Massacro del Circeo, Izzo: “Uccidemmo una 17enne sul Trasimeno”

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Roma, 25 mag. (AdnKronos) – Il mostro del Circeo, Angelo Izzo si sarebbe autoaccusato anche della morte di un’altra ragazza. Avrebbe dichiarato di aver rapito e ucciso con la sua banda anche Rossella Corazzin, la ragazza pordenonese di San Vito al Tagliamento, sparita il 21 agosto 1975 dai boschi di Tai di Cadore, mentre era in vacanza. Gli atti, trasmessi ieri alla procura di Perugia da quella di Belluno sulle nuove dichiarazioni rese dal mostro del Circeo, non sono ancora stati analizzati dai magistrati perugini. Izzo ha infatti sostenuto che la ragazza scomparsa nel 1975 sarebbe stata uccisa nella zona del lago Trasimeno. Dichiarazioni sul presunto rapimento e omicidio della giovane, Izzo le aveva fatte anche due anni fa e allora, i magistrati perugini, decisero di archiviare l’inchiesta perché non vennero trovati riscontri alle sue parole. Izzo è detenuto nel carcere di Velletri, dove sta scontando la pena per il duplice omicidio di Ferrazzano.

Dopo aver ricevuto una lettera da Angelo Izzo, i pm della Procura di Roma lo ascoltarono nel settembre del 2016 in merito a varie dichiarazioni che il massacratore del Circeo voleva rendere pubbliche. In relazione al presunto rapimento e uccisione di Rossella Corazzin i magistrati capitolini inviarono gli atti alla Procura di Belluno. In quell’occasione, parlando coi pm romani, Izzo parlò di una serie di fatti, fra cui anche presunti fatti di sangue avvenuti nella Capitale negli anni ’70 e la procura, dopo aver svolto accertamenti, denunciò Izzo per calunnia e autocalunnia, ritenendo le sue dichiarazioni non credibili. 

La minore, scelta perché era vergine, secondo quanto riferito da Izzo, sarebbe stata sequestrata dalla banda di criminali romani in vacanza in Cadore e portata sul lago Trasimeno nel perugino. Lì sarebbe stata violentata dal branco di 10 uomini e uccisa.

“La notizia produce un enorme dolore, non oso immaginare quello dei familiari di questa povera ragazza” dice all’Adnkronos Donatella Papi, moglie di Angelo Izzo. “Non commento però per dare attendibilità a ciò che viene divulgato bisogna sentire gli inquirenti e se il fatto è stato già archiviato mi rifiuto di parlarne”. “Parlare di queste cose, senza che ci sia l’attendibilità indispensabile – conclude Papi – uccide la gente”.

Un mese prima il massacro del Circeo nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975, quando Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido picchiarono, violentarono e annegarono una studentessa di 19 anni, Rosaria Lopez, e ridussero in fin di vita una sua amica di appena 17 anni, Donatella Colasanti, che riuscì a salvarsi solo facendosi credere morta.

Trent’anni dopo, nel 2005, Izzo si rese responsabile di altri due omicidi: quello di Maria Carmela Limucciano e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, esponente della Sacra Corona Unita. Izzo, divenuto amico del boss in carcere a Palermo, si era conquistato la fiducia delle due donne, e, non appena ottenuto dai giudici il permesso di uscire dal carcere, le uccise e le seppellì in una villetta a Ferrazzano in provincia di Campobasso.

“All’epoca, quando avevamo contatti, non mi parlò mai di questo omicidio avvenuto in Cadore” dice all’Adnkronos l’avvocato Enzo Guarnera, in passato legale di Angelo Izzo. “Mi appare strano perché in quegli anni avevamo un buon rapporto sul piano difensore-cliente e ritengo che me lo avrebbe raccontato. Poi tutto è possibile ma resto perplesso e sorpreso di questo fatto nuovo che avrebbe commesso”. L’avvocato spiega di aver avuto l’ultimo contatto con Izzo “5-6 anni fa. Voleva la revisione della condanna per il duplice omicidio di Ferrazzano, io aspettavo una sua memoria con delle indicazioni concrete per rendere plausibile la richiesta di revisione e da allora non ho più ricevuto comunicazioni. Non conosco la sua attuale posizione, non so nemmeno se sia ancora detenuto a Velletri”.