Microplastiche e biodiversità, Goletta Tara arriva a Napoli

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A cura di Cristian Fuschetto

La vita è di “plastica” nel Mediterraneo. Sembrerebbe un’esagerazione e, forse, in parte lo è ma è sicuramente preoccupante constatare che il Mare Nostrum, un mare quasi chiuso, accolga la più elevata densità di microplastiche al mondo: 115 mila particelle per chilometro quadrato. Un’emergenza ambientale in “miniatura”, invisibile all’occhio umano, i cui reali impatti sugli ecosistemi marini sono ancora perlopiù sconosciuti alla scienza. Potenziali killer della biodiversità, piccoli meno di 5 millimetri, che provengono dal degradarsi delle macroplastiche galleggianti e che costituiscono un “coinquilino” scomodo per le tante specie naturali che popolano il mare, plancton incluso. Comprendere a fondo le interazioni tra le microplastiche e l’ecosistema planctonico del Mediterraneo è l’obiettivo di una importante spedizione scientifica internazionale – Tara Mèditerranée – che dallo scorso maggio – e fino a novembre – attraversa il nostro oceano per quantificare la presenza dei “micro-nemici” del mare. Nel lungo tour di sedicimila chilometri, che prevede ventidue fermate in undici paesi, la goletta Tara ha incluso una tappa italiana, a Napoli giovedì 9 ottobre, organizzata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn che alla spedizione scientifica partecipa attivamente, mettendo in campo numerosi suoi ricercatori. Tra cui Daniele Iudicone, oceanografico della Anton Dohrn che in Tara Mèditerranée si occupa di valutare, in particolare, il ruolo delle correnti marine nell’inquinamento da plastica. I flussi, per intenderci, innescati dal vento che contribuiscono alla concentrazione delle microplastiche in aree specifiche del Mediterraneo. Con uno sguardo approfondito verso le turbolenze, fondamentali, quando soffiano sui mari, nei processi di frammentazione della plastica in fase di degradazione. L’imbarcazione scientifica francese, il cui responsabile è Romain Troublé e il coordinatore Gaby Gorsky, durante la sosta napoletana sarà al centro fino al 13 ottobre di una serie di appuntamenti di approfondimento che riguarderanno anche un’altra spedizione firmata Tara: Tara Oceans, conclusa nel 2012, e finalizzata a comprendere l’impatto del riscaldamento globale sulla biodiversità nei mari del mondo. L’avventura ha impegnato la goletta per tre anni a raccolta di quella che costituisce la più grande “collezione” di Dna e Rna di plancton esistente, un ampio genoma della biodiversità i cui dati definitivi saranno pronti per la fine del 2014. Un enorme materiale sottoposto all’analisi, tra gli altri, di Adriana Zingone, altro talento della Anton Dohrn. La ricercatrice, oltre ad analizzare al microscopio la biodiversità del fitoplancton raccolto in giro per il pianeta da Tara, ogni settimana si occupa delle acque di Napoli: preleva i campioni dalla Stazione Lter-Mc, lontana due miglia dal Castel dell’Ovo, e i dati finiscono nella sezione “il plancton della settimana” del sito szn.macisteweb.com. Un “censimento” che ha portato alla scoperta di oltre seimila specie, molte inedite. Dato che conferma che nel mare partenopeo le sorprese, in termini di biodiversità, sono numerosissime. Tra le iniziative nel segno di Tara dei prossimi giorni, la proiezione in anteprima di un film sulla tappa napoletana di Tara e il lavoro dei ricercatori della Anton Dohrn, prodotto dal Forum delle Culture, un incontro con i ricercatori a bordo e a terra all’istituto Grenoble, oltre ad un convegno sul futuro della ricerca e l’importanza della cooperazione internazionale alla Stazione Zoologica. Ed ancora, una parata nel golfo di Napoli con il partenariato della Lega Navale Napoletana (sabato 11) e l’incontro, aperto al pubblico, “Science& Society”, il 13, dedicato alle grandi esplorazioni scientifiche con la partecipazione di scienziati internazionali (www.szn.it).