Margherita Sarfatti, oltre gli stereotipi: un libro di Mattioli. Peppe Leone ne discute con l’autore

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In foto il dibattito con Peppe Leone e Massimo Mattioli

Lo scorso 9 agosto, sul far della sera, ha aperto al pubblico, nel centro storico di Morcone (Bn), la mostra d’arte contemporanea Imago Murgantia. Attraverso la sfida messa in campo dai curatori, Azzurra Immediato e Massimo Mattioli, dalle istituzioni e dallo sponsor ufficiale, insieme con i cinque artisti protagonisti, Ilaria Abbiento, Anuar Arebi, Gino D’Ugo, Giovanni Gaggia ed Anna Rosati, la mostra intende proporsi come momento di ricodificazione dello spazio urbano, della fruizione e della partecipazione collettiva. È così che, all’indomani dell’opening, è seguito un evento collaterale, la presentazione del libro “Margherita Sarfatti. Più” scritto da Massimo Mattioli, edito dalla Manfredi Ed. Dopo la prima ufficiale nel gennaio passato, Morcone e l’Auditorium di San Bernardino, sono stati il luogo prescelto per far conoscere lo scritto. L’autore, uno dei co-curatori della esposizione sannita, ha scelto di intraprendere un felice dialogo con Giuseppe Leone, artista e già professore accademico campano, con il quale abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche riflessione. Leone, afferma che “la scelta di Mattioli d’affrontare lo studio di Margherita Sarfatti è stata certamente coraggiosa. L’autore ha intrapreso un percorso molto impervio, controcorrente, valicando quelli che sono i limiti imposti da una certa storiografia”. La figura di Margherita Sarfatti, invero, è affrontata, nel pamphlet biografico, con la volontà di uscire dalle etichette di genere e di allontanare la figura di quella che può senza dubbio esser definita la prima critica d’arte in senso moderno e reale al mondo, dal discutibile legame con Benito Mussolini, liaison che ne ha determinato l’obnubilamento dalla storia, dall’arte e dalla cultura. 120 pagine che riprendono la vita della Sarfatti laddove i più grandi storici e critici del secondo ‘900 hanno deciso di porre un veto. Mattioli opera per svelamento e Giuseppe Leone segue tale ragionamento sul filo di quel che è il solco della memoria collettiva. Legandosi, per casualità e causalità ad una delle opere presenti in mostra – “La negazione della memoria” di Gino D’Ugo – dalla discussione è emersa una delle principali caratteristiche che contraddistinguono anche la mostra Imago Murgantia. Ancora Leone afferma: “Questa mostra, alla quale partecipano artisti che già conosco – come la Rosati, con cui ho avuto il piacere di collaborare più volte a VinArte – esemplifica una ricerca curatoriale che si fonde con il concetto di un luogo, l’Auditorium d San Bernardino, antico edificio ecclesiale oggi laica rivisitazione architettonica su innesti cinquecenteschi che si propone come quel che chiamo ‘contenitore di contenuti’, ovvero pienezza culturale contemporanea, capace di colloquiare con il passato.

Ecco, dunque, come la memoria si rinnova, si propone alle generazioni future.” In tal senso, la figura di Margherita Sarfatti – “La prima donna al mondo ad affermarsi strutturalmente nel ruolo di critica d’arte, la teorizzatrice di una linea identitaria per l’arte italiana, l’ideatrice di un movimento oggi rivalutato come il Novecento Italiano, la promotrice del contemporaneo italiano sulla scena internazionale con decine di mostre in importanti capitali europee e americane, è stata per decenni rimossa dalla memoria e dalla storiografia” si legge nel comunicato dell’autore – si ritrova, secondo Leone, ad essere una figura chiave di quella “Storia del Fare che appartiene ai coraggiosi”. Dunque, “Margherita Sarfatti. Più”, non è una semplice ricostruzione od una biografia intrisa di dettagli sulla vita privata della protagonista, tutt’altro: è focalizzazione su una intelligenza rara, rimossa dal ‘900 e che, degnamente, invero, deve riconquistare il pubblico, ponendo il vero ruolo di Margherita Sarfatti nel posto che le compete. Massimo Mattioli, appoggiandosi a testimonianze e a documenti spesso inediti, tenta di restituire la giusta dimensione ad una studiosa che, quando giunse al fatidico incontro con l’uomo che ne segnerà i destini, ha già costruita la sua solida identità di giornalista, scrittrice, teorica e critica d’arte, animatrice – con il suo salotto – della vita culturale prima di Milano poi di Roma e che, oggi, può e deve, ritrovare la sua identità personale.