Mille miliardi di alberi e un pugno di lenticchie, Enza Monetti e il sentimento dell’infinito

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di Fiorella Franchini

Nell’ex Biblioteca del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, fino a martedì 4 gennaio 2022, arte, natura e scienza si fondono in un mix d’immagini e significati attraverso la mostra di Enza Monetti “Mille Miliardi di Alberi”, a cura di Loredana Troise. Un titolo allusivo che richiama l’ambizioso obiettivo “One Trillion Trees”, proclamato al G20 di Roma, e ripropone il nucleo ispirativo del lavoro dell’artista. Enza Monetti ha all’attivo numerose personali ed esposizioni in cui è spesso presente il parallelo tra arte e ambiente, una corrispondenza amorosa di poesia, immagini e materiali che sprigiona energia vitale, contenuti lirici e civili che riescono costantemente a emozionare. La nuova esposizione presenta un corpus di circa 30 lavori eleganti, sinuosi, giocosi emblema di una natura rigogliosa e fragile, fonte di nutrimento ma che, al tempo stesso, esige cura e rispetto. Nell’ampia sala gli alberi, come simbolo universale, messaggio poetico, artistico e sociale, si replicano lungo un tappeto perpetuo; un albero riflettente giace spezzato sul pavimento, medium tra prosciugamento emotivo, vulnerabilità umana, e un profondo sentimento di appartenenza, distruggendo o desacralizzando il quale, si finirebbe per frantumare e danneggiare l’essenza interiore. Gli alberi capovolti si spingono le radici verso l’alto, alla ricerca di una libertà atavica e di un immenso sentimento d’infinito. Una sperimentazione dinamica in cui il gesto artistico si associa a materiali naturali come la canapa, il ferro ossidato, il cotone da ricamo e preziose carte riutilizzate, per arricchirsi di altre accezioni, in un’incessante scoperta e rielaborazione che è il segno di una creatività vivace e solidale. La vocazione ecologista di Enza Monetti lascia sempre segni concreti e le opere in mostra sono collocate su supporti green ecology forniti dallo sponsor tecnico Saib di Caorso, una delle principali aziende italiane produttrici di pannelli truciolari grezzi che, grazie al processo produttivo Rewood, attuando i principi dell’economia circolare, recupera, trasforma e rigenera, ogni anno, circa 500 tonnellate di legno di scarto. Un estro che riesce a trasformare una ricerca scientifica in un’istallazione caleidoscopica, simbolo di una tecnologia al servizio dell’uomo. In un cilindro ricolmo d’acqua danzano centinaia di microscopiche piante come in una coreografia acrobatica. Sono Wolffia globosa, lenticchie d’acqua, la più piccola pianta da fiore conosciuta, senza radici, con eccezionali qualità nutrizionali e un’incredibile capacità di produzione, in quanto raddoppia la propria biomassa in un giorno e mezzo. La Wolffia, originaria dell’Asia, è protagonista di un progetto finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea, denominato “Super Food for Space”, che prevede lo sviluppo di protocolli per la coltivazione nello spazio. Il programma è stato messo a punto dal Dipartimento di Agraria diretto dal professor Matteo Lorito, a cura della professoressa Giovanna Aronne, titolare della cattedra di Botanica ambientale e applicata e veterana di studi di biologia vegetale nello spazio, e dal dottorando Leone Ermes Romano e Leonardo Surdo di ESA. Una ricerca affascinante e di grande utilità perché il ruolo della pianta non si limiterebbe alla fornitura di cibo fresco, ma anche alla purificazione delle acque sporche tramite la traspirazione fogliare, all’eliminazione dell’anidride carbonica prodotta durante la respirazione e la produzione di ossigeno tramite la fotosintesi. Tutti i risultati saranno utilizzati per realizzare un efficiente sistema di coltivazione automatizzato, fondamentale per le missioni di esplorazione spaziale e per future coltivazioni industriali sulla Terra. Enza Monetti feconda la tecnologia con il suo furore artistico e i volteggi di un pugno di lenticchie disegnano il mistero della vita. Un messaggio di speranza nel futuro prossimo dove il progresso, per esser tale, dovrà mirare alla riconquista dell’unità del sapere. Arte, scienza, ambiente sono manifestazioni diverse, ma profondamente interpenetrate di un’unica cultura, la cultura umana, e s’intrecciano e s’influenzano reciprocamente in un rapporto fitto, articolato e complesso che è fonte di reciproca ispirazione. Enza Monetti ne ha fatto una cifra del suo genio creativo ed è un sigillo che rimane impresso nella mente e nel cuore, come iniziali di un alfabeto universale.