatto. Generoso con i deboli, duro con i potenti. Indimenticabili le sue battaglie contro Sepp Blatter, presidente della Fifa in quel periodo. Scontri che ha pagato duramente ed ingiustamente”. La prima volta che l’ho incontrato in campo è stato il 25 giugno 1979 nella partita Argentina-Resto del mondo, che vincemmo 1-2 con allenatore Enzo Bearzot. Rimasi colpito dalla sua fantasia, dalla sua forza fisica e dalla qualità dei suoi colpi. Ti sfidava con rispetto, mai strafottente, mai lamentoso, sapeva di essere il più bravo e voleva dimostrarlo a tutto il mondo”.
Quella sera -prosegue Tardelli- non fui molto tenero con lui, venni anche espulso, ma la ricordo con affetto, perché quella notte capii che era nata una stella. Luminosissima sul campo, luogo dove si sentiva completamente a suo agio, non così brillante nella vita privata. Troppi scivoloni, troppi falsi amici, troppe compagnie sbagliate che presto lo hanno reso un esempio negativo per i nostri ragazzi. Ma è stata anche colpa nostra, non l’abbiamo aiutato e lui non si è fatto aiutare, a causa di un orgoglio insano che spesso si trasforma in puro masochismo, che non ti permette di avere la lucidità necessaria”. “Non so giudicare se Maradona, come dicono a Napoli, «è megli’ e Pelè» come calciatore, non credo che possa esserci un migliore, ma solo migliori che hanno vissuto in periodi diversi. Caro Diego, ti ringrazio per quello che ci hai fatto vedere sul campo. L’unico augurio che sento profondamente di farti oggi in questo tuo 60° compleanno è che tu possa cominciare finalmente ad amarti. Con vero affetto”.

Il pibe: Forza Azzurri, ce la potete fare. Non c’è due senza tre

“Vorrei che un altro scudetto lo vincesse presto pure il Napoli. Lo seguo. Mi piace. Caro Gattuso, vai avanti così: con la tua grinta e la tua capacità di fare calcio”, scrive Maradona, nel giorno del suo sessantesimo compleanno, in una lunga lettera al “Corriere dello Sport”. “Cosa vorrei? -prosegue-. Niente per me. Vorrei che questa pandemia assassina se ne andasse via, questo sì. Vorrei che lasciasse in pace tutti e soprattutto quei Paesi e quei popoli e quei bambini tanto poveri da non potersi neppure difendere”. “Gracias, amigos -si legge nella lettera -. Grazie a tutti. Grazie per gli auguri, per la vicinanza e per l’affetto che continuate a mostrarmi. Mi danno forza e sensazioni positive, cose che in tempi di grande paura per la salute di tutti e di grandi sofferenze economiche per tanti sono assai preziose. Sessant’anni, sì. Sono pochi o sono tanti? Devo cominciare a sentirmi pure io un po’ vecchietto, oppure no? Beh, l’ammetto, me lo sono chiesto. Ma non so darmi una risposta. Se penso, se ragiono, se mi fido della mia voglia di futuro sono pochi perché pensavo e ragionavo così anche quando di anni ne avevo la metà. Se invece penso di fare una corsa, uno scatto, beh, allora mi sembrano tanti. Ma so di chi è la colpa: di tutto quel cortisone che per anni e anni mi è entrato nella schiena, nelle ginocchia e nelle caviglie per essere in campo sempre e comunque. Perché la gente così voleva; perché lo pretendevano gli incassi; perché vincere ad ogni costo una partita era l’unica cosa che contava. Ma sia chiaro: non maledico quei tempi”.
Non credo che a sessant’anni sia già tempo di bilanci, ma non rinnego nulla di quel che è stato e di quel che ho fatto. Non ho rimpianti. Non voglio averne. Certo, so di non aver fatto sempre cose giuste, ma se ho fatto del male, l’ho già detto, l’ho fatto solo a me stesso, non agli altri. Però da una quindicina di anni ho imparato a volermi più bene e ora sono felice. “Che regalo mi piacerebbe avere? Niente per me. Vorrei che questa pandemia assassina se ne andasse via, questo sì. Vorrei che lasciasse in pace tutti e soprattutto quei Paesi e quei popoli e quei bambini tanto poveri da non potersi neppure difendere. Vorrei che qui in Argentina come in tante, troppe, altre parti del mondo fossero sconfitti anche i virus della fame e della mancanza di lavoro che divorano la dignità delle persone. E poi, visto che non ce la faccio proprio a non parlare di pallone, vorrei che il mio Gimnasia, prossimo a tornare in campo, dopo novant’anni e più rivincesse il campionato. E se è vero che non c’è due senza tre, vorrei che un altro scudetto lo vincesse presto pure il Napoli. Lo seguo. Mi piace. Caro Gattuso, vai avanti così: con la tua grinta e la tua capacità di fare calcio. Faccio il tifo per te e voglio dirti una cosa: c’è gente che si vanta di aver giocato nel Barcellona, nel Real Madrid, nella Juventus. Io mi vanto e sono orgoglioso di aver fatto parte del Napoli. Spero che un giorno possa dirlo pure tu”.

San Gregorio Armeno gli dedica una statuina

Anche San Gregorio Armeno, la via dei presepi nel cuore del centro antico di Napoli, rende omaggio a Diego Armando Maradona nel giorno del suo sessantesimo compleanno. Genny Di Virgilio, titolare dell’omonima bottega, per l’occasione ha realizzato tre nuove statuine raffiguranti il Pibe de Oro con l’iconica maglia del Napoli stagione 1987-88 (con scudetto e coccarda della Coppa Italia) e immancabile fascia da capitano al braccio sinistro. Insieme alle statuine Di Virgilio ha esposto un biglietto: “Auguri Diego 60”.