Marchionne, nell’ora della tristezza ancora si demonizza il merito

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In foto Sergio Marchionne

di Giuseppe Terracciano*

L’improvvisa ed inattesa uscita di scena di Sergio Marchionne, che rattrista chiunque ne abbia valutato senza preconcetti le grandi capacità manageriali, dimostra che la FCA, con la prontezza delle decisioni prese in queste ore, sa stare in campo da protagonista al di là dei singoli, essendo ormai una solida realtà internazionale.
A Marchionne deve darsi atto di aver portato aventi con determinazione un concetto samplice, ma allo stesso tempo innovativo per il contesto in cui si era trovato ad operare all’inizio, ossia che quello che conta è raggiungere l’obiettivo, per cui, se le regole, scritte o liturgiche, vi si opponevano, non si cambiava obiettivo, ma si mirava a cambiare le regole, contando sulla ragionevolezza dei veri riformisti.
Per questa ragione, in un mondo all’epoca ingessato come quello delle relazioni sindacali e di poteri di veto (più presunti che reali), da subito fu bollato come il diavolo dai tanti conservatori con la bandiera di rivoluzionari (da salotto, degni epigoni di quelli con la erre moscia), che volevano mantenere liturgie e veti, incuranti di buttare così a mare i lavoratori di Pomigliano, ad esempio, uno stabilimento di fatto ormai morto, per il quale mancava solo l’orazione funebre.
Per fortuna non solo di quei lavoratori, ma del sistema paese, c’è stato chi ha accettato la sfida del cambiamento; chi ha voluto vedere se le carte erano vere o era solo un bluff, rischiando sulla propria pelle; chi ha anche convenuto di bypassare il Contratto Nazionale per farne uno nuovo, fuori dagli schemi usuali e da Confindustria. La Fim, con i suoi dirigenti ed il sostegno della Cisl, è stata determinante per un cambiamento davvero epocale, messo in campo da quest’uomo, serio e determinato, avversario sì, ma non nemico, che credeva fermamente in quello che progettava, che sfidava la legge di gravità perchè sembrava volesse volare.
I risultati si commentano da soli sia sul piano finanziario, che industriale ed occupazionale dell’azienda globale.
Dobbiamo riconoscere che grazie alle sfide accettate oggi FCA di Pomigliano è diventata leader in tutto il mondo ed è grazie agli accordi sottoscritti che è ripartita Fca in Italia e nel mondo. I lavoratori ci hanno dato fiducia e seguito, votando si al referendum.
Se avessimo ascoltato le cassandre oggi Pomigliano e Fiat in Italia non ci sarebbe.
Ed ora   è tempo di seppellire l’ascia di guerra e riconoscere di essersi sbagliati.
I lavoratori chiedono certezze occupazionali ed industriali per il futuro.
Questa è la nostra priorità, serve un sindacato Riformista, non antagonista superato dalla storia!
Oggi quell’uomo, che ha saputo coniugare strategie industriali innovative e aspetti sociali, giace in un letto di ospedale, e noi gli siamo umanamente vicini, per sostenerlo in questa cruciale battaglia della sua vita, dalla quale speriamo possa uscire vincitore.

*segretario generale della Fim Cisl Campania