Mare Adriatico: scoperta acqua dolce sotto il fondale marino, l’oro blu a portata di mano

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di Salvatore Vicedomini

La crisi idrica in Italia e nel mondo è un fenomeno in cui la disponibilità di acqua non riesce ad accontentare la richiesta costante della  collettività, con ripercussioni molto gravi in diversi settori delle attività umane. Questa emergenza, ormai diventata globale, non è solo limitata alle zone aride del nostro pianeta, ma può manifestarsi ovunque a causa della concomitanza di svariati fattori sia antropici che naturali, tra cui malagestione delle risorse idriche , aumento e sperpero del suo consumo oltre a periodi prolungati di siccità.  Benché le scarse precipitazioni possano considerarsi temporenee, il ripetersi regolarmente e l’incremento galoppante degli eventi meteorologici estremi, possono scatenare una crisi idrica strutturale, con conseguenze che si possono ripercuotere sulla ricarica delle falde acquifere, sulla fornitura dell’acqua potabile e sull’ampiezza dei corsi d’acqua. In Italia e nel mondo questa crisi idrica sta provocando notevoli danni idrogeologici e ambientali , certamente dovuta ad una crisi climatica sempre più marcata, ma allo stesso tempo sta creando non pochi disagi di tipo sociale, ambientale, economico e industriale.   A tal proposito l’urgente necessità di avere sempre maggiore disponibilità di acqua dolce, ha fatto si che l’interesse per questa risorsa sia cresciuto notevolmente . 

Negli ultimi anni gli studi geologici hanno fatto passi da gigante  e diverse indagini geofisiche hanno dato esiti incoraggianti con il rinvenimento di acque interstiziali a bassa salinità sotto i fondali marini di tutto il mondo; in parte queste scoperte sono avvenute durante le perforazioni effettuate per la ricerca di petrolio e gas.

Riguardo questo importantissimo tema, al congresso di Geoscienze di Padova sono stati presentati i primi dati del progetto RESCUE, per la mappatura di giacimenti di acqua dolce sottomarini sotto l’Adriatico e il Mare del Nord, che ha visto la partecipazione di OGS e coordinato dall’Università di Trieste, con la collaborazione di ricercatori maltesi, inglesi, e Norvegesi.          A tal proposito Angelo Camerlenghi, ricercatore in Geoscienze marine presso l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale OGS di Trieste, che ha diretto le ricerche di questo progetto, ha affermato: “grazie agli studi geologici effettuati già da tempo lungo questa zona continentale della costa dell’alto adriatico si sono individuate vaste riserve potenziali di acqua dolce, dalle coste romagnole fino al Friuli Venezia Giulia. Già negli anni 70,durante attività di perforazioni svolte per la ricerca di gas da parte di Agip, ovviamente a profondità maggiori rispetto a quelle dove  si prevede la presenza delle falde, e effettuando delle misurazioni standard nel foro di trivellazione, fu constatato che doveva esserci cospicua presenza di acqua dolce nei primi del 300-400 metri al di sotto del fondale marino. La prova di tale presenza era data dagli alti valori di resistività elettrica, misurati all’interno dei sedimenti, che è un indicatore di acqua meno minerale, come l’acqua dolce, in una zona che a quell’epoca era stata localizzata nell’alto Adriatico, all’incirca fuori dalla laguna di Venezia.  Altresì, i recenti studi scientifici sono stati svolti in quattro punti fondamentali delle nostre coste,- ha continuato  Angelo Camerlenghi – precisamente l’alto Adriatico sotto il Friuli Venezia Giulia, poi la zona del delta del Po’ studiata da ricercatori di Bologna, il terzo al largo Ionio tra la Sicilia e Malta, l’ultimo ha interessato il basso Adriatico tra la Puglia e l’Abruzzo. Indicazioni validissime , ma a tutt’oggi non è stato mai effettuato nessun sondaggio di campionamento del fondo marino per accertare la qualità e l’età di quest’acqua, perché nell’eventualità fossero di natura fossile, non dovrebbero essere utilizzate ”.

Ritornando al progetto RESCUE, il ricercatore dell’ OGS ha poi precisato: “dal punto di vista geologico la costa dell’Alto Adriatico  nell’ultimo periodo glaciale era costituita da una vasta estensione di pianure dove si incanalavano  diversi alvei fluviali.  Questa immensa pianura, ora attuale fondale marino, è stata esposta alle precipitazione per oltre 100mila anni, poi con lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello del mare è stata inondata ed è ora coperta da uno spessore di acqua marina. Da qui il nostro lavoro è iniziato con  un classico  approccio idrogeologico, partendo dalla piattaforma continentale della regione del Friuli Venezia Giulia e parte del Veneto, e andando a esaminare tutta la banca dati dei pozzi artesiani (circa 6000) censiti dalle Regioni. Abbiamo raccolto tutti i dati e creato un modello idrogeologico, sia della parte della terraferma che di quella oltre la linea di costa e basandoci su criteri geostatistici siamo riusciti a prevedere l’estensione di questo modello a circa 10-15 km oltre la linea di confine tra la terra e l’Adriatico.  Da questo modello si evince che non esiste nessuna ragione per poter affermare che le falde che sono sotto la terra ferma non si propaghino oltre la linea di costa al di sotto della crosta terrestre, fino a poter estendersi per quasi gran parte dell’Adriatico”.

Allacciandoci alle possibilità di là da venire per l’utilizzo di questa preziosa riserva Camerlenghi ha precisato: “è un tesoro nascosto che in prospettiva futura costituisce una risorsa strategica per le nuove generazioni, in considerazione del fatto che i cambiamenti climatici in corso faranno aumentare il fabbisogno di acqua dolce, e infatti ciò costituisce il motivo principale per cui svolgiamo questi studi. Quindi, oltre ad agire in primo luogo sul rinnovamento del sistema idrico attuale limitando le dispersioni e lo spreco di acqua, urge il bisogno di identificare sorgenti di acqua dolce non convenzionali , di cui fanno parte proprio le riserve d’acqua sotto i fondali marini vicino le lineee costiere e un poco oltre. L’idea è quella di fare delle stime per capire quante falde ci sono lungo le zone di facile accessibilità, e poi evitare che diventino merce di scambio ma conservarle come riserve strategiche in caso di periodi di estrema siccità, oppure utilizzarla per la produzione di energia derivante dall’idrogeno verde. Un ultimo aspetto – ha concluso Angelo Camerlenghi – riguarda le prospettive legali per l’utilizzo corretto di quest’acqua, dato che ad oggi queste riserve strategiche non sono prese in considerazione dalla  European water directory, perché prima non si sapeva esistessero acque sotto i mari.  Inoltre la marine strategy framework directive,  che costituisce lo strumento che se ne interessa, non ha una normativa adeguata per questa nuova riserva cruciale e di fondamentale importanza”. 

Certamente a breve si potrà accedere a questa preziosa risorsa sperando che si definiscano delle normative appropriate a questo bene fondamentale per l’intera umanità, considerando che l’acqua deve ritenersi un bene gratuito per tutto il genere umano.