Cumae, un libro per riscoprire la poesia di Michele Sovente

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L’occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo culturale e dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale

di Giuseppe Andrea Liberti

Il progetto di una nuova edizione della raccolta di Michele Sovente, Cumae, approntata da chi scrive per i tipi di Quodlibet e uscita nel mese di ottobre 2019 (presentata a Bacoli il 21 dicembre; ne ha parlato Mimmo Grasso qui), nasce con l’intento di riportare all’attenzione del pubblico (della poesia ma non solo) un’opera di grande rilievo per la letteratura italiana della fine del Novecento – e, quasi di conseguenza, per quella dell’inizio di questo nostro XXI secolo. Cumae è infatti opera che ha ricevuto riconoscimenti già nell’anno di pubblicazione, vincendo proprio nel 1998 il Premio Viareggio-Rèpaci, e nei lustri successivi si è meritata l’attenzione della più avvertita critica letteraria, che ne ha proposto i testi in antologie di poesia contemporanea.
Un libro che ha avuto un suo peso, pur nella produzione torrenziale di raccolte di poesia di questi ultimi decenni; ciò anche in virtù della miscela linguistica che lo conforma, e che lo rende il primo capitolo del trilinguismo di Sovente – ad attestarne una volta di più, se servisse, la sua importanza per lo meno nel cammino intellettuale del poeta flegreo. Prima di Cumae Sovente aveva scritto poesie in dialetto comparse su riviste, e nel 1990 aveva pubblicato quello straordinario testo intitolato Per specula aenigmatis (edito da Garzanti), in italiano e latino; con il libro del ‘98 le tre lingue trovano una propria geometria, che andrà poi evolvendosi ancora ma che avrà sempre nell’italiano, nel latino e nel cappellese le tonalità espressive maggiori, di certo quelle più adoperate.
Ma come proporre, al pubblico di cui sopra, un libro che si presenta tanto complesso anche soltanto a un livello linguistico? L’idea è stata quella di corredare le 96 poesie di Cumae con una serie di strumenti critici utili a comprendere le operazioni linguistiche, formali e poetiche dell’autore: un’introduzione generale, quindi, nella quale si indagano gli anni in cui viene pensato il libro, la sua struttura, le lingue e le forme metriche in cui è scritto; una nota al testo dedicata alla ricostruzione della sua lunga storia elaborativa; infine, commenti ai singoli testi, che illustrino i procedimenti poetici di Sovente, spieghino i passaggi più complessi dei suoi versi, confrontino le scelte espressive tra le lingue – lì dove Sovente, convinto che ogni lingua sia dotata di una sua autonomia, compone testi tematicamente affini ma in cui ogni idioma esige specifiche immagini e sonorità.
La speranza, come si legge nel libro, è che la nuova edizione di Cumae possa favorire una riscoperta, direi anzi ormai un vero e proprio rilancio, della poesia di Sovente. Molto resta da fare su questo grande poeta dei Campi ardenti; possano fiorire, negli anni venturi, gli studi sulla sua opera, ancora tutta da valorizzare.