Martone-Pink Floyd, la differenza è nella tecnica espositiva

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Una retrospettiva dell’opera di Mario Martone al Museo Madre. Sì, Mario Martone il regista de “ il giovane favoloso” e tanti altri film, tutti di successo. Un vero e proprio collezionista di premi. Un regista esposto in un museo, ci sarà da divertirsi! L’aspettativa sale moltissimo immaginando di entrare in sintonia con il cinema, di vivere sulla propria pelle le immagini viste sullo schermo. In fondo si espone l’opera di un regista che, per mestiere, provoca emozioni. L’asticella delle aspettative sale di livello. Al centro della sala buia c’è una pedana. Su di essa trentasei sedie girevoli, ognuna di esse è collegata ad una cuffia con accesso diretto ai canali audio corrispondenti a quattro schermi. Lo spettatore orienta l’attenzione girando la seduta per seguire alternatamente l’andamento delle proiezioni del film e coglie le singole immagini e le possibili connessioni visive o tematiche tra di loro. La testa gira un po’, ma si può fare. Emozione? Si resta in attesa.
Londra, 2017, un anno fa. “Their Mortal Remains”, la prima retrospettiva sui Pink Floyd, al Victoria & Albert Museum. In comune con la retrospettiva di Martone la scelta di un luogo d’arte: un museo. Tanto materiale d’archivio, cimeli e chicche varie. Costo della mostra a Londra: 24 euro. Costo di quella napoletana: ingresso libero. La similitudine delle due retrospettive si blocca inesorabilmente davanti a questo dato ineccepibile. Il costo per la visita, anche intuitivamente, ci racconta due diverse manifestazioni, due differenti offerte al pubblico. Eppure si tratta di personaggi dello spettacolo. Si fa presto a sottolineare la differenza tra rock e cinema impegnato, tra Pink Floyd e Martone. …C’è tutto un mondo intorno….fin che la barca va, e via con la saga dell’ovvietà. Eppure entrambi, nella loro diversità, creano emozioni. Con la musica o con un racconto. Se il rock è dirompente e scuote con violenza gli animi, la costruzione cinematografica li solletica, li provoca con un gioco intellettuale che poi diventa emozione. Accertata, per la pace di chi aveva qualche dubbio, la profonda differenza tra i soggetti in retrospettiva, è necessaria ora una riflessione sui metodi d’esposizione. Capovolgiamo le tecniche d’esposizione.
Immaginiamo che la pedana con sedie girevoli usata per il film su 4 schermi di Martone fosse stata adoperata per la proiezione in sincrono di alcuni pezzi dei Pink Floyd. Un macello di suoni e colori ma, in fondo, una noia infinita. Appollaiati e costretti sulla pedana per vedere ciò che you tube offre tutte le versioni e tutte le salse. Chi avrebbe speso 24 euro per questo? Forse solo qualche amatore desideroso di farsi devastare anima ed orecchie da quattro musiche diverse, che però gli avrebbero permesso letture in parallelo.
Strepitoso, lo strepitio. Immaginiamo poi le nove ore di film flusso di Martone mostrate in una visione tridimensionale che permettesse al visitatore di entrare nel film, di rapportarsi col giovane Leopardi, di godere delle luci e degli ambienti di scene e situazioni diverse.
Emozionarsi nel viverle e cogliere la differenza tra i vari film nella differenza delle emozioni provate. Il visitatore avrebbe pagato senza battere ciglio. C.V.D. Come volevasi dimostrare, avremmo scritto se avessimo dimostrato un teorema matematico. Nella gestione dei beni culturali non ci sono teoremi, c’è però una tecnica complessa che bisogna saper adoperare. Il tema di una mostra è sicuramente importante, ma saper provocare emozioni, rendere la visita ad una mostra un esperienza unica da ricordare e da voler ripetere, non è casuale. Nei paesi anglosassoni si presta molta attenzione a questo aspetto della gestione che favorisce l‘autonomia economica dei beni culturali. Da noi una sedia girevole è ancora un guizzo d’inventiva.