Migranti sempre più imprenditori: +3,7% nel 2016. E’ straniera quasi un’impresa su 10

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Continuano ad aumentare in Italia le imprese gestite da immigrati, con una crescita del 3,7% nel 2016 rispetto all’anno precedente e del 25,8% rispetto al 2011. Lo rileva il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2017 del Centro studi e Ricerche Idos, che sottolinea invece come nello stesso periodo l’imprenditoria a guida italiana registri una fase di sostanziale stagnazione (-0,1%; -2,7%). Secondo dati Infocamere, a fine 2016 sono oltre 571.255 le attività indipendenti di lavoratori immigrati, quasi un decimo di tutte le aziende del Paese (9,4%), un sesto di quelle avviate nel corso dell’anno (16,8%). Si conferma – osserva il Rapporto – la propensione dei lavoratori immigrati “a riconoscere nell’autonomia un’opportuna strategia contro le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro dipendente”. L’Italia, secondo dati Eurostat, è il primo Paese in Ue per iniziativa imprenditoriale (15,5% dei lavoratori autonomi europei), il terzo per imprenditori e lavoratori autonomi stranieri (14,0%) e il primo per cittadini non comunitari nella stessa posizione lavorativa (il 73,2% degli stranieri, a fronte di una media del 47,8%).

8 IMPRESE SU 10 SONO DITTE INDIVIDUALI
Sono 453.185 in totale. Crescono anche le società di capitale (+59,9% dal 2011 e +10,6% nel 2016) pari al 12,2% del totale. In generale aumenta l’incidenza del valore aggiunto che le imprese immigrate contribuiscono a creare (6,9%; 102 miliardi di euro). A giugno 2017 sono 203 le start-up iscritte nel Registro delle imprese con una compagine societaria di origine prevalentemente straniera (2,7% del totale) e oltre 900 quelle in cui è presente almeno un immigrato (12,6%). Nel complesso, le ‘aziende ibride’, con la partecipazione di italiani, sono il 5,8%.

COMMERCIO ED EDILIZIA AL TOP, CRESCONO SERVIZI
Commercio ed edilizia sono gli ambiti di inserimento di 6 aziende immigrate ogni 10 (338mila, rispettivamente 36,2% e 22,9%). Aumentano “a ritmi elevati” anche le aziende che offrono servizi alle imprese (31 mila, il 5,5% del totale) e le attività di alloggio e ristorazione (44mila, 7,7%); queste ultime coprono una quota pressoché pari a quella della manifattura (45mila, 7,8%), segnata invece dal progressivo ridimensionamento (+12,8% dal 2011 contro il -8,0% delle aziende italiane). Gli imprenditori immigrati si rivolgono soprattutto al settore dei servizi (60,7%) e all’industria (30,8%); residuale l’agricoltura (2,7%). Circa 183mila le imprese artigiane, il 32,0% del totale, raccolte nell’edilizia (58,6%) e nella manifattura (16,6%).

IMPRENDITORI MAROCCHINI E CINESI
Sono rispettivamente il 14,5% e l’11,4% degli immigrati responsabili di ditte individuali. “Rilevante” la presenza romena (10,6%) e albanese (6,9%). Seguono i piccoli imprenditori del Bangladesh (6,8%), protagonisti di una “crescita eccezionale” dal 2008 a oggi (+332,0%).

AZIENDE SOPRATTUTTO AL CENTRO NORD
In quest’area si trova il 77,4% delle aziende immigrate (65,8% nel caso delle italiane); si concentrano soprattutto in Lombardia (19,3%) e Lazio (13,0%), e quindi a Roma (11,4%) e Milano (9,1%). Seguono Toscana (9,4%), Emilia Romagna (8,8%), Veneto (8,3%) e Piemonte e Campania (7,3%). “Elevati ritmi di aumento” anche a Napoli, Reggio Calabria e Palermo. A fronte di questi dati, occorre elaborare – conclude il Rapporto – “strumenti di intervento capaci di associare alla crescita quantitativa, che continua a caratterizzare l’imprenditorialità immigrata, un adeguato sviluppo anche in termini di qualità”.