Mezzogiorno, tempo di mobilitazione
Savona: Otto proposte “non ordinarie”

44

Da questa estate, un gruppo di lavoro costituito per l’iniziativa de Il Denaro e della Fondazione Matching Energies va elaborando una proposta di rilancio politico ed Da questa estate, un gruppo di lavoro costituito per l’iniziativa de Il Denaro e della Fondazione Matching Energies va elaborando una proposta di rilancio politico ed economico della società meridionale che ha mobilitato oltre trecento persone tra imprenditori, professionisti, rappresentanti d’istituzioni, tutti disposti a mettersi in gioco per la sua reale attuazione. Essa si è svolta in quattro tappe: la redazione del Manifesto delle 3E (Economia, Etica ed Estetica), che fa da cornice al nostro impegno attuale, e i tre convegni tematici: uno sul ruolo potenziale della Banca Europea degli Investimenti e due sulla ricostruzione etica della società meridionale. A essi la stampa ha dato pieno risalto e questa nostra proposta incorpora i risultati finora raggiunti, unitamente ai risultati del sondaggio condotto per questo incontro presso opinion leader di tutte le regioni meridionali. Di qualsiasi cosa si parli, i nostri interlocutori hanno costantemente riconosciuto che “il problema è culturale”. Che si affronti il tema economico o etico o estetico la conclusione è che poco si potrà fare per raggiungere i traguardi sperati se non si cambia il comportamento della gente in un quadro di norme e abitudini che ristabiliscano la fiducia nella politica e siano finalmente capaci di dare certezze. Nel sondaggio condotto presso le otto regioni meridionali il gruppo di lavoro ha raccolto cinquanta suggerimenti specifici su come affrontare la crisi meridionale. Hanno contribuito con propri scritti Roberto Colella, Massimo Deandreis, Beniamino Moro, Giovanni Puglisi, Florindo Rubbettino, Gianfranco Viesti. La diagnosi della situazione, incluse le specificità regionali, è a nostro avviso corretta e sudi essa si è soffermato l’intervento di Massimo Lo Cicero. Nonostante sia evidente che esista la coscienza dei problemi da affrontare, le proposte di intervento avanzate ricalcano uno schema dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno che possiamo definire ormai “ordinario”, effettuato dal nostro Paese, soprattutto con la disciolta Casmez, e dall’Unione Europea, con la politica di coesione. Questo intervento è stato oggetto di lunga sperimentazione, si è mostrato efficace congiunturalmente – ed è perciò che va continuato, perfezionandolo – ma inefficace nel rimuovere i fattori di arretratezza delle regioni meridionali. Molti degli interventi proposti nel sondaggio sono già oggi oggetto di leggi che richiedono solo d’essere snellite nell’attuazione con riforme della pubblica amministrazione e delle norme di attuazione, sottratte dall’influenza della corruzione e della criminalità, dotate di maggiori risorse, ma centrate sull’obiettivo storico del dualismo meridionale, ossia la rimozione dei divari di produttività e di disoccupazione strutturali che – a seguito della crisi finanziaria mondiale e più specificamente europea – hanno riguadagnato il peso economico presente nel dopoguerra e l’importanza politica che a essi era stato dato. Occorre uscire da questa situazione, foriera di gravi reazioni sociali e politiche, con decisioni innovative aventi caratteristiche rivoluzionarie. Non intendiamo ripercorrere in dettaglio i contenuti delle diagnosi avanzate nel sondaggio, che mettiamo a disposizione delle autorità locali e nazionali, ma che possono essere sintetizzati nel paradosso di una maggiore domanda di politica accompagnata da una profonda sfiducia nella stessa. Tutti sono coscienti della morsa in cui è stretta la maggior parte dell’economia meridionale tra la pesantezza inefficiente della pubblica amministrazione, il basso tasso di istruzione della popolazione e di formazione della forza lavoro, la corruzione e la criminalità, l’evasione