Memoria, ideologia e sopraffazione: l’oppressione nell’opera di Fabio Mauri 

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in foto: Fabio Mauri, Rebibbia, 2006 (dettaglio dell’opera) Foto Sandro Mele. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

La mostra che celebra l’artista Fabio Mauri, inaugurata presso la Triennale di Milano, è stata organizzata da Associazione Genesi in collaborazione con Studio Fabio Mauri Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo e con il suo comitato scientifico. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 15 Febbraio 2026 e rende omaggio all’artista romano considerato tra i più importanti interpreti dell’avanguardia italiana. All’evento si uniscono anche le celebrazioni del centenario della sua nascita, previsto per il 2026, che sarà onorato attraverso un articolato programma di iniziative, comprendente importanti mostre retrospettive itineranti e la pubblicazione del catalogo generale delle opere. Sviluppata all’interno di una costante tensione tra il piano personale e quello collettivo, tra valore allegorico e funzione documentaria, tra istanza etica e determinismo della storia, la sua produzione si è articolata in una pluralità di linguaggi: pittura, disegno, scultura, performance, installazioni e scrittura. Attraverso questo ampio spettro espressivo, Mauri si è distinto come una delle voci più lucide nel confrontarsi con il Novecento, esplorando in profondità le contraddizioni legate alla memoria, al pensiero e alla forza delle immagini. Altro oggetto al centro delle sue indagini è stato lo schermo, interpretandolo non solo come una soglia ma anche come uno strumento di condizionamento e spettacolarizzazione. Ha inoltre analizzato attraverso le sue creazioni la tematica del corpo come luogo di ricordo e di meditazione sull’oppressione, sulle dottrine e sulla possibilità di trasferire esperienze dolorose collettive. Le opere cardine dell’artista trovano spazio nella rassegna: l’installazione Amore mio (1970), incentrata sul tema della morte e mai più riproposta in Italia dopo la presentazione alla rassegna omonima di Montepulciano nello stesso anno; Manipolazione di Cultura (1974) ed Europa bombardata (1978), nelle quali il senso di oppressione emerge già a partire dalle denominazioni; e I numeri malefici (1978), esposta alla Biennale di Venezia del 1978, dove l’artista mostra come l’errore di calcolo e di valutazione possa diventare chiave di lettura dell’uomo e della storia. Non mancano le opere tarde della creazione artistica di Mauri come Ricostruzione della memoria a percezione spenta (1988), Cina ASIA Nuova (1996) e Rebibbia (2007), lavori che mettono in evidenza l’attitudine dell’artista a riconoscere e restituire ogni forma di sopruso, anche quella più privata e personale, come elemento inscritto nella dimensione storica. La rassegna si focalizza quindi su una selezione di lavori emblematici, realizzati dalla fine degli anni Sessanta fino agli anni Duemila, in grado di evidenziare la forte attualità della ricerca dell’artista attraverso il ruolo centrale del tema dell’oppressione. 

L’associazione Genesi, fondata nel 2020 da Letizia Moratti, si propone di promuovere l’educazione ai diritti umani mediante il linguaggio dell’arte contemporanea. La mostra Fabio Mauri. De oppressione è stata curata da Ilaria Bernardi e si avvale del sostegno di Fondazione Cariplo, Eni e Intesa Sanpaolo in qualità di sponsor.

in foto: Fabio Mauri, Europa bombardata, 1978. Performance Fabio Mauri ⌐ Foto Elisabetta Catalano. Courtesy the Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth