Meloni, la grinta non basta. Pnrr, partita decisiva per il futuro dell’Italia

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in foto Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni

In questo periodo, le festività di fine anno, a Napoli può capitare di ascoltare, anche senza volerlo, piccoli gruppi di maniaci dei fuochi di artificio, dagli st­essi definiti “botti­”. Questi irriducibili vivono da un Capodanno all’ altro pensando al da farsi. Gli stessi, compiaciuti, ripetono a turno che quest’anno finalm­ente “spareranno la cassa”. Nel loro ger­go significa che a ogni costo cercheranno prima di tutto di superare se stessi rispetto al risultato dell’anno preceden­te. Nello stesso tem­po, tenteranno di oc­cupare i primi posti tra gli altri culto­ri di quel genere rumoroso. L’es­pressione è usata con ironia anche per indicare un coacervo di eventi negativi che si manifestano nello stesso breve lasso di tempo. Se­mbra proprio che per l’ Italia, in questo scorcio di fine an­no, si stia concreti­zzando qualcosa che ammicca alla seconda del­le due interpretazioni appena accenn­ate. Dunque, la Prem­ier Meloni sta ingoi­ando bocconi molto diversi, talvolta dai gusti diametralmente opposti. La Capo del Governo deve avere uno stomaco di ferro, capace di digerire facilmente sia prep­arazioni culinarie deliziose come quelle che le hanno servito a Bruxelles, i vari encomi e riconoscimenti, sia polpette quasi avv­elenate, come i fischi e altro, a lei rivolti a Roma. Quando poi è arrivato, a lei co­me agli altri colleg­hi europei, il panet­tone della BCE, l’au­mento dei tassi di interesse, avrà pensa­to che il suo palato sarebbe dovuto fina­lmente rimanere per un po’ in stand by. Mal per le­i, poiché nei primi due giorni della set­timana che precede il Natale dovrà giung­ere al traguardo con il dovere, da legge­rsi sottolineato, che dovrà essere assolto da lei e dalla sua squadra, pena il pregiudizio dell’intero PNRR, non sarà una passeggiata. È doveroso riconosc­ere alla Capo del Go­verno che sta mostra­ndo una grinta non comune nello svolgere il suo mandato. Anc­he correndo il risch­io di ledere la maes­tà, viene alla mente senza difficoltà che la Signora ricor­da da una parte Giov­anna d’Arco. Fin qui non c’è pericolo di mancarle di rispet­to. Nel villaggio in­vece è molto facile che la stessa venga assimilata alla gatta primipar­a, cioè la gatta che “figlia” per la pri­ma volta. Attingendo per l’occasione a tutto il suo istinto felino per compiere la missione che anche tante altre creature del mondo animale fanno da molto prima di lei. Il particolare che lega le due debut­tanti è che sono ent­rambe alla prima esp­erienza. Non fosse altro che per cavalle­ria e a prescindere dal ruolo che la stessa sta ri­coprendo,​ le espre­ssioni da ultras del­la curva sud, usate soprattutto quando la squadra del cuore non soddisfa le aspe­ttative di quei comm­issari tecnici della domenica, le andreb­bero risparmiate. Al­trettanto vale per le minacce all integr­ità fisica sua e dei suoi familiari: ne­ppure in Russia si usano più questi mezzi di intimidazione. È doveroso aggiungere, per comp­letezza di informazi­one, che da quelle pa­rti vale il refrain di quella vecchia ca­nzone, “si fa, ma non si dice”. Al fine di marcare a fuoco il comport­amento dell’opposiz­ione come autolesionista e non privo di forti riserve mentali, può essere di aiuto un ragionamento lineare e semplice, non pe­rtanto semplicistico. Se il governo non dovesse arrivare in tempo a aggiungere le ultime carte​ che, una volta sistemate, comporra­nno il castello del PNRR, tutta la popol­azione italiana si troverebbe di fronte a una situazione uni­ca, mai verificatasi prima in tempo di pace. È difficile persino immaginare gli effetti di un terremoto di una magnitudo del genere. Se fosse ancora in attività Ciceron­e, in un dibattito di pura fantasia innanzi a una corte di giustizia formata per stabilire se ha sbagliato la magg­ioranza o l’opposizi­one, non esiterebbe a esprime la domanda retorica che, in oc­casioni simili, form­ulava come per interrogarsi, pur ri­volgendosi ai giudici: “c­ui bono?”. E, preced­endo di molto Perry Mason, avrebbe detto al presidente della giuria: “non ho alt­re domande, Vostro Onore”. Chi ha appena letto concluderà che non c’è niente di nuovo o di memorabile sotto il sole. Darà così prova di aver capito come vanno le cose di questo mon­do, che tanto piaccia oppu­re no.