Maurizio Sarri deve aver preso qualche cattivo esempio dal suo Presidente!

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Maurizio Sarri deve aver preso qualche cattivo esempio dal suo Presidente! Chi non ricorda Aurelio De Laurentiis “scappare”, letteralmente sul sedile posteriore di un motorino, preso al volo, senza casco, per protestare contro la compilazione del calendario di quella annata, oppure alcune altre “memorabili” dichiarazioni, per la gioia di Fiorello, che del personaggio fece imitazioni esilaranti!? Per fortuna, Sarri, a differenza del Presidente suo, ha saputo scusarsi della sua grave caduta di stile, perché di questo si tratta e di niente altro. Certo, resta un sospetto fondato: Mancini, offeso ed  infuriato, non ha voluto chiudere la questione sul campo, come in genere avviene in questi casi, ed ha pensato di farne oggetto di una improbabile accusa di omofobia. Forse per marcare la sua superiorità, almeno sul piano civile, a fronte della rozza sfrontatezza di uno “oscuro” allenatore di provincia, che aveva osato stargli davanti, non per stipendio (sarebbe stato difficile superare quello faraonico di Mancini!), ma per qualità e bellezza di gioco del suo Napoli. E per classifica. Almeno per ora!

 

Il Corriere della Sera di martedì 19 gennaio, insieme a tanta parte della stampa, ci informa che “I sessantadue miliardari più ricchi del Mondo concentrano nelle loro mani risorse pari a quelle messe insieme dalla metà più povera della popolazione del Pianeta”. Una enormità: sessantadue persone soltanto sono alla “pari” con il reddito di milioni, se non di miliardi di altre persone. In Italia, nel nostro piccolo, il 10% della popolazione detiene un reddito pari a quello del 50%, se ricordo bene le statistiche. Una diseguaglianza insopportabile! In questo tempo di crisi i ricchi sono diventati sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri: questa è la denuncia costante di Papa Francesco! E qui si nota la debolezza degli Stati, rispetto ai quali la grande finanza fa il bello ed il cattivo tempo, di cui a tutti i marchingegni, che presiedono all’andamento delle Borse e dei tassi. E le crisi le pagano sempre di più le classi meno abbienti. Non saranno, purtroppo, le accorate denunce di Papa Francesco a determinare una più equa distribuzione delle ricchezze. Magari, come già accade, anche se di rado, qualcuno di questi “paperoni” penserà di salvarsi l’anima con qualche beneficenza, ben propagandata. Con buona pace dell’insegnamento Evangelico: “la mano destra non sappia quello che fa la mano sinistra”!

 

Matteo Renzi ha lanciato un bel macigno nello stagno delle Istituzioni Europee, sempre ben protette da mille regole e dagli eterni burocratismi, sui quali la sua verve, inizialmente ingenua, si è infranta, non riuscendo ad incidere in nessuna maniera. Certo, Renzi dice cose giuste ma ha sicuramente due punti deboli: 1) l’Italia, non spende, e non spende bene, le risorse Comunitarie, che lei stessa finanzia lautamente; come si sa, molte di quelle tornano a Bruxelles,  appannaggio di quei Paesi virtuosi, nei confronti dei quali, in tal modo, il gap dell’Italia aumenta. E qui Juncker, e la Commissione, non c’entrano; 2) Matteo Renzi sembra un lupo solitario che ringhia contro il Mondo: non è riuscito a fare alleanze ed il suo Partito, il PSE, non lo sostiene, salvo che con il suo Capogruppo Gianni Pittella; non lo sostengono sicuramente i Paesi a guida socialista, a cominciare dalla Francia di Hollande. In Europa, senza alleanze forti non si va da nessuna parte! Si pone quindi un problema Politico! Renzi ha cambiato Ambasciatore a Bruxelles, non con un diplomatico di carriera ma con il fido Carlo Calenda, che, lui si augura, non faccia la fine della Mogherini, riapparsa!, perfettamente allineata con Juncker. Forse da questa nomina di un politico di professione si può ricominciare a tessere la tela, dopo che la strategia muscolare non ha prodotto effetti. Certo, al momento, per finalità interne ed elettorali, stanno prevalendo i nazionalismi rispetto a valori e a principi. A prescindere dalla contingenza, non era questa l’Europa che avevano vagheggiato i Padri Fondatori.

 

Ma chi ha detto che Ettore Scola è morto?! Vive, e per sempre, nelle sue opere, nei suoi capolavori! Come Luchino Visconti, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Ermanno Olmi, Francesco Rosi! E poi: “Una giornata particolare” è poesia purissima! Ha fatto bene Ettore Scola a non volere funerali, ma una festa alla Casa del Cinema per l’ultimo saluto.