Il Gruppo Mediocredito Centrale chiude il primo semestre 2026 con risultati in crescita, rafforzando il sostegno al credito per famiglie e imprese. Il Consiglio di amministrazione di Mediocredito Centrale ha approvato la Relazione finanziaria semestrale consolidata al 30 giugno 2026, che evidenzia un utile netto consolidato di 73,4 milioni di euro, in aumento del 33,1% rispetto ai 55,2 milioni registrati nello stesso periodo del 2025.
Nel corso dei primi sei mesi dell’anno il gruppo ha erogato 1.423 milioni di euro di finanziamenti a famiglie e imprese, con una crescita del 7,6% rispetto ai 1.322 milioni del primo semestre 2025.
Crescono anche gli impieghi netti alla clientela, pari a 11.660 milioni di euro, in aumento del 6,6% rispetto ai 10.937 milioni del 31 dicembre 2025. La raccolta diretta da clientela raggiunge quota 11.735,5 milioni di euro, con una crescita del 4,5%, mentre la raccolta istituzionale attraverso emissioni di titoli sale del 32,6%, attestandosi a 2.032,8 milioni rispetto ai 1.533,6 milioni di fine 2025.
Il contributo delle società del gruppo
Nel dettaglio, la capogruppo Mediocredito Centrale ha registrato un utile di 20,4 milioni di euro, contro i 17,9 milioni del 30 giugno 2025. BdM Banca ha chiuso il semestre con un utile di 46,9 milioni, in forte crescita rispetto ai 24,4 milioni dello stesso periodo dello scorso anno.
Cassa di Risparmio di Orvieto ha conseguito un utile netto di 4,7 milioni di euro, mentre Artigiancassa, ancora nella fase di avvio operativo, ha chiuso il semestre con una perdita di 1,2 milioni.
Il risultato aggregato delle singole società del gruppo ammonta complessivamente a 70,8 milioni di euro, rispetto ai 48,5 milioni del primo semestre 2025. A questo si aggiunge l’effetto positivo delle scritture di consolidamento per 2,6 milioni di euro, in diminuzione rispetto ai 6,7 milioni dell’anno precedente per il normale processo di riduzione legato al trascorrere del tempo.
Il 25 giugno 2026 è inoltre diventato inefficace il contratto di cessione a Banca del Fucino della partecipazione detenuta da Mcc in Cassa di Risparmio di Orvieto. La volontà di procedere alla dismissione resta confermata, ma, in assenza di un accordo contrattuale vincolante, costi, ricavi, attività e passività riferibili a Cro tornano a essere contabilizzati nelle rispettive voci di bilancio e non più tra le attività destinate alla vendita, secondo quanto previsto dal principio contabile internazionale Ifrs 5.
Margine di interesse in calo, crescono le commissioni
Sul fronte economico, il margine di interesse si attesta a 157,1 milioni di euro, contro i 167,8 milioni del primo semestre 2025. La riduzione è legata principalmente all’andamento dei tassi di mercato, nonostante l’aumento del portafoglio creditizio, cresciuto di oltre 1,4 miliardi di euro.
Gli interessi attivi scendono a 249,2 milioni rispetto ai 258,2 milioni del 2025, mentre gli interessi passivi salgono a 92,1 milioni dai 90,4 milioni dello scorso anno, anche per effetto della crescita della raccolta diretta.
Le commissioni nette raggiungono invece 107,6 milioni di euro, in crescita del 2% rispetto ai 105,5 milioni del giugno 2025. Le commissioni da attività bancaria aumentano del 2,9%, che sale al 4% depurando il confronto dai rappel straordinari registrati nel primo semestre dello scorso anno.
Le banche commerciali del gruppo segnano incrementi nelle commissioni legate all’erogazione di finanziamenti (+6%), nel consumer finance (+38%), nella bancassicurazione (+18%) e nei servizi di investimento (+6%). Mcc Factor registra inoltre una crescita del 55% nelle commissioni di factoring.
Più che dimezzate le rettifiche sul credito
Il margine di intermediazione si attesta a 269,5 milioni di euro, rispetto ai 302,3 milioni del primo semestre 2025. Sul risultato incidono altri proventi finanziari netti per 4,8 milioni, in forte calo rispetto ai 29,1 milioni dello scorso anno, anche per il diverso scenario dei mercati finanziari caratterizzato da elevata volatilità e tensioni geopolitiche.
Gli utili derivanti dalla cessione di attività finanziarie scendono a 2,2 milioni dai 22 milioni del 2025, mentre la valutazione degli organismi di investimento collettivo del risparmio del gruppo registra un valore negativo di 0,75 milioni rispetto ai 3 milioni positivi dell’anno precedente. I dividendi salgono invece a 2,6 milioni da 1,7 milioni.
Significativa la riduzione delle rettifiche nette per rischio di credito, pari a 23,6 milioni di euro, contro i 49 milioni del primo semestre 2025. Il costo del rischio si porta allo 0,41%, rispetto allo 0,96% di giugno 2025.
Patrimonio solido e qualità del credito in miglioramento
I costi operativi ammontano a 193 milioni di euro, con una crescita del 4,5% rispetto ai 184,7 milioni del 2025. Aumentano le spese per il personale, pari a 118 milioni (+5,8%), mentre diminuiscono le altre spese amministrative, pari a 59,4 milioni (-4,7%).
Gli accantonamenti netti ai fondi rischi e oneri scendono dello 0,4%, a 9,8 milioni, mentre gli altri proventi di gestione calano a 4,1 milioni rispetto agli 8,5 milioni dello scorso anno per il venir meno di componenti straordinarie.
Il rapporto cost/income si attesta al 68%, contro il 57,8% del giugno 2025, soprattutto per la riduzione del margine di intermediazione dovuta alla minore incidenza delle plusvalenze su titoli.
Le imposte registrano un valore positivo di 20,4 milioni di euro, rispetto al valore negativo di 13,4 milioni del 2025, grazie principalmente all’iscrizione da parte di BdM Banca di attività fiscali differite non qualificate per 50,2 milioni e al rigiro di attività fiscali differite per 12,4 milioni.
Crescono raccolta e liquidità
Il portafoglio titoli Htcs, costituito quasi interamente da titoli di Stato italiani, è pari a 2.962,6 milioni di euro, contro i 3.020,4 milioni del 31 dicembre 2025.
Gli impieghi netti complessivi raggiungono 11.660 milioni di euro, comprendendo crediti verso la clientela per 10.961,9 milioni e titoli di debito Htc al costo ammortizzato per 698,2 milioni.
I crediti deteriorati verso la clientela presentano un valore contabile netto di 237,3 milioni di euro, con un grado di copertura del 41,2%. L’Npe ratio lordo scende al 3,6% dal 3,7% di dicembre 2025, mentre quello netto resta stabile al 2,2%.
Sul fronte patrimoniale, il Cet1 capital ratio e il Tier1 capital ratio si attestano al 15,61%, mentre il Total capital ratio è pari al 16,71%.
Gli indicatori di liquidità confermano una posizione solida: il rapporto Lcr è al 172%, in crescita rispetto al 162% di fine 2025, mentre l’Nsfr resta superiore al 100%, con un valore del 123%.
Il gruppo sottolinea infine che la crescita dell’assorbimento patrimoniale nel primo semestre è rimasta contenuta, con un aumento degli Rwa del 4%, inferiore alla crescita degli impieghi nominali, pari al 6,6%.





































