Mezzogiorno, il report della Fondazione Curella: Timida ripresa, aumentano occupati ed export

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Il Mezzogiorno si riprende. Il prodotto interno lordo dell’area cresce più del resto d’Italia, aumentano gli occupati e l’export migliora. Sono alcuni dei dati contenuti nel 33esimo Report Sud dal titolo “Con la testa fuori dall’acqua”, realizzato da Diste Consulting per conto della Fondazione Curella sull’andamento dell’economia del Mezzogiorno. Il documento è stato presentato a Napoli alla presenza dei rappresentanti dei principali enti di ricerca sul Mezzogiorno e delle Università della Campania. Nel triennio 2016/2018 il Pil del Mezzogiorno è passato dallo 0,9 per cento del 2016 all’1,4 per cento di quest’anno fino a un +1,7 per cento previsto per il 2018. Nel frattempo il tasso di crescita dell’economia centro settentrionale passerebbe da un +0,9 per cento dello scorso anno a un +1,6 per cento del 2017, per decelerare l’anno prossimo a +1,3 per cento. Nel 2017 l’occupazione nel Mezzogiorno aumenta dell’1 per cento, con quasi 60mila posti di lavoro in più rispetto all’anno precedente, soprattutto tra gli over 50. Sebbene nell’ultimo triennio il sistema produttivo abbia creato circa 250mila posti di lavoro, le condizioni del mercato del lavoro restano drammatiche: il bilancio degli ultimi dieci anni si chiude infatti con oltre 350mila occupati in meno e con quasi 700mila disoccupati in più. “Abbiamo – sottolinea Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella – una realtà che è strutturalmente ferma, una realtà che non si muove dai sei milioni di occupati ormai da decenni mentre avrebbe bisogno di crescere con saldi occupazionali di parecchi milioni di posti di lavoro e raggiungere le regioni italiane a sviluppo compiuto e i loro rapporti popolazione/occupati”.
Per Busetta la gestione dei fondi comunitari per gli interventi ordinari o le politiche di incentivazione estese a tutto il Paese “non danno e non possono dare quel colpo di reni che serve”. La spesa di consumo delle famiglie, secondo le analisi di Report Sud, aumenterà invece dell’1,7 per cento, in virtù di un recupero del reddito disponibile e della protratta espansione dei flussi turistici. Gli investimenti delle imprese in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto registrano un trend in aumento (+4 per cento), sotto l’effetto propulsivo degli incentivi fiscali, del basso costo del denaro e dell’urgenza di ammodernamento dei processi produttivi, in vista del previsto rafforzamento della domanda. Per gli investimenti in costruzioni il timido risveglio avvertito nel passato biennio non ha trovato nuovi fattori in grado d’innescare un robusto rilancio: il 2017 registra, infatti, un +1,9 per cento dovuto alla vivacità dei lavori di riqualificazione. Il dinamismo della domanda si riflette principalmente sul valore aggiunto prodotto dall’industria in senso stretto, che crescerebbe in volume del 3,6 per cento a fronte di progressi più limitati per le costruzioni (+2,0 per cento) e le attività dei servizi (+0,8 per cento) e di un regresso dello 0,5 per cento in agricoltura. “Rileviamo – sottolinea Alessandro La Monica, presidente Diste Consulting – che, nonostante praticamente tutti gli indicatori dal 2015 si sono via via sono stabilizzati sul segno positivo il Mezzogiorno è sempre ben distante dal recupero dei livelli pre-crisi: i consumi sono sotto del 8,5 per cento, gli investimenti in macchinari del 21 per cento, per gli investimenti in costruzioni siamo quasi al 40 per cento rispetto al 2007, il valore aggiunto dell’industria in senso stretto denuncia un calo del 27 per cento da quello precedente”.
E se nel 2017 è stata l’economia centro settentrionale a sostenere maggiormente la crescita nazionale, grazie anche al contributo delle esportazioni, nel 2018 dovrebbe essere il Mezzogiorno a guidare il rilancio, supportato dalla domanda interna. L’esercizio di previsione per l’anno prossimo elaborato dagli estensori del Report prevede, infatti, una discreta accelerazione dell’economia e una crescita del Pil attorno all’1,7 per cento, favorita dai consumi e soprattutto dagli investimenti in beni strumentali. Un consolidamento della ripresa che, sempre secondo il Report, consentirà la risalita dell’occupazione stimata in circa 75mila unità (+1,2 per cento). Il tasso di disoccupazione, dopo la stabilità di quest’anno, scenderebbe nel 2018 al 19,1 per cento. La crescita dei consumi sul territorio economico, +1,7 per cento, sarà ancora sostenuta da un’ottima performance del turismo. La legislazione fiscale d’incentivazione e il basso costo del credito continueranno a sostenere la ripresa degli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto (+4,0 per cento). Per gli investimenti in costruzioni si stima un incremento del 2,4 per cento, in lieve miglioramento rispetto all’anno in corso. La produzione è prevista crescere in tutti i grandi rami dell’economia. Al valore aggiunto prodotto dall’industria in senso stretto, +3,9 per cento, si affiancheranno incrementi del 3,0 per cento in agricoltura, 2,3 per cento nelle costruzioni e 1,1 per cento nei servizi. “La necessità che il Governo fissi un obiettivo di crescita per il Mezzogiorno, oltre che per l’Italia” è stata sottolineata dal presidente dello Svimez, Adriano Giannola, secondo il quale “il Paese è crollato e tutte le regioni del Nord Italia hanno perso posizioni nella graduatoria mondiale perché è crollato il Mezzogiorno. Il Mezzogiorno ha perso il 30 per cento della capacità produttiva e questa ripresa non serve, è assolutamente insufficiente perché con questi ritmi si arriverà ai precedenti livelli pre-crisi non prima del 2030”.