fiscale. L’elemento unificante di queste diagnosi è la conferma che il problema meridionale è fondamentalmente un problema culturale e su questa carenza occorre agire, come ha argomentato, avanzando precise proposte, Mimmo De Masi. La conclusione a cui siamo giunti e il suggerimento che noi avanziamo è quello di non far mancare gli interventi ordinari necessari per controllare il disagio sociale finché non si riesca a beneficiare degli effetti degli interventi “non ordinari”, ossia innovativi, per molti versi rivoluzionari, rispetto a quelli del passato, che abbiamo individuato in otto categorie: 1. Creare una Scuola di Formazione della classe dirigente meridionale e riportare il Formez nel Sud, rilanciandolo. 2. Creare una Scuola di management turistico e culturale nel sito reale di San Lucio. 3. Creare “navi della conoscenza” del tipo sperimentato nelle favelas brasiliane per un’azione di educazione, istruzione e formazione per via informatica. 4. Perseguire una “tolleranza zero” del tipo sperimentato dal Sindaco Giuliani a New York per la microcriminalità accompagnato da un’azione educativa del cittadino per convincerlo che è suo interesse personale rispettare la “regola della legge”. 5. Elaborare un parco progetti che chiuda in rete tutti i servizi del Mezzogiorno con il resto d’Italia ed’Europa e collochi la società e l’economia meridionali in un sistema “aperto”. Il bisogno di reti marittime, ferroviarie e informatiche è molto sentito dalla popolazione ed esse sono assolutamente necessarie per abbattere le diseconomie esterne all’operare nel Mezzogiorno. 6. Creare un’Agenzia diretta da un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che inquadri il parco progetti nell’ambito del Piano Junker e della nuova politica monetaria della BCE (il QE), accompagnandolo con una politica fiscale parametrata ai divari di reddito pro-capite Centro-Nord/Sud, e garantendo la sua finalizzazione all’obiettivo della rimozione dei dualismi produttivi territoriali e settoriali. 7. Attivare lo “sportello unico” più volte promesso che non funga solo da raccoglitore e passacarte delle domande ai poteri decisionali effettivi e frammentati, ma sia il punto di riferimento e di decisione finale di qualsiasi iniziativa economica. 8. Creazione di un Centro di analisi, proposta e verifica del buon funzionamento del credito bancario e finanziario meridionale finalizzato al sostegno dell’attività produttiva nel Mezzogiorno. Tutte queste iniziative non presentano vincoli ostativi di tipo finanziario, ma richiedono una diversa destinazione degli stanziamenti già disposti in Italia e in Europa e un diverso orientamento delle provvidenze disposte dalla Bce nel quadro delle politiche di Quantitative Easing. Vanno collegate più direttamente la creazione di base monetaria e le garanzie concesse dalla BdI all’attuazione della rete di servizi di cui al punto 5 invece di acquistare titoli di Stato. Dei 60 mld mensili l’Italia può attingere il 12,3%, pari a 7,4mld euro mensili, per un totale di 140 mld da marzo 2015 a settembre 2016 (di cui circa 17 attraverso il canale bancario e l’acquisto di obbligazioni/crediti privati decisi al di fuori dei nuovi interventi previsti dal QE). Poiché il Pil procapite del Mezzogiorno è il 46% di quello del resto d’Italia, potrebbe aspirare a ottenere un “diritto di tiraggio” minimo di 76 mld in 19 mesi che, con un buon parco progetti e un ruolo proattivo della Banca d’Italia e del Governo, garantirebbe una capienza finanziaria più che sufficiente per realizzare il programma proposto. Per la messa a punto degli otto interventi il Governo deve creare altrettante task force, avvalendosi della collaborazione delle istituzioni esistenti (Università, Centri Studi, Cd, Bei, ecc.). In breve proponiamo una mobilitazione generale delle forze vive del Mezzogiorno e del Paese coscienti dell’importanza del problema per un superamento qualitativo dei divari con il Centro-Nord.