Milano ha perso l’Ema, ma resta la città più intelligente

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in foto Vito Grassi

di Vito Grassi*

*vicepresidente Unione Industriali di Napoli

La corsa di Milano verso il traguardo della attribuzione della sede Ema è finita come è finita. Con modalità e in circostanze piuttosto riprovevoli, tra giochi di potere e un epilogo che sa molto di roulette o, volendo veleggiare bassi, di riffa. E’ diffusa l’opinione che la città avesse le carte in regola per ospitare l’agenzia continentale del farmaco, che la Brexit ha sfrattato da Londra. La vicenda merita una riflessione, se non altro per quello che può insegnare alle altre grandi metropoli italiane, Napoli compresa.
Due le considerazioni da fare, una tecnica e l’altra politica. Quella tecnica vede questa volta Milano arrivare alla campanella dell’ultimo giro senza affanni (non come per l’Expo per intenderci), senza gli indugi e le remore che nei nostri territori sono quasi sempre di casa, ad ogni evento che scegliamo come cruciale. Senza andare troppo lontano, rammentiamo cosa accadde per l’America’s Cup qualche anno fa e cosa si profila oggi per le Universiadi, in assenza della attesa nomina di un commissario per velocizzare l’iter procedurale. Invece Milano, a detta dello stesso direttore esecutivo dell’agenzia del Farmaco Guido Rasi, “era seriamente preparata per quanto riguarda i requisiti richiesti e infatti è arrivata in fondo”. Una organizzazione seria, per la quale Rasi ha manifestato apprezzamento.

Va detto che, prescindendo dai requisiti specifici richiesti, la città meneghina ha di recente conquistato la vetta anche della classifica annuale sulle città intelligenti, il rapporto ICity Rate 2017 di FPA che analizza 106 comuni capoluogo in Italia.

E’ un report che passa di solito sotto silenzio ma è invece atteso nel mondo che si occupa di energia e sviluppo ecocompatibile, perché è una cartina al tornasole del grado di innovazione raggiunto dalle nostre realtà metropolitane e, in particolare, della loro proiezione verso gli obiettivi globali di sviluppo sostenibile. Il ranking nazionale segnala come positivo il lavoro dei capoluoghi emiliano-romagnoli. Parla di Bergamo e Trento come delle città “inseguitrici” più dinamiche. E conferma che Milano è la Smart City più avanzata in Italia: al primo posto per il quarto anno consecutivo, staccando le altre città in particolare per crescita economica, mobilità sostenibile, ricerca/innovazione, trasformazione digitale, con ottimi risultati anche nella partecipazione dei cittadini e nella gestione dei beni comuni. Male invece il Sud: le città meridionali occupano posizioni in coda alla classifica. E Napoli? Quest’anno la sua posizione è la 82, terz’ultima delle prime 15 città del Sud in graduatoria, prima solo ad Isernia ed a Siracusa. La nostra città risulta molto distaccata da Cagliari che anche per il 2017 è la prima del Sud in graduatoria (47° posto). Un indice di modernità ed innovazione che può diventare un riferimento immediato per le prossime politiche di infrastrutturazione del nostro territorio, e che ci permetterebbe di scalare velocemente la classifica.
C’è infine una considerazione politica, forse la più importante. Il modello Milano vede marciare uniti in un’unica direzione economia e politica, sistema delle imprese e istituzioni. Anzi, le stesse istituzioni sono coese nel perseguire obiettivi importanti nell’interesse generale della città. Per dirla fuori dai denti, oltre a lavorare in perfetto tandem, il sindaco di Milano Sala e il presidente della Regione Lombardia Maroni, “ci hanno messo la faccia”, entrambi e in egual misura. Anche nel momento della delusione dopo il sorteggio beffa di Bruxelles. La delusione è stata bipartisan, non meno della fase di costruzione della candidatura, contrassegnata da una sintonia istituzionale a tutti i livelli. Una caratteristica che auspichiamo prosegua anche nel nostro capoluogo, sullo stile di quanto avvenuto per Bagnoli, ed in barba alle innumerevoli spinte divisive e le contrapposizioni presenti nelle istituzioni di casa nostra, da parte di chi non individua ancora l’importanza della coesione territoriale come driver indispensabile di competitività di tutto il nostro territorio.