Mercato immobiliare: Napoli resta in stallo

68

La crisi nel Mezzogiorno picchia duro anche nel settore del mattone e il mercato immobiliare a Napoli è ancora in stallo. Se n’è discusso in settimana, in occasione della riunione del Comitato Consultivo Misto dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (in sigla La crisi nel Mezzogiorno picchia duro anche nel settore del mattone e il mercato immobiliare a Napoli è ancora in stallo. Se n’è discusso in settimana, in occasione della riunione del Comitato Consultivo Misto dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (in sigla Omi) per la provincia di Napoli. Nel comitato l’Ordine degli ingegneri di Napoli è rappresentato da Paola Marone (vice presidente dell’Ordine). Le analisi di mercato sono coadiuvate da Vincenzo Landi, coordinatore della commissione Mercato immobiliare dell’Ordine di Napoli.


Il mattone dà segni di ripresa, ma non a Napoli. “Nel primo trimestre del 2014 – spiega infatti Paola Marone, vice presidente dell’Ordine degli ingegneri e rappresentante dell’organismo professionale in seno all’Omi –, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, è stata riscontrata a livello nazionale una crescita delle compravendite, non solo del settore residenziale, ma anche di quello commerciale. Tuttavia, l’incremento ha interessato soprattutto il Centro-Nord, con risultati ampiamente positivi anche in alcune grandi città. Bisognerà aspettare la rilevazione relativa all’intero primo semestre per avere le idee più chiare, anche se il dato di Napoli città, e quindi della provincia, potrà essere ancora fuorviante, se non depurato delle dismissioni del patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica del capoluogo”. Lo scenario Vediamo in dettaglio come si presenta la situazione, a seconda dei diversi settori di mercato, così come emerge dal monitoraggio Omi. Edilizia residenziale. Si permane in una fase di ridimensionamento dei valori immobiliari. Registrato un abbassamento medio dei valori percentuali rispetto al semestre precedente, seppure con sostanziali differenze sia a livello di macroaree e sia all’interno di uno stesso comune. Edilizia per il terziario, commerciale e produttivo in genere. Il mercato relativo agli immobili non residenziali, pur caratterizzato da dinamiche strutturali diverse, conferma il momento tutt’altro che positivo, in particolare per il terziario e il produttivo. “Il settore commerciale – sottolinea Vincenzo Landiresiste solo in particolarissime zone di nicchia, anche a causa della presenza diffusa di centri commerciali”. Permane alto, anche nei settori non residenziali, il tempo di conclusione di una vendita. “La crisi economica e l’incertezza politica – si legge nel rapporto Omi – con i suoi risvolti a livello fiscale non alimentano le iniziative. Esiste infatti sul territorio uno stock elevato di immobili non residenziali che non trova assorbimento, con particolari sofferenze soprattutto nel terziario”. Il calo delle quotazioni immobiliari si è ripercosso ovviamente anche sulle locazioni, “confermando il fenomeno – si legge nel rapporto – per tutte le tipologie della richiesta di rinegoziazione dei contratti preesistenti. Per tutti gli immobili si riscontrano alti tempi di conclusione della trattativa, mentre per il non residenziale emerge un elevato indice di immobili sfitti”. Ma quali sono i fattori che penalizzano il mattone? L’Osservatorio denuncia: “pressione fiscale sui beni immobiliari, incertezza tributaria, legislazione controversa, mancanza di un piano strategico urbanistico, scarsa cultura per la cura e la manutenzione del patrimonio edilizio”. Lotta all’inquinamento Le discariche in uso e quelle abbandonate possono non inquinare il sottosuolo e le falde idriche: le attuali innovazioni tecnologiche consentono infatti di azzerare questo rischio, particolarmente avvertito in Campania, da anni alle prese col problema-rifiuti o con le bonifiche di siti exindustriali, come Bagnoli. Se ne è discusso, in un convegno internazionale promosso dall’Ordine degli ingegneri di Napoli e dall’Associazione geotecnica italiana (presieduta da Stefano Aversa). I lavori sono stati ospitati nella Basilica di San Giovanni Maggiore, affidata dalla Curia alla Fondazione Ingegneri e utilizzata anche come aula magna per eventi formativi di rilievo. Sono state presentate, fra l’altro, tecniche che possono “isolare” con una parete contenitiva di argille impermeabili i siti inquinati. Ai lavori è intervenuto il maggior esperto mondiale di geotecnica ambientale, Charles Schackelford, dell’università del Colorado. “In Italia – spiega il moderatore della prima sessione, Mario Manassero, ordinario di Ingegneria per l’ambiente e per il territorio al Politecnico di Torino – possediamo tecnologie d’avanguardia per impedire che le sostanze nocive possano inquinare il territorio. Si tratta di un primato poco conosciuto al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori”. Una sinergia operativa fra ingegneri progettisti e geologi esperti in geotecnica ambientale – come è stato ribadito nel corso della giornata di studio – può efficacemente ridurre i rischi ambientali.

a cura dell’Ufficio stampa dell’Ordine e della Fondazione degli ingegneri di Napoli