Mediterraneo, Rapporto Srm: crescono i Paesi dell’area Mena, nuove opportunità per le Pmi del Sud

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Nei paesi della sponda Sud del Mediterraneo e del Golfo (Area Mena) il Pil e’ cresciuto nell’ultimo ventennio del 4,4% annuo e la popolazione di quasi il 50%. Nei prossimi cinque anni si stima una crescita media del 3%. Lo dicono i dati del 7° Rapporto Annuale di Srm su “Le Relazioni Economiche tra l’Italia e il Mediterraneo” presentato oggi presso la sede del Banco di Napoli. Il convegno e’ stato aperto dal presidente del Banco di Napoli, Maurizio Barracco, dal presidente di Srm, Paolo Scudieri e dal presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa, Umberto Ranieri. A seguire si e’ tenuto l’intervento del direttore generale del Banco di Napoli, Francesco Guido che ha introdotto i lavori con la relazione intitolata “Il ruolo della Banca nell’Area”. 
Nel Mediterraneo passa il 20% del traffico marittimo mondiale, il 25% dei servizi di linea container e il 30% del traffico petrolifero. Una crescente centralita’ del Mare Nostrum rafforzata dal raddoppio del Canale di Suez. Suez da 5 mesi registra tassi di crescita a doppia cifra. Nei primi 9 mesi del 2017, sono transitate 668 milioni di tonnellate di merci (+9,8%) e quasi 13mila navi. Si affacciano sul Mediterraneo nuovi attori: l’interscambio cinese e’ cresciuto dal 2001 ad oggi dell’841% mentre quello tedesco del 126%. La Germania ha lanciato il suo Piano Marshall per l’Africa. 
Srm ha stimato che, all’interno dell’iniziativa cinese della Via della Seta (Obor), Pechino ha avviato progetti portuali e aeroportuali nei paesi del Sud Mediterraneo e del Golfo (Mena) per circa 27 miliardi di dollari. L’Italia conserva una posizione rilevante nelle relazioni commerciali con i Paesi MENA: 70 miliardi di import-export stimati in crescita ad 80 miliardi nel 2018. Rispetto al 2001 gli scambi sono cresciuti del 54,8%. I Paesi Mena sono importanti mercati di sbocco per le imprese italiane con un valore di oltre 41,4 miliardi di esportazioni pari al 10% dell’export complessivo del nostro Paese (piu’ di quanto l’Italia esporti negli Stati Uniti). Lo stock degli Ide (Investimenti Diretti Esteri) Italiani verso l’Area Mena ha superato i 46 mld di dollari; di rilievo gli investimenti italiani negli Emirati Arabi Uniti (9 mld) ed in Egitto (8 mld). Il Mezzogiorno ha un interscambio con i Paesi Mena di quasi 14 miliardi di euro e rappresenta il 20% circa del totale Italia verso quest’area. La quota di export del Mezzogiorno verso l’area Mena e’ piu’ elevata della media italiana e pari al 15% (Italia 10%) confermando cosi’ la vocazione geografica di un Sud Italia nel cuore del Mediterraneo.
 “La nuova centralita’ del Mediterraneo rappresenta oggi una concreta opportunita’ di sviluppo e stabilizzazione dell’area – dice Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli – L’Italia deve recuperare il suo ruolo strategico e geo-economico sia sotto il profilo infrastrutturale (portualita’, energia) sia sotto il profilo economico-finanziario. Generare occasioni di business e assicurare copertura bancaria ai nostri investimenti in questi Paesi e’ il miglior modo di contribuire in modo serio a reciproche prospettive di stabilita’ e sviluppo”. “Il Rapporto approfondisce un tema di forte attualita’ come le Zes – aggiunge Francesco Guido, direttore generale del Banco di Napoli – Il Banco di Napoli da sempre al fianco delle imprese che intendono crescere, investire ed aumentare sempre piu’ la proiezione internazionale verso i mercati del Mediterraneo e del Golfo, sta lavorando per garantire alle costituende Zes tutto il supporto finanziario di cui hanno bisogno le imprese per realizzare i loro investimenti, siano essi infrastrutturali che imprenditoriali. Tutto cio’ proprio a partire dal Mezzogiorno”. Per Paolo Scudieri, presidente di Srm: “Il nostro progetto di ricerca intende dare un contributo alla comprensione della dimensione geo-economica del Mediterraneo. Il volume che presentiamo oggi, ricco di cifre e dati, analizza in profondita’ questi fenomeni; per Srm il Mediterraneo risulta un luogo molto piu’ centrale e strategico di quanto non fosse 15 o 20 anni fa. L’Italia, con un Mezzogiorno protagonista, ha di nuovo la possibilita’, cosi’ come nei secoli passati piu’ volte e’ stato, di svolgere un ruolo di “ponte” con l’Europa. Un’opportunita’ concreta che tocca a noi saper cogliere”.