Metafisica del cibo, bliss point esistenziale.

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Cibo, cibo, cibo, ma perché si parla sempre di cibo? Il cibo è una tale fonte di piacere ed è così ricco di significati, culturali e sociali che suscita svariate emozioni perché noi siamo fatti così, programmati Cibo, cibo, cibo, ma perché si parla sempre di cibo? Il cibo è una tale fonte di piacere ed è così ricco di significati, culturali e sociali che suscita svariate emozioni perché noi siamo fatti così, programmati per trarre gioia dal cibo. Certo non si parla solo perché si ha appetito o addiruttura fame, ma forse perché gli appartiene l’illusione dell’assimilazione, ossia dell’incorporazione intima e quindi, della piena padronanza del mondo e dell’esperienza che ne facciamo. Del cibo non si magnifica la quantità materiale che si addice, piuttosto all’ingestione bulimica, ingorda ma anche non golosa, bensì la pretesa di distinzione qualitativa del gourmet, ovvero del buongustaio raffinato, o presunto tale. Insomma nel cibo e nella sua discutibile consistenza sensibile, la cultura contemporanea ricerca, rimanendone ogni volta frustrata, l’elemento trascendente e metafisico. Lo fa con l’inclinazione estetica che cerca di cogliere l’ineffabile del gusto mediante le acrobazie del linguaggio e la drammatica ineluttabilità del giudizio, come il proliferare degli show culinari o, ancor peggio, dei recensori dall’emotività gastronomica famigliare. Ma briciole di metafisica si nascondono anche nei ricettari che invadono le librerie (quelle poche rimaste ormai) e scalano le classifiche, a volte promettendo l’impossibile ritorno al passato ed alla dimensione materna, genuina e personale, del cibo e dell’esperienza che esso simboleggia. I media investono da quando hanno scoperto che fa audience, perché il cibo ha un linguaggio universale, tutti possono capirlo ed apprezzarlo. Diffondere la nostra cultura gastronomica rende più comprensibile il numero elevatissimo di prodotti tipici che non ha eguali nel mondo. In Italia, ad esempio, si contano circa 500 varietà di formaggi, oltre 500 cultivar di olive, almeno 350 vitigni autoctoni, cioè varietà d’uve italiane che danno origine a ben 73 vini DOCG (Denominazione d’Origine Controllata e Garantita) ed a 330 vini DOC (Denominazione d’Origine Controllata). Il cibo italiano, nel mondo, piace principalmente per tre motivi: è leggero, è semplice, è replicabile. E’ leggero e consente perciò di seguire una dieta gustosa e digeribile; è semplice e replicabile, chiunque abbia assaggiato un piatto al ristorante della tradizione italiana può, tornando a casa, comprare gli ingredienti e cucinarlo. Per l’attrazione che noi italiani abbiamo nel mondo per il nostro legame con il territorio e con gli ingredienti, la tradizione, la storia, fino ad arrivare alla ricerca, il Made in Italy sul food mantiene in attivo il Pil al proprio interno, quale altro settore può tanto… Attraverso il cibo esprimiamo anche scelte etiche e religiose, tradizioni locali e di famiglia, gusti personali, insomma nel mentre ci nutriamo risponde ad un bisogno culturale. Ma c’è anche un aspetto psicologico, in questi tempi di crisi, il buon cibo ci consola dalle ansie di tutti i giorni, una specie di rifugio che ancora possiamo permetterci, un angolo protetto in un mondo difficile. Insomma un vero e proprio bliss point (punto di beatitudine), che condiziona la nostra vita più di quanto si creda.