Mariano D’Antonio, una perdita per la comunità della scienza, della comunicazione e della politica attiva e responsabile

in foto Mariano 'Antonio

(testo rivisto e aggiornato) Mariano D’ Antonio lascia la comunità scientifica, quella della comunicazione, quella della politica vissuta attivamente e responsabilmente. Condoglianze alla moglie Liliana Bàculo, anche lei intellettuale economista.     

Ildenaro.it del 5 gennaio 2024, tra i primissimi della comunicazione, ha dedicato parole di cordoglio per la fine dei giorni del prof. Mariano D’Antonio.  

Questa Redazione ha dedicato il seguente titolo: Addio a Mariano D’Antonio, economista e appassionato studioso del Mezzogiorno. Aveva 85 anni 

“È morto a Napoli all’età di 85 anni l’economista e insigne meridionalista Mariano D’Antonio. Assessore comunale nella giunta guidata da Maurizio Valenzi, a cavallo nella prima metà degli anni Settanta, e poi, negli anni Duemila, assessore regionale alle finanze ed alla programmazione negli ultimi due anni della presidenza Bassolino, D’Antonio era nato a Napoli nel 1938. Così Antonio Bassolino lo ricorda sui social: “Grande dispiacere e tristezza per la scomparsa di Mariano D’Antonio: docente universitario, economista, meridionalista. Mariano è stato assessore con Valenzi sindaco in Comune e assessore con me presidente in Regione. Lo ricordo con stima ed affetto: un abbraccio ai familiari”.
Professore ordinario di Economia dello sviluppo nell’Università di Roma Tre. Ha insegnato anche nelle Università di Napoli “Federico II” e di Roma “La Sapienza”. Autore di pubblicazioni in materia di sviluppo economico, con particolare riguardo al Mezzogiorno d’Italia, ha ricoperto anche incarichi amministrativi: ha fatto parte del Consiglio di amministrazione della Cassa per il Mezzogiorno (anni 1976/‘77), è stato assessore del Comune di Napoli (anni 1980/‘81), è stato vicepresidente della società pubblica Sviluppo Italia (anni 1990/‘91), ha partecipato al Comitato scientifico del Ministero del Bilancio e della Programmazione economica (anni ‘80), è stato componente del Comitato Tecnico-Scientifico della Regione Campania (nel 1992 e poi negli anni 2004/2006). Iscritto nell’albo dei pubblicisti dell’Ordine dei giornalisti della Campania, ha collaborato con quotidiani e riviste. 

In questo blog colgo l’occasione di riferirmi solo a qualche esperienza cognitiva, per dire professionale e personale nei rapporti con Mariano, riservandomi di ritornare sul tema in questa sede. Dal 1967 fui assistente di statistica alla Facoltà di Economia della Federico II e sviluppai una tesi a contenuto di statistica economica, di contabilità nazionale, riferentesi alle procedure di stima del Prodotto interno lordo italiano. Il contatto reciproco tra me e Mariano D’Antonio fu immediato, anche se non era stato mio docente, avendo fatto, assieme ad altre generazioni di studenti, il “pieno” di più corsi curriculari con il prof. Giuseppe Palomba sui “valori morali e sociologia del sottosviluppo”, che furono contenutisticamente, per molti versi, antesignani dei corsi attuali della sostenibilità, ed altri dedicati alla programmazione matematica della ricerca operativa. Mariano D’Antonio si era dedicato, da subito, alla microeconomia ed alla macroeconomia e quando vi furono occasioni di incontro, lo giudicai attento a dedurre, pur nella varietà degli approcci di studio di cui molto frequentemente si discuteva, come si andava a planare l’impatto della formazione universitaria sull’apprendimento delle competenze e del loro impiego sul mercato del lavoro di un laureato in economia, pur essendo i laureati con un cassetto di attrezzi diverso. E ciò non era limitato solo alle discipline economiche del piano di studio, e qui sottolineo l’importante presenza di Massimo Marrelli e Domenico Antonio Fausto, ma anche a quelle aziendali, delle ottime scuole di Amodeo-Viganò-Cianniello (economia aziendale),  di Sicca-Sciarelli (economia e gestione delle imprese) e di Sassi-Fiore (tecnica bancaria), e non mi soffermo ora sull’area matematico-statistica che era stata oggetto di vari incontri diretti all’adeguamento dei contenuti delle discipline per migliorare la transizione scuola-lavoro sul fronte degli studenti e su quello delle imprese. Va sottolineato che Mariano d’Antonio aveva ottimi rapporti con il collega Salvatore Vinci, altro noto economista meridionale, che aveva coperto l’area econometrica e più direttamente legato al prof. Augusto Graziani, quindi al Centro di specializzazione Economico-Agrario della facoltà di Agraria di Portici. Mariano ed anche Salvatore ebbero occasione e modo di parlare di trasferirmi su un nuovo settore scientifico-disciplinare contiguo alla statistica, al quale veniva riservato solo un contenuto metodologico. Infatti, alla prima tornata dei concorsi di associato, mi inquadrai su questa nuova disciplina e fu così che successivamente alla chiamata in cattedra cambiai anche Ateneo, “trasferendomi” presso l’Istituto Universitario Navale, che aveva, di fatto, un piano di crescita che andai a rinforzare per farlo diventare una universitas studiorum, dando un contributo significativo al decongestionamento delle università dell’area metropolitana di Napoli.  

