Mediterraneo bollente, il mare a 33 gradi sta accumulando l’energia per fenomeni estremi in autunno

Foto di Gonzalo de Martorell da Pixabay

Il Mediterraneo è sempre più caldo e il surplus di energia accumulato dal mare potrebbe influenzare anche i prossimi mesi, aumentando il potenziale per temporali e perturbazioni intense. Le temperature superficiali risultano infatti superiori alla norma in gran parte del bacino e alle Baleari la boa di Sa Dragonera ha registrato 33 gradi.

Un valore particolarmente significativo secondo l’analisi di 3Bmeteo, perché un mare più caldo trasferisce maggiore quantità di calore e umidità all’atmosfera.

“Un mare più caldo costituisce un serbatoio di energia maggiore per i sistemi temporaleschi e le future perturbazioni in arrivo: un’accoppiata mare-atmosfera più calda significa maggior vapor acqueo presente e quindi acqua precipitabile”, ha spiegato Edoardo Ferrara di 3Bmeteo, secondo cui si tratta di “un setup che potrà incentivare i fenomeni estremi, anche e soprattutto in vista dell’autunno”.

Più afa e notti tropicali

Il riscaldamento del mare non incide soltanto sulla possibile intensificazione dei fenomeni atmosferici, ma contribuisce anche all’aumento dell’afa e al mantenimento di temperature elevate durante la notte.

Le masse d’aria provenienti dal Sahara arrivano inizialmente molto calde ma secche, per poi arricchirsi di umidità durante il passaggio sul Mediterraneo.

“Il flusso caldo dal Nord Africa infatti parte secco ma giunge a noi scorrendo sul Mediterraneo e quindi arricchendosi di umidità”, ha spiegato Ferrara.

L’effetto è particolarmente evidente sulla Pianura Padana, lungo le coste e nelle aree urbane, dove l’umidità rallenta il raffreddamento dell’aria dopo il tramonto. A contribuire alle notti calde sono anche il mare e le città, che continuano a rilasciare il calore accumulato durante il giorno.

Giovedì 6 agosto le temperature minime sono rimaste sui 24-25 gradi in numerose zone, con valori più elevati nelle grandi città e punte di 26-27 gradi lungo le coste. Sono stati raggiunti 28 gradi sul litorale marchigiano e 29 gradi tra Reggino e Messinese. Temperature più contenute hanno interessato soprattutto le vallate appenniniche, dove l’aria era più secca.

Il 6 agosto il giorno più caldo dell’estate per estensione del fenomeno

Secondo 3Bmeteo, il 6 agosto è stato probabilmente il giorno più caldo dell’estate italiana non per il record assoluto delle temperature, ma per la diffusione geografica del caldo intenso.

“Sono state infatti registrate punte di 39-40 gradi praticamente su tutta Italia”, ha spiegato Ferrara.

Le temperature elevate hanno interessato ampie aree della pianura friulana, lombardo-veneta e piemontese, l’Emilia-Romagna, l’entroterra marchigiano e toscano, l’Umbria, l’interno del Lazio e le vallate abruzzesi. Il caldo intenso ha coinvolto anche le aree interne della Campania, la Lucania, la Puglia e il Cosentino. In Sicilia e Sardegna le punte hanno raggiunto 37-38 gradi.

Nella stessa giornata, secondo 3Bmeteo, il ministero della Salute ha disposto per la prima volta l’allerta con bollino rosso per il caldo in tutte le grandi città monitorate.

Ondate di calore più frequenti e durature

Più dei singoli picchi, Ferrara richiama l’attenzione sulla durata delle fasi molto calde e sull’accumulo progressivo di calore.

“Picchi di 40 gradi e oltre si registravano anche prima degli anni 90, ma erano casi molto rari e contestualizzati in ondate di calore che duravano al più qualche giorno”, ha sottolineato il meteorologo.

Oggi, secondo l’analisi di 3Bmeteo, le ondate di calore si presentano con maggiore frequenza e coinvolgono masse d’aria che partono da temperature mediamente più elevate rispetto ad alcuni decenni fa.

“Lo stesso anticiclone africano degli anni 80-90 oggi convoglia aria più calda già in partenza”, ha precisato Ferrara, indicando una differenza media di circa 2 gradi.

El Niño non è la causa diretta del caldo italiano

Il fenomeno El Niño non sarebbe invece la causa diretta dell’attuale situazione sull’Italia.

“La risalita e il potenziamento dell’anticiclone africano è strettamente legata alla disposizione della circolazione atmosferica a livello euro-atlantico, che dalle nostre parti non è direttamente influenzata da El Niño, ma da una serie di altri fattori che al più interagiscono con esso”, ha spiegato Ferrara.

“Avremmo potuto assistere a un’estate così calda anche senza la sua presenza”, ha aggiunto.

El Niño contribuisce comunque a rendere più caldo il quadro climatico globale e può quindi creare condizioni più favorevoli allo sviluppo delle ondate di calore.

Caldo e umidità alimentano temporali più intensi

La combinazione tra aria molto calda e maggiore umidità ha effetti anche sulla formazione dei temporali.

“Il temporale si genera con una forte corrente ascensionale, che ne costituisce la linfa”, ha illustrato Ferrara.

“Tanto più l’aria è calda, tanto più risulta leggera e sale dunque verso l’alto. In aggiunta, se l’aria è anche umida, risulta ancora più leggera”, ha concluso il meteorologo.

Una maggiore disponibilità di calore e vapore acqueo può quindi favorire lo sviluppo di fenomeni temporaleschi più intensi, soprattutto quando masse d’aria molto calde incontrano condizioni atmosferiche instabili.