MIA di Federica Flocco: La scrittura che diventa arma di persuasione

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Nell’eterna querelle tra scrittori socialmente impegnati e fabbricanti di sogni, Federica Flocco, giornalista al suo esordio narrativo, sceglie inequivocabilmente la via del romanzo civile con la rappresentazione della nuova condizione umana, “liquida”, senza punti di riferimento, senza ideali, una società contraddittoria in cui la brutalità delle armi e della lotta di classe è stata sostituita da altre forme aggressive e, prima tra tutte, la violenza di genere. Mia – Alessandro Polidoro Editore – racconta attraverso le storie dei suoi personaggi, Antonio Giordano, uomo geloso e possessivo, Amalia violentata dal marito, Renato De Felice, assassino della moglie e stupratore della figlia, un mondo di dolori, aspettative, voglia di riscatto. E’ un viaggio a ritroso dal 2000 all’‘800, attraverso le generazioni e i loro modelli sociali, gli atteggiamenti, i valori morali. Nulla sembra cambiare attraverso gli anni fino a che la crescita di consapevolezza di Amalia spezzerà questo destino di sofferenza. Mezzo secolo di femminismo, tante conquiste sociali ma le discriminazioni non sono scomparse. Sorprende, inoltre, come la coscienza comune, a torto, dia per scontata un’emancipazione soltanto apparente. Persino la parola “femminismo” pare essere stata sconfitta, rifiutata dalle più giovani come residuo di battaglie e di linguaggi senza significato. Federica Flocco racconta questa realtà: le battaglie non sono esaurite, ma riguardano il piano privato, il rapporto uomo-donna e impera il concetto di possesso, di sopraffazione. Ogni 2,4 giorni, nel nostro Paese, un uomo uccide una donna, ogni 7 minuti la stupra o tenta di farlo ma è un fenomeno diffuso in tutto il mondo, compiuto da uomini molto diversi tra loro per età, condizione sociale, livello d’istruzione, nazionalità, religione. Non da “mostri” e, di solito, neanche da sconosciuti, sono partner o ex compagni.  La scrittura dell’autrice scava nella sofferenza dei personaggi, con coraggio sposta lo sguardo dalle vittime agli autori e propone narrativamente un’altra strada, la rimozione del fraintendimento nel modello di relazione. La battaglia femminile si trasforma in scontro culturale: bando all’individualismo, all’egoismo, agli atteggiamenti moralizzanti e antagonisti, rifiuto di ogni comportamento di soggezione, di dipendenza, di prevaricazione. Mia è un romanzo coraggioso, drammatico e, allo stesso tempo, ricco di dolcezza, in cui la parola si fa arma persuasiva per l’unica via da percorrere, l’educazione sentimentale e culturale. Un percorso umano che conduce Amalia, le donne, l’universo maschile verso la consapevolezza della propria identità, accettarsi come persone, come protagonisti di una nuova evoluzione civile.