Milot dal museo Arcos di Benevento alla Biennale Internazionale di Jinan in Cina

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in foto Alfred Mirashi Milot

L’occhio di Leone , ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

Jinan, fiorente centro commerciale della Cina orientale, è la città capoluogo della provincia Shandong, già Stato di Lu, dove nel 551 a. c. nasce Kong Fuzi o Confucio. La città, fondata nel 6° secolo, ebbe particolare rilevanza sotto la dinastia dei Ming, oggi conta circa 10 milioni di abitanti ed è considerata una città di primo piano nel panorama dell’arte e della cultura contemporanea. A Jinan la cultura contemporanea, oltre ad essere strumento di qualificazione e fattore di rinnovamento urbano, rappresenta un grande attrattore per la città: a testimoniarlo, da alcuni anni, l’interessantissima Biennale Internazionale della fotografia, nel 2018 alla sua VII edizione, e quest’anno la prima Jinan Biennale Internazionale, sostenuta dal Dipartimento Provinciale di Shandong Cultura e turismo e dal governo municipale di Jinan.Nello Shandong Art Museum e nel Museo d’arte di Jinan oltre100 artisti contemporanei, provenienti da più di 20 paesi del mondo, si misureranno con la suggestione di un grande tema Power of Harmony. Il potere dell’armonia è uno dei concetti fondanti del confucianesimo che, nato nello Shandong, ancor oggi rappresenta le basi della cultura tradizionale cinese. Dal 12 dicembre 2020 al 31 marzo 2021 a Jinan, invitato da Zhang Wang, direttore del Shandong Art Museum e curatore del Jinan International Biennale, sarà protagonista con le sue opere anche Alfred Mirashi Milot, il nostro artista d’origine albanese. Il comitato scientifico della Biennale in Harmony ha colto i tre aspetti qualificanti della società dell’oggi:armonia tra individui, armonia tra persone e società e armonia tra il mondo umano e quello della natura, con l’obiettivo, dall’idea confuciana, non solo di esaltarne il potere, indagando la prassi contemporanea più democratica e dinamica, ma anche per facilitare attraverso l’arte l’integrazione e il dialogo tra le diverse culture, quella cinese e quella occidentale. A Milot, famoso soprattutto per le sue sculture da Guinnes, dalla Chiave di Cervinara alla Key of Montevergine (alta oltre 40 metri), in corso di realizzazione, nel 2018 ho curato, al Museo Arcos di Benevento, una bellissima mostra antologica dal titolo A Key for Humanity, un importante insieme di opere, tra dipinti su tela, sculture e installazioni, a testimoniare il lavoro degli ultimi vent’anni dell’artista. Milotè un’artista sui generis, aperto ai linguaggi della contemporaneità e attento all’incontro delle diverse culture, alle criticità della globalizzazione: realizza chiavi per aprirsi al mondo, per costruire ponti verso gli altri, dove gli altri possono anche essere diversi. Nel lavoro di Milot c’è tutto il suo vissuto: l’incontro di culture vicine e pur tuttavia distanti, quella albanese, la sua terra di origine, e quella italiana, la terra che l’ha adottato e fatto crescere artisticamente. Alfred è un’artista esploratore, curioso, che indaga nel profondo il suo mondo, una sorta di un nuovo Ulisse che, pur imbattendosi nel quotidiano con fenomeni culturali e sociali ricchi di contraddizioni, va alla continua ricerca della conoscenza. Alla Jinan Biennale Internazionale in Cina Alfred partecipa con due dipinti realizzati nel 2017, già presenti nella mostra beneventana: L’angolo medievale e L’angolo orientale, due opere su tela (struttura a dittico) di grandi dimensioni. Con una tavolozza ricca e colori chiari, dal blu al turchese, dall’ocra all’arancio, Alfred esprime con intensità il suo progetto pittorico: Francesco Poli nel 2003 scrive “in fondo, il tutto – citazioni dall’arte classica e dalla pittura astratta – fa riferimento a una dimensione di valori, memoria culturale e presente”. I dipinti divisi in due sezioni, da un lato raffigurano la testa di una statua antica – una occidentale, l’altra orientale – e sullo sfondo tante chiavi, dall’altro in continuità ancora chiavi: la chiave, in tutte le sue varianti, distorta, piegata, curva, simbolo ricorrente in Milot, metafora di apertura, non già chiusura, alla conoscenza e alla diversità.

in foto due opere di Milot