Mercati asiatici in flessione dopo gli attentati di Parigi

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La borsa italiana quasi azzera perdite viste in apertura. Non si registra il panico dopo gli attentati Parigi: il Ftse Mib segna -0,08%, il Ftse Italia All-Share -0,19%, il Ftse Italia Mid Cap -0,74%, il Ftse Italia Star -0,66%.

Mercati azionari europei incerti in avvio ma in netto recupero rispetto all’apertura, attentati Parigi non spaventano le borse: DAX -0,1%, CAC 40 -0,1%, FTSE 100 +0,4%, IBEX 35 -0,1%. Le chiusure di venerdì scorso a Wall Street: S&P 500 -1,12%, Nasdaq Composite -1,54%, Dow Jones Industrial -1,16%. I future sui principali indici USA attualmente sono in ribasso dello 0,1% circa.

Debole Tokyo con il Nikkei 225 a -1,04%. Incerte le borse cinesi: a Shanghai l’indice CSI 300 termina a +0,48%, a Hong Kong l’Hang Seng a -1,72% circa.

Euro in recupero dal minimo della notte a 1,0688. EUR/USD al momento oscilla in area 1,0735.

Mercati obbligazionari europei poco mossi, nessun effetto da attentati Parigi. Il rendimento del BTP decennale è stabile rispetto alla chiusura precedente all’1,57%, quello del Bund cede 1 bp allo 0,55%. Lo spread è quindi in rialzo di 1 bp a 102.

Borse asiatiche

Com’era facilmente prevedibile i mercati asiatici – i primi a muoversi dopo gli attentati che venerdì scorso hanno colpito Parigi – hanno aperto l’ottava in decisa flessione.

Un impatto previsto di breve durata, ma dal punto di vista macroeconomico la reazione potrebbe essere quella di un ulteriore calo dei consumi a livello globale. Sul fronte valutario, il mercato ha reagito comprando dollari e indebolendo l’euro. Ma l’apprezzamento della divisa Usa è stato soprattutto nei confronti delle valute dei mercati emergenti: il dollaro ha infatti perso terreno sullo yen. Il petrolio ha continuato a deprezzarsi, mentre anche come reazione difensiva l’oro ha recuperato circa mezzo punto percentuale dai minimi di sei anni segnati lo scorso giovedì. 

L’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, ha toccato una perdita superiore all’1% dopo il guadagno di quasi il 3% settimana scorsa.

Dopo una seduta di deciso declino per Wall Street venerdì (il peggiore dei tre principali indici Usa è stato il Nasdaq Composite, deprezzatosi dell’1,54%), Tokyo ha riaperto in netta flessione. Alla fine della seduta il Nikkei 225 ha segnato una perdita dell’1,04% cancellando gran parte del guadagno dell’1,70% registrato la scorsa ottava. Ad appesantire la piazza giapponese è stato però soprattutto il dato sul Pil, che ha sancito i l ritorno in recessione del Sol Levante. Secondo i dati preliminari diffusi dall’Ufficio di Gabinetto nipponico, infatti, il Pil del Giappone è peggiorato dello 0,8% su base annua nel terzo trimestre contro lo 0,7% di declino del precedente periodo e a fronte del calo dello 0,2% atteso dagli economisti.

Su base trimestrale è sceso dello 0,2% come nel secondo trimestre e in linea con il consensus. Come per il Pil, anche la spesa delle aziende in Giappone segna il secondo trimestre consecutivo in declino. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio di Gabinetto nipponico, infatti, le spese in conto capitale delle aziende sono calate dell’1,3% nel terzo trimestre rispetto al precedente. Crescono invece, e leggermente sopra alle attese i consumi privati, aumentati dello 0,5% nel terzo trimestre rispetto al precedente.

A Sydney, l’S&P/ASX 200 ha chiuso con una perdita dello 0,94% nonostante il rally dei titol i legati all’oro (Evolution Mining e Newcrest Mining hanno segnato guadagni del 2-3% ma dopo le pesanti perdite della scorsa settimana) e performance sostanzialmente positive di gran parte delle società attive nelle materie prime.

In declino il settore finanziario ma il più colpito, come accaduto non solo a Sydney, è stato quello del trasporto aereo (Virgin Australia Holdings ha perso quasi il 7%) in relazione agli attentati di Parigi. A Seoul il Kospi ha perso l’1,53% segnando la peggiore performance tra i principali listini della regione. Non invidiabile palma che la piazza sudcoreana si contende con Hong Kong: anche l’Hang Seng perde infatti circa l’1,50% (e leggermente peggiore è la performance dell’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China sulla piazza dell’ex colonia britannica).

A ridosso ormai dalla chiusura degli scambi viaggia invece intorno alla parità Shanghai (in positivo lo Shanghai Composite mentre è in modesto declino lo Shanghai Shenzhen Csi 300). In decisa controtendenza invece lo Shenzhen Composite, che si muove verso il 2% di guadagno.

Borsa Usa

A New York i principali indici hanno chiuso l’ultima seduta della settimana in netto ribasso a causa del calo del settore retail e dei tecnologici. Il Dow Jones ha perso l’1,16%, l’S&P 500 l’1,12% e il Nasdaq Composite l’1,54%. Molto negativo il bilancio dell’intera settimana con il Dow Jones che lascia sul terreno il 3,7%, l’S%P 500 il 3,6% e il Nasdaq Composite il 4,3%. Le vendite al dettaglio hanno evidenziato nel mese di ottobre un incremento dello 0,1% m/m, risultando inferiori alle attese fissate su un incremento dello 0,3% ma in linea alla rilevazione precedente pari a un indice di +0,1%.

L’indice escluso il comparto auto è cresciuto dello 0,2% su base mensile dopo il risultato negativo pari allo 0,4% della rilevazione precedente. L’indice grezzo dei prezzi alla produzione ha evidenziato, nel mese di ottobre, una flessione dello 0,4%, dopo la flessione dello 0,5% della rilevazione precedente, risultando inferiore al consensus (+0,2%). Su Base annuale il PPI ha registrato un decremento dell’1,6%  (-1,2% il consensus).

L’indice core (esclusi energetici ed alimentari) è diminuito dello 0,3% su base mensile (consensus +0,1%). Su base annuale, l’indice Core ha fatto segnare un incremento pari allo 0,1%. La stima preliminare di settembre dell’indice di fiducia dei consumatori statunitensi, calcolato dall’Università del Michigan e da Reuters, sale a 93,1 punti, in crescita rispetto alla rilevazione di ottobre (90 punti) e al di sopra delle previsioni degli addetti ai lavori pari a 91,5 punti. Le Scorte delle imprese sono cresciute dello 0,3% nel mese di settembre a fronte di un incremento dello 0,1% atteso dagli analisti.

Il petrolio (Wti) ha chiuso il ribasso del 2,42% a 40,74 dollari al barile.

Sul fronte societario, si segnalano in particolare quattro titoli.

J.C. Penney -15,47%. La catena di grandi magazzini ha chiuso il terzo trimestre con una perdita di 137 milioni di dollari, in calo rispetto ai 188 milioni dello stesso periodo di un anno prima. I ricavi sono invece cresciuti del 4,8% a 2,897 miliardi.

Mylan +12,92%. Il gruppo farmaceutico ha rinunciato all’acquisto della rivale Perrigo (-6,18%). Nordstrom -15%. Il retailer d’abbigliamento ha pubblicato una trimestrale inferiore alle attese. Nel terzo trimestre l’utile per azione è calato a sorpresa a 0,42 dollari contro i 73 centesimi di un anno prima. Gli analisti avevano previsto un dato invariato. I ricavi sono invece aumentati meno del previsto a 3,2 miliardi da 3 miliardi e contro i 3,38 miliardi indicati dal consensus.

Cisco Systems -5,82%. Il colosso del networking ha fornito un outlook deludente. Nell’attuale trimestre la crescita dei ricavi è attesa allo 0-2% contro il 5% stimato dagli analisti.

Fossil -36,50%. I ricavi del produttore di orologi sono calati nel terzo trimestre più del previsto. La società ha inoltre fornito un outlook debole per il trimestre in corso.

Europa

Le principali Borse europee hanno aperto la prima seduta della settimana in ribasso dopo gli attacchi terroristici dell’Isis a Parigi.

Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,6%, il Cac40 di Parigi lo 0,55%, il Ftse100 di Londra lo 0,3% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,7%. Il settore turismo e tempo libero è quello maggiormente penalizzato con Accor (gruppo alberghiero francese) in ribasso del 7%. Positivi invece i petroliferi e il comparto legato alle risorse di base.

Italia

Stamane Piazza Affari registra vendite sui titoli del settore lusso, già pesantemente penalizzato venerdì in scia alle trimestrali di Salvatore Ferragamo (-1,7%) e Geox (-2,2%). In rosso anche Moncler (-2,4%) e Yoox NAP (-1%). Trevi Finanziaria Industriale (-4,1%) affonda dopo i dati trimestrali e la revisione al ribasso della guidance 2015.

Il terzo trimestre si è chiuso con una perdita netta di 3,3 milioni di euro (utile da 8,8 milioni un anno fa). Il gruppo si attende per il 2015 ricavi superiori a 1,3 miliardi di euro (leggermente meglio degli 1,25-1,3 miliardi stimati in precedenza) ed EBIT negativo per 65-70 milioni di euro (positivo per 70 milioni).

Positivi i petroliferi in scia al recupero del greggio dai minimi da fine agosto toccati nella serata di venerdì. Attualmente il future sul Brent segna 44,65 $/barile (43,17 il minimo di venerdì), il WTI 40,90 $/barile (40,23). In rialzo Tenaris (+1,2%), Saipem (+1%), Eni (+0,9%). Astaldi (+1,8%) tenta un timido rimbalzo dopo il -35% circa accusato nelle ultime tre sedute della scorsa settimana.  

I dati macro attesi oggi
Lunedì 16 novembre 2015

00:50 GIA PIL (prelim.) T3;

11:00 EUR Inflazione (finale) ott;

11:15 EUR Intervento Draghi (BCE);

14:30 USA Indice Empire State Manufacturing nov.