Miglio nel Pantheon della Lega

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Roma, 4 lug. (AdnKronos) – Nel Pantheon della torna Gianfranco Miglio. Ma la lezione federalista dello scienziato della politica, definito da Carl Schmitt “il maggior tecnico delle istituzioni”, può trovare posto nell’agenda della Lega a vocazione europeista che Salvini ha lanciato da Pontida? “Sì – sottolinea all’AdnKronos il politologo Alessandro Campi – perché in Salvini si rivede quel furore iconoclasta che fu di Miglio e l’idea delle macroregioni europee non confligge con l’Europa dei sovranisti”.

“No – dice Gianfranco Pasquino – perché Miglio voleva costruire nuove istituzioni, piuttosto che distruggerle”. In ogni caso, concordano i due studiosi di dottrine politiche, siamo di fronte a un nuovo slogan del leader della Lega, che nella comunicazione non sbaglia un colpo.

Quella di Salvini – con una riflessione che è all’ordine del giorno tra i big della Lega – può essere definita una ‘rivisitazione’ del progetto federalista di Gianfranco Miglio, soprattutto con riferimento all”Europa delle macroregioni’ (“Io penso che si approderà a una Europa delle grandi regioni e non più dello Stato nazionale”, diceva nel ’92 proprio Miglio).

Il federalismo dello studioso di Como potrebbe venir declinato oggi nelle forme di sovranismo, messo in campo dai popoli europei, puntando a destrutturare il potere centralista e finanziario di Bruxelles, così come prevedeva lo stesso Miglio che riteneva che fosse proprio la Lega a doversi fare carico. “In politica – spiega Campi – se è vero che quando un uomo d’azione, come lo è l’attuale segretario della Lega, cita un uomo di pensiero è sempre una cosa strumentale è anche vero che la forma, in questo caso il linguaggio, è sostanza”.

Il tema delle macroregioni, presenti nel progetto federalista di Miglio “guardava anche all’esempio europeo dei cantoni svizzeri e delle autonomie locali”, sottolinea il politologo. E in questo senso “mi pare che la Lega dei popoli di Salvini, che valorizzi le differenze culturali e territoriali, anche a livello europeo, può richiamare il progetto federalista di Miglio, perché il suo programma, che già definiva anacronistiche le Regioni ‘disegnate’ nel ’71, non è incompatibile con la Lega sovranista di Salvini, con le regioni che devono ora competere su scala europea” e in questo senso “Salvini può rivendicare il pensiero di Miglio”, trovando sponde anche fuori dal Carroccio, “anche a sinistra”.

Sui temi forti dell’ultimo Miglio, “che aveva preso posizioni nette, non escludendo la possibilità, addirittura, della disobbedienza fiscale” per il politologo dell’Università di Perugia “resta una certa distanza con la Lega di oggi: perché una cosa è denunciare l’oppressione delle tasse, altra invitare alla disobbedienza fiscale, che rappresenta un atto eversivo”.

“Fa bene Salvini a ricordare Miglio che tanti anni fa aveva molto colpito la base leghista, rievocarlo significa parlare di chi ancora è molto sentito e ha espresso un pensiero che aveva fatto breccia”, conclude Campi.

Per Gianfranco Pasquino “il pensiero di un grande studioso può essere utilizzato e ‘piegato’ dai politici in base ai bisogni” ma Miglio pensava che “le istituzioni vanno create e fatte funzionare, mentre la Lega delle Leghe mi pare voglia distruggere, non mi pare che sia la stessa”, sottolinea il professore emerito dell’Università di Bologna, riferendosi alle parole di Salvini che ha detto, proprio da Pontida dove ha citato Miglio, di “voler abbattere il muro di Bruxelles come è avvenuto con quello di Berlino”.

Per Pasquino, Salvini “punta a mettere insieme i sovranisti, Orban, i polacchi, ma anche Marine Le Pen, che però è leader di una destra nazionalista, non certo sovranista”. “Il segretario della Lega – conclude Pasquino – chiama alla battaglia anche chi non ha i suoi ideali, ma lui è davvero molto bravo con gli slogan”.