MBioTracker, arriva la nuova applicazione per evitare il “burn out” sul lavoro

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(foto da Pixabay)

Come prevenire efficacemente il rischio di esaurimento sul lavoro? Da un’indagine condotta da un team internazionale di scienziati dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) e del Politecnico di Madrid (UPM) nasce una possibile soluzione: lo sviluppo di un’app, chiamata MBioTracker. Si tratta di una piattaforma per l’acquisizione e l’elaborazione di segnali fisiologici che incorpora nuovi algoritmi e metodi di elaborazione per monitorare il carico cognitivo sul lavoro, che possono fornire informazioni preziose per il processo decisionale, consentendo al contempo un supporto adattivo per il lavoratore. Ci sono lavori che richiedono concentrazione e stress superiori alla media, ad esempio in situazioni ad alto rischio, che richiedono molto tempo o competenze multitasking. Un caso di questi potrebbe essere quello dei vigili del fuoco, dove i loro compiti sono svolti in ambienti mutevoli. Oltre a richiedere una mirabile abilita’, questo lavoro dipende per il suo corretto sviluppo anche da quello che viene chiamato il “carico cognitivo” della persona, come e’ stato notato in diversi studi. Il carico cognitivo e’ uno stato definito dall’esaurimento derivato dallo sforzo mentale di essere continuamente esposti a un compito stressante. Un vigile del fuoco in uno stato di elevato carico cognitivo non sara’ in grado di fare buon uso degli strumenti e delle tecniche, quindi potrebbe compromettere non solo la propria vita, ma quella di altre persone. Cio’ ha spinto l’ESL ad avviare uno studio di monitoraggio di un pilota di droni, un compito che i vigili del fuoco devono svolgere per ore alla ricerca di persone che hanno bisogno di aiuto in un incendio boschivo. Il gruppo di ricerca Embedded Systems Laboratory (ESL) dell’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne, diretto da David Atienza, lavora nella citta’ svizzera di Losanna.
Rodrigo Marino, membro del Centro di Elettronica Industriale (CEI) dell’UPM, si è recato lì per collaborare alla ricerca del gruppo. Questa collaborazione aveva un obiettivo: sviluppare un sistema che utilizzasse l’intelligenza artificiale, in particolare l’apprendimento automatico, per sapere quando una persona si trovava in un episodio di elevato carico cognitivo. “Molte volte l’intelligenza artificiale fornisce soluzioni grazie a computer di grandi dimensioni, ma ciò non sembra fattibile tra fiamme e senza connessione alla rete elettrica. L’intelligenza artificiale non basterebbe a risolvere il problema, almeno non esclusivamente. Era necessaria una soluzione che potesse, allo stesso tempo, essere indossata da una persona durante la giornata lavorativa ed eseguire l’algoritmo di intelligenza artificiale”, afferma Marino. Cio’ ha portato alla realizzazione di un dispositivo indossabile che raccolga informazioni dalla persona -ad esempio sudorazione, battito cardiaco, persino respirazione- senza interferire con il suo compito e che potrebbe essere autonomo. “Il sistema e’ in grado di riconoscere correttamente gli episodi nel 76% dei casi e che puo’ essere autonomo per circa 14 ore”, indicano gli autori dello studio. “Cio’ consente ai vigili del fuoco di avere un indicatore di come stanno andando durante la loro missione. Ma non solo, possono anche essere monitorati da una stazione base e, in questo modo, consente loro di inviare rinforzi in caso di necessita’”, conclude il ricercatore CEI-UPM. Questo dispositivo non e’ limitato ai soli vigili del fuoco, ma puo’ essere utile per quasi tutti i lavori, precisano i ricercatori.