Marta Russo, 20 anni fa il delitto

274

Roma, 8 mag. (AdnKronos) – Sono trascorsi 20 anni dalla mattina del 9 maggio 1997 quando, in un viale dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, Marta Russo, una studentessa di 22 anni, viene uccisa da un colpo di pistola. A venti anni di distanza dall’omicidio, quali misteri si nascondo intorno a quello sparo all’Università? Un’incredibile vicenda umana e giudiziaria che ha portato alla condanna di Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, che verranno arrestati un mese dopo l’omicidio e che per quell’omicidio verranno condannati dopo cinque gradi di giudizio.

Ma molte domande resteranno per sempre senza risposta: perché hanno sparato? Chi sono i testimoni che li hanno visti compiere questa follia? Un giallo cominciato il 9 maggio 1997 e conclusosi il 15 dicembre 2003, quando la Corte di Cassazione ha emesso la sentenza definitiva di condanna per Scattone e Ferraro. Ecco le tappe della vicenda:

– 9 MAGGIO 1997: Marta Russo, 22 anni, studentessa di giurisprudenza, viene colpita da un proiettile alla testa mentre passeggia con l’amica Iolanda Ricci in un viale dell’Universita’ ‘La Sapienza’ di Roma.

– 14 MAGGIO 1997: La studentessa viene dichiarata clinicamente morta e i genitori danno l’assenso alla donazione degli organi.

-12 GIUGNO 1997: Scattano i primi arresti: il professor Romano Bruno, direttore dell’Istituto di Filosofia del diritto, finisce agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento. Due giorni dopo Gabriella Alletto, la segretaria dell’Istituto che diventerà la teste chiave, accusa del delitto i ricercatori Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro e l’usciere Francesco Liparota. I tre vengono arrestati con l’accusa di omicidio volontario.

– 17 GIUGNO 1997: Nuovi arresti: Maurizio Basciu, direttore della biblioteca dell’Istituto e la segretaria Maria Urilli finiscono ai domiciliari per favoreggiamento.

– 20 APRILE 1998: Si apre il processo davanti alla corte d’Assise di Roma.

– 1 GIUGNO 1999: Scattone viene condannato a 7 anni per omicidio colposo e porto d’armi e Ferraro a 4 anni per favoreggiamento. Assolti tutti gli altri.

– 3 MAGGIO 2000: Si apre il processo di secondo grado.

– 7 FEBBRAIO 2001: In appello Scattone è condannato a 8 anni di reclusione per omicidio colposo, Ferraro a 6 per favoreggiamento e Liparota a 4 per lo stesso reato.

– 6 DICEMBRE: La prima sezione penale della Corte di Cassazione annulla tutte le condanne rinviando il caso alla Corte d’assise d’appello.

– 15 OTTOBRE 2002: Comincia il nuovo processo davanti alla Corte d’assise d’appello di Roma, alla quale toccherà stabilire se i tre imputati sono responsabili della morte di Marta Russo.

– 30 NOVEMBRE: La Corte d’assise d’appello riduce gli anni di pena per i tre imputati: 6 per Scattone, 4 anni e 6 mesi per Ferraro e 2 anni per Liparota.

– 5 DICEMBRE 2003: Si apre il processo davanti alla Cassazione, che per la seconda volta è chiamata a valutare il caso. Ma il presidente Guido Ietti rinvia la decisione per il protrarsi delle arringhe delle difese. ”Serve un nuovo processo”, chiedono i legali di Ferraro, che denunciano ”un’operazione giudiziaria degna della Lubianka”.

– 15 DICEMBRE 2003: Dopo più di 6 anni e 7 mesi dall’omicidio di Marta Russo, la quinta sezione penale della Cassazione emette la sua sentenza: con la condanna a 5 anni e 4 mesi per Giovanni Scattone (erano 6 anni in appello), a 2 anni e 3 mesi per Salvatore Ferraro (erano 4 anni e sei mesi) e con l’annullamento della condanna a 2 anni per Francesco Liparota, la Suprema Corte chiude il caso.