Migranti, i punti della proposta italiana

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Bruxelles, 24 giu. (AdnKronos) – Dieci obiettivi. Sono quelli contenuti nella proposta italiana in tema di migrazione presentata a Bruxelles dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Siamo qui per presentare la proposta italiana, completamente nuova, basata su nuovo paradigma di risoluzione dei problemi della migrazione: si chiama. E’ articolata in sei premesse e dieci obiettivi: è mirata a proporre una puntuale politica di gestione e di regolazione dei flussi migratori, che sia realmente efficace e sostenibile” spiega il premier a margine della riunione informale sulle migrazioni.

“E’ una proposta che mira a superare completamente il regolamento di Dublino. Riteniamo che quel regolamento sia basato su una logica emergenziale, mentre in realtà noi vogliamo affrontare il problema in modo strutturale. Le nostre opinioni pubbliche ce lo chiedono”, sottolinea Conte.

I PUNTI DELLA PROPOSTA ITALIANA – Uno dei concetti chiave della proposta, presentata dal premier ai colleghi europei, secondo fonti di palazzo Chigi, è che bisogna “scindere” il concetto di “porto sicuro di sbarco” da quello di “Stato competente ad esaminare le richieste di asilo”. L’obbligo di salvataggio, spiega Conte, che ha parlato per primo, “non può diventare obbligo di processare domande per conto di tutti”.

In pratica, secondo il premier occorre stabilire che esiste una “responsabilità comune tra gli Stati membri” dell’Ue “sui naufraghi in mare. Non può ricadere tutto sui Paesi di primo arrivo”. Per il presidente del Consiglio occorre “superare il concetto di ‘attraversamento illegale’ per le persone soccorse in mare e portate a terra” a seguito di operazioni di ricerca e soccorso (Sar).

L’Europa, continua Conte, “è chiamata ad una sfida cruciale”. Se non riesce a realizzare un’efficace politica di regolazione e gestione dei flussi migratori, avverte, “rischia di perdere credibilità tutto l’edificio europeo. Occorre un approccio integrato, multilivello che coniughi diritti e responsabilità”. E l’Italia vuole contribuire “costruttivamente alla formulazione di questo nuovo approccio”. Per il presidente del Consiglio, “dobbiamo passare dalla gestione emergenziale, alla gestione strutturale del fenomeno immigrazione. Ciò si realizza in primo luogo con la regolazione dei flussi primari (ingressi) in Europa: solo così si potranno regolare successivamente i flussi secondari”, cioè gli spostamenti intra-europei.

Secondo il premier, occorre, “intensificare accordi e rapporti tra Unione europea e Paesi terzi”, quelli da cui partono o transitano i migranti, “e investire in progetti. Ad esempio la Libia e il Niger, col cui aiuto abbiamo ridotto dell’80% le partenze nel 2018”.

Per l’Italia occorre creare “centri di protezione internazionale nei Paesi di transito” dei migranti, per valutare le richieste di asilo e offrire assistenza giuridica ai migranti, anche al fine di rimpatri volontari. A questo scopo l’Ue deve lavorare con l’Unhcr e l’Oim”. Per questo, sottolinea Conte, “è urgente rifinanziare il Trust Fund Ue-Africa (che ha attualmente uno scoperto complessivo di 500 milioni di euro), che incide anche sul contrasto all’immigrazione illegale alla frontiera tra Libia e Niger”.

Oltre a creare centri di protezione internazionale nei Paesi di transito, per valutare richieste di asilo e offrire assistenza giuridica ai migranti, anche al fine di effettuare “rimpatri volontari”, per il premier bisogna “rafforzare le frontiere esterne”, obiettivo quest’ultimo su cui tra i Paesi Ue si registra un consenso generale. “L’Italia sta già sostenendo missioni Ue (EuNavforMed Sophia e Joint Operation Themis) e supportando la Guardia Costiera Libica: occorre rafforzare queste iniziative”.

Per Conte, occorre “superare” il regolamento di Dublino, “obiettivo – riconosce – che è più complesso. Nato per altri scopi, è ormai insufficiente: solo il 7% dei migranti sono rifugiati. Senza intervenire adeguatamente, rischiamo di perdere la possibilità di adottare uno strumento europeo veramente efficace. Il sistema comune europeo d’asilo oggi è fondato su un paradosso: i diritti vengono riconosciuti solo se le persone riescono a raggiungere l’Europa, poco importa a che prezzo”.

Secondo il presidente del Consiglio, insomma, occorre “superare il criterio del Paese di primo arrivo. Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa”. Bisogna “riaffermare che responsabilità e solidarietà” costituiscono un “binomio”, non sono alternative. “E’ in gioco – avverte – Schengen”, cioè una delle maggiori conquiste dell’Ue.

L’Unione europea, continua Conte, “deve contrastare, con iniziative comuni e non affidate solo ai singoli Stati membri, la ‘tratta di esseri umani’ e combattere le organizzazioni criminali che alimentano i traffici e le false illusioni dei migranti. Non possiamo portare tutti in Italia o Spagna: occorrono centri di accoglienza in più Paesi europei, per salvaguardare i diritti di chi arriva ed evitare problemi di ordine pubblico e sovraffollamento”.

Per l’Italia, occorre anche “contrastare i movimenti secondari. Attuando i principi precedenti, gli spostamenti intra-europei di rifugiati sarebbero marginali”. Di conseguenza, “i movimenti secondari potranno diventare oggetto di intese tecniche tra i Paesi maggiormente interessati”. Ogni Stato Ue, ricorda Conte, stabilisce, in autonomia “quote di ingresso dei migranti economici. E’ un principio che va rispettato”. Per il premier, infine, vanno previste “adeguate contromisure finanziarie rispetto agli Stati che non si offrono di accogliere rifugiati”.

Le divisioni tra i Paesi Ue sono essenzialmente sulla gestione interna dei migranti, non sulla dimensione esterna e sulla protezione della frontiera. L’obiettivo principale dell’Italia, in questa fase, è ottenere il riconoscimento che esiste un problema immigrazione, che è una questione europea e che non può riguardare solo l’Italia e gli altri Paesi di primo arrivo, come è successo finora, in base al regolamento di Dublino.