Quando feci il passo di incanalare i miei sforzi ed i miei interessi verso le esperienze descritte nella denominazione di questo blog de il denaro.it, Mariano fu sempre pronto a darmi ottimi consigli mirati e disposto ad incoraggiarmi.       

Qui di eseguito riporto due “pezzi”:  

  • Il primo “pezzo, redatto da Laura Ceci nell’ambito della Scuola di giornalismo del Suor Orsola Benincasa di Napoli, è la presentazione di un evento svoltosi presso il medesimo Ateneo in cui Mariano si pone il problema se la “Questione meridionale è un termine ormai decaduto, con l’annessa risposta: “La verità è che la politica non ha saputo far crescere l’economia del Sud a sufficienza”.(qui) 

Al Suor Orsola, D’Antonio legge la questione meridionale
“Questione meridionale è un termine ormai decaduto. La verità è che la politica non ha saputo far crescere l’economia del Sud a sufficienza”. Mariano D’Antonio ha le idee chiare sul tema che è tornato a occupare un posto di rilievo nell’agenda politica del Paese. Venerdì 20 giugno 2008, alle 15.30, all’Università Suor Orsola Benincasa, presenterà il Quaderno di economia italiana “Il Mezzogiorno”, edito da Unicredit, di cui ha curato la pubblicazione. Oltre all’economista e assessore regionale al Bilancio e alla Programmazione, interverranno il preside della facoltà di Lettere del Suor Orsola,Piero Craveri, l’editore di “Economia italiana” e “Review of economic conditions” Paolo Savona, il direttore generale di Unicredit Banca di Roma Alessandro Cataldo, il docente dell’Università di Firenze Piero Barucci, il presidente della Mostra d’Oltremare Raffaele Cercola, il vice-presidente per il Mezzogiorno di Confindustria Cristiana Coppola e il docente dell’University of Georgia Carlo Pelando. 

Qual è il significato di questo Quaderno?
“Il volume fa il punto sul passaggio cruciale della politica sul Mezzogiorno. Ripercorre la fase dell’intervento straordinario durato dal 1950 al 1993 per passare alla politica dell’ultimo decennio”. 

È la fotografia di una nuova realtà?
“È il ritratto delle nuove politiche che hanno per protagonista la Commissione europea. Si tratta di verificare se le tante promesse fatte siano state mantenute”. 

C’è un futuro per il Mezzogiorno?
“Finora pochi interventi sono andati a buon fine. Per colpa di una politica insoddisfacente le distanze tra Nord e Sud si sono acuite anziché ridursi”. 

Il nuovo governo rispetterà gli impegni presi per il Mezzogiorno?
“L’esecutivo ha pochi giorni di vita. Presenterà a breve un documento di programmazione finanziaria. È prematuro parlarne. Aspettiamo”. 

Il secondo “pezzo ”redatto da Franco Pelella, dell’editore il Rubettino , in cui Mariano d’Antonio si “propone”  come economista meridionale che coraggiosamente fustiga i meridionali

L’economista Mariano D’Antonio ha curato la pubblicazione di un libro sul Mezzogiorno (Chi ha cancellato la questione meridionale? Rubbettino, 2015). All’interno del libro ci sono saggi di vari autori (Matteo Marini, Sonia Scognamiglio, Annalisa Marini, Antonio Russo, Lucia Cavola, Achille Flora, Giovanni Laino, Francesco Pastore, Sara Gaudino, Giuseppe Leonello, Roberto Celentano) ma i due saggi più interessanti sono quelli firmati dallo stesso Mariano D’Antonio. Egli da meridionale si schiera coraggiosamente contro i gravi vizi e difetti dei meridionali e contro chi tende a sottovalutarli. L’originalità delle opinioni del professor D’Antonio sta, secondo me, soprattutto nel fatto che egli evita di accusare, come fanno tutti, solo le classi dirigenti per l’arretratezza del Sud ma coinvolge nel suo giudizio negativo tutti i ceti e le classi sociali. Egli, poi, giustamente si schiera per l’attivazione di politiche “premiali” per il Sud, di politiche cioè tendenti a compensare le amministrazioni e le aziende che hanno comportamenti virtuosi e a penalizzare chi non utilizza bene le risorse pubbliche disponibili. All’interno dell’Introduzione il professor D’Antonio fa delle affermazioni forti ma documentate, che sottoscrivo. Egli scrive che: 1) Non basta solo rivendicare maggiori risorse per la popolazione meridionale ma occorrerebbe anche giustificare adeguatamente queste richieste. 2) Le statistiche sfavorevoli ai meridionali sono impietose. 3) Aumenta il vittimismo dei meridionali nei confronti dei settentrionali. 4) Lo scarso senso civico di molti meridionali è effetto e concausa dell’insufficiente sviluppo. 5) Nel Mezzogiorno i rapporti tra cittadini e amministrazioni pubbliche sono spesso inquinati da pratiche corruttive, estorsive e dall’abuso d’ufficio, più di quanto accade altrove. 6) Buona parte dell’odierna irrilevanza della questione meridionale è da attribuire ai meridionali stessi, ai loro comportamenti, al loro opportunismo sociale. 7) Le regioni meridionali occupano le ultime posizioni in Europa per la qualità del governo regionale. All’interno del primo saggio, intitolato La coesione tra Nord e Sud d’Italia, ieri, oggi e in futuro, egli scrive, inoltre, che: 1) L’impulso della crescita aumenterebbe qualora le risorse pubbliche dirottate verso il Mezzogiorno fossero ulteriormente decurtate, quasi che la scarsità di finanziamenti dello Stato fosse condizione necessaria e sufficiente per indurre gli amministratori locali e il ceto politico a praticare il buon governo e per introdurre nei gruppi sociali stimoli alla sobrietà e all’intraprendenza, al far da sé generando una specie di selezione virtuosa dei talenti privati. 2) Nel Mezzogiorno c’è scarsa fiducia tra le persone ma essa è necessaria perché la fiducia facilita la divisione del lavoro che promuove lo sviluppo economico, consolidando i rapporti di fiducia tra i cittadini. 3) Gli economisti, in particolare quelli che spingono per una ripresa del Mezzogiorno affidata al bilancio dello Stato e agli investimenti pubblici, sottovalutano il ruolo dei fattori cosiddetti immateriali dello sviluppo economico. 4) Gli economisti che sostengono le virtù benefiche di un bilancio pubblico espansivo al fine di evitare le crisi dell’economia capitalistica, i cosiddetti economisti keynesiani all’italiana, trascurano le condizioni politiche e istituzionali concrete in cui le loro ricette teoriche si calano nel nostro Paese. 

Una mia personale considerazione finale sul secondo tema:  a Mariano D’Antonio non gli apparteneva la tattica di organizzare il tiro di fuoco sulle categorie ritenute responsabili del fallimento del Mezzogiorno, o meglio da “considerare utilmente tali”, né per coprire ritirate da azioni fallimentari, né costruire rattoppi che avrebbero pregiudicato la pedagogia della partecipazione politica, partitica e civile. “Che il peso della terra gli sia lieve!!!”.  Claudio Quintano