Miniero resuscita Mussolini, “quello che fa rabbia è che è uno di noi”

13

Roma, 29 gen. (AdnKronos) – “Quello che è difficile da sopportare è che Mussolini è uno di noi”. Così Luca Miniero, regista di ‘Sono tornato’, il film remake del tedesco ‘Lui è tornato’ del 2015 diretto da David Wnendt e tratto dall’omonimo bestseller di Timur Vermes in cui viene raccontato il ritorno di Adolf Hitler nella Germania moderna. Nella trasposizione italiana – nelle sale dal primo febbraio in 400 copie – il protagonista è Benito Mussolini che piomba, resuscitato dalla Porta Magica di Piazza Vittorio, nell’Italia del 2018. “Questo personaggio ci mette di fronte alle nostre mostruosità: non è il Duce che fa paura, siamo noi che facciamo paura…”, sottolinea Nicola Guaglianone, sceneggiatore del film insieme a Miniero.

Il Duce, interpretato da Massimo Popolizio, si aggira in divisa per il quartiere più multietnico di Roma sospettando che l’Abissinia abbia invaso il nostro Paese, scoprendo che i ‘pederasti’ possono sposarsi. Il giovane documentarista Andrea Canaletti (Frank Matano) filma casualmente il suo arrivo e, credendolo un comico geniale che gioca tutto sul politicamente scorretto, decide di girare l’Italia con lui per filmarne il confronto con gli italiani di oggi. Le gesta del redivivo Mussolini ottengono un tale successo sui ‘media sociali’ che gli vengono offerti show tv e ospitate a non finire. Girato in parte con delle candid camera e interpretato anche da Stefania Rocca, Gioele Dix ed Eleonora Belcamino, il film si trasforma in un ritratto piuttosto spietato dell’Italia di oggi, in cui il Duce è pieno di fan e tanta gente lo scavalca a destra in tema di immigrati. “Quando abbiamo girato l’ospitata nel programma di Cattelan, il pubblico non sapeva che stavamo girando un film ed è finita con tanti ragazzi che gridavano ‘Viva il Duce’ e che chiedevano foto con Popolizio vestito da Duce”.

Un’Italia in cui non si perdona l’uccisione di un cane più che le leggi razziali. “La grande differenza con il film tedesco è proprio il paese. In Germania quando giravano con