Matrimonio Comune di Napoli – airbnb. E le imprese locali stanno a guardare

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C’è qualcuno dei nostri imprenditori che a febbraio passeggiava per le strade di San Francisco California? C’è forse qualcuno che ha pensato di fare capolino al grande meeting organizzato da Airbnb per tutti i suoi host o aspiranti tali? Presenti o assenti che siano stati i napoletani, si è parlato di noi. La grande società, infatti, sta stipulando un accordo con il Comune di Napoli per collegare l’ospitalità dei tanti b&b e case vacanza nati in città ad un servizio di guide specializzato in visite mirate alle tante particolarità del nostro territorio. Non solo musei dunque, ma vere e proprie esperienze di enogastronomia, ciclismo, artigianato. Se fossimo il disneyano papero Rockerduck potremmo mangiarci il cappello. Mentre la politica teoricamente incita allo “ scatto di reni” delle nostre imprese, di fatto agisce in favore di uno scatto di nervi, specie per chi sostiene da tempo il profondo legame tra turismo e cultura e la necessità di un rinnovamento della gestione del settore. E mentre c’è chi ancora fa filosofia sulla sacralità intoccabile della funzione visita ai luoghi del turismo e della cultura, ecco che i fattivi americani ci mostrano ancora una volta il famoso know how.
Come si fa. Va benissimo. Insomma. Almeno imparassimo qualcosa. I turisti che sceglieranno un alloggio attraverso airbnb avranno la possibilità attraverso la piattaforma, di acquistare esperienze. Intrigante. La formazione del nuovo personale da dedicare all’impresa sarà fondamentale e senza dubbio basata sui principi dell’interpretazione.
Facciamo un esempio. Se il turista acquistasse un esperienza legata all’artigianato di Vietri non acquisterebbe il tempo di un personal shopper del settore che potrebbe guidarlo all’acquisto del ricordino, con ogni probabilità invece con il suo voucher potrebbe essere introdotto al metodo di realizzazione delle ceramiche, potrebbe imparare qualcosa sui materiali, i colori, le procedure e magari mettersi alla prova. Cinquanta euro ben pagati dal turista che metterebbero in azione anche un indotto di proporzioni interessanti.
Frantumando il cristallo protettivo della teca delle visite museali, esperti d’arte ma anche di tecniche pittoriche, di scultura, fotografia potrebbero far vivere al visitatore di una mostra l’esperienza dell’artista nella realizzazione dell’opera. Nel 1997 durante l’esperimento alla Casina Vanvitelliana, sfruttando la frequentazione del luogo degli antichi autori di gouache, un vero pittore, nel giardino della struttura, realizzava piccole gouache mescolando ai colori la colla arabica, e ne spiegava motivi ed effetti ai turisti che erano poi ben contenti di acquistare i quadretti ricordo. Quale offesa alla struttura? Solo un buon indotto che è durato per qualche tempo anche dopo la fine dell’esperienza. Continuiamo pure a sventolare il vessillo del pericolo sulla nave dell’imprenditoria, godiamoci pure, come la cicala di Fedro, i proventi minimi (perché casuali e non conseguenziali a politiche mirate) di un forte afflusso turistico piovuto in città per condizioni non dipendenti dal nostro agire. Prima o poi, e l’accordo di Airbnb col Comune di Napoli lo dimostra, tutta la gestione dell’attività turistico culturale sarà appannaggio di chi ne conosce i modi e i vantaggi. Sembrerebbe che il Comune abbia pensato a questa soluzione per monitorare le strutture che agiscono in questo campo evadendo però il fisco. No comment sull’argomento. Ciò di cui forse però l’ente comunale non si è reso conto è dello strumento grandissimo offerto a airbnb. Avrebbe potuto stringere una collaborazione formativa, aiutare le imprese ad apprendere il know how ed abbattere il peso fiscale sulle strutture impegnate nel settore. L’emersione dal nero sarebbe ugualmente avvenuta. Usque tandem governo nostro?