Meloni in Senato dice no a Macron.E su Russia striglia Salvini (assente)

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Roma, 19 mar. (askanews) – Un ‘no’ secco alla proposta di Emmanuel Macron di inviare truppe in Ucraina, una “bacchettata” sulla Russia a Matteo Salvini (che però non c’è). Sono due dei principali temi affrontati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle comunicazioni in Senato in vista del Consiglio europeo in programma a Bruxelles giovedì e venerdì.

L’intervento di Meloni è partito dall’Ucraina, a cui i leader ribadiranno “ancora una volta il sostegno”. E a proposito dell’Ucraina, la premier ha voluto esprimere con nettezza la contrarietà alla proposta francese di un intervento diretto di truppe di nazioni dell’Unione europea: “La nostra posizione – ha scandito – non è favorevole in alcun modo a questa ipotesi, che consideriamo foriera di una escalation pericolosa, da evitare, invece, a ogni costo. Spero che questo Parlamento sia compatto nel rispondere con noi sul punto”.

Qui il passaggio sulla Russia, dopo il ‘plebiscito’ per Vladimir Putin e le parole di Matteo Salvini. Il leader della Lega non è presente in Aula perchè, fa sapere, “impegnato in una serie di appuntamenti in ufficio” (da dove posta le condoglianze per la morte del direttore generale della Fiorentina Joe Barone) mentre il ministro Giancarlo Giorgetti non siede ai banchi dell’esecutivo, anche se poi lascia Palazzo Madama insieme alla premier. “Quando un popolo vota ha sempre ragione”, aveva commentato a caldo ieri il leader leghista, ‘ripreso’ sia dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che da Meloni. Che oggi – senza mai citare Salvini – mette in chiaro la sua idea su Mosca: il governo “condanna ogni atteggiamento aggressivo da parte della Federazione Russa nei confronti” di Svezia, Finlandia e Paesi Baltici, e ribadisce “condanna” per “lo svolgimento di elezioni farsa in territorio ucraino” e per le “vicende che hanno portato al decesso in carcere di Alexei Navalny, il cui sacrificio in nome della libertà non sarà dimenticato”.

Anche la crisi in Medio Oriente sarà oggetto del summit. Se da un lato c’è la “ferma condanna della brutale aggressione perpetrata da Hamas”, dall’altro sarà ribadita la convinzione che “il legittimo diritto all’autodifesa di Israele deve esercitarsi con proporzionalità e nel rispetto del diritto internazionale umanitario. Non possiamo restare insensibili di fronte all’enorme tributo di vittime civili innocenti a Gaza, vittime due volte: prima del cinismo di Hamas che le utilizza come scudi umani e poi delle operazioni militari israeliane”. L’Italia è anche contraria “a un’azione militare di terra da parte di Israele a Rafah che potrebbe avere conseguenze ancora più catastrofiche sui civili ammassati in quell’area”. Il governo sostiene l’impegno di Usa, Egitto e Qatar per un cessate il fuoco e intanto prosegue il suo impegno negli aiuti umanitari.

Quanto sta avvenendo a livello internazionale – compresa la crisi del Mar Rosso – porta in primo piano il tema della difesa europea perchè, dice, “spendere in difesa significa investire nella propria autonomia, nella propria capacità di contare e decidere, nella possibilità di difendere al meglio i propri interessi nazionali, ed è la strada che segue qualsiasi nazione seria. Ma è la strada che deve seguire anche l’Europa, se vuole essere seria”.

Meloni ha quindi rivendicato la bontà degli accordi con l’Egitto (un “salto di qualità nelle relazioni con un partner fondamentale nel Mediterraneo”) e della strategia di “una cooperazione di lungo periodo, strutturata, con le nazioni africane e mediterranee” come “lo strumento più efficace per costruire una soluzione strutturale al problema migratorio”. La presidente del Consiglio respinge quindi le critiche delle opposizioni sull’opportunità di stringere intese con al-Sisi, che non ha mai collaborato sul caso dell’omicidio di Giulio Regeni. “Grazie a questa rinnovata cooperazione e ai buoni rapporti coltivati – ha rivendicato – abbiamo raggiunto l’importante risultato della scarcerazione di Patrick Zaki, ma a differenza di quanto sostenuto da alcuni, non abbiamo interrotto, e non intendiamo interrompere, la ricerca della verità sul caso di Giulio Regeni, come dimostra il processo in corso in Italia, che il Governo segue con molta attenzione e rispetto al quale ci siamo costituiti parte civile”.

Sui migranti – sottolinea – il ‘modello Tunisia’ “sta dando i suoi frutti” con “un calo di arrivi sulla rotta del Mediterraneo centrale di circa il 60% nei primi mesi del 2024”, a cui si somma “la drastica riduzione della rotta proveniente dalla Turchia”. Cifre che però non consentono di “abbassare la guardia” in vista della bella stagione e anzi devono portare a spingere per “attuare pienamente il piano di azione in dieci punti presentato dalla Commissione Ue e attualmente in fase di implementazione”.

Meloni parla anche di agricoltura (per noi “l’agricoltore è il primo ambientalista”), dichiara “urgente intervenire sull’attuazione della Pac” e conclude esprimendo “soddisfazione” per l’esito del negoziato sul nuovo regolamento sugli imballaggi, un risultato raggiunto grazie al “gioco di squadra”, al di là degli schieramenti, che dimostra che “quando l’Italia ha belle storie da raccontare e buone ragioni da difendere, soprattutto se riesce a mettere l’interesse nazionale davanti agli interessi di parte, non c’è nulla che non possa fare”.