Mezzogiorno, Costalli (Mcl): Niente assistenzialismo, servono investimenti

31
in foto Carlo Costalli, presidente nazionale di Mcl, Movimento Cristiano lavoratori

“Pensare che il Sud abbia bisogno di politiche assistenziali è sbagliato. Il Mezzogiorno ha bisogno di forti investimenti strutturali, di cui tutti parlano ma che poi non si fanno, e di un’iniezione di formazione al lavoro”. Così il presidente nazionale del Movimento cristiano lavoratori (Mcl), Carlo Costalli, in occasione del convegno ‘Le politiche del lavoro per un nuovo sviluppo del Mezzogiorno’. “Al Sud – ha aggiunto – ci sono eccellenze importanti e anche una nuova classe dirigente che vuole scommettere sul territorio”. Secondo Costalli, la strada da percorrere per una rinascita del Meridione d’Italia passa anche per l’Europa. “L’Europa deve rendersi conto – ha affermato – che senza il Mezzogiorno non sarà mai completa. Il problema non è solo convincere la classe politica italiana, spesso assente su questo, ma è anche convincere l’Europa rispetto a questa grande area così importante che non è solo un bacino turistico”.
“Il Mezzogiorno non ha mai avuto un punto di arretramento così basso come quello che viviamo oggi e ciò che è davvero preoccupante è la fuga soprattutto dei giovani – ha detto il direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano, a margine del convegno – Qui si producono splendidi laureati, giovani intraprendenti e competenti che purtroppo poi vanno a vivere in altri Paesi d’Europa se non negli Stati Uniti e in Australia. Vanno ovunque ci sia lavoro e nella migliore delle ipotesi in altre città italiane. È un autentico dramma”. Sangiuliano ha ricordato che negli anni Sessanta “con le politiche della Cassa del Mezzogiorno e un certo intervento straordinario, il Sud si era per certi versi un po’ avvicinato al Nord. Ora invece la forbice si è ulteriormente divaricata e il dato molto preoccupante è che il Meridione è in recessione”. Una situazione dovuta anche alla deindustrializzazione delle regioni meridionali. “Una volta – ha sottolineato il direttore del Tg2 – Napoli era la terza città industriale d’Italia con 300mila occupati nell’industria. Oggi tutto questo è finito e a Sud di Roma c’è la desertificazione industriale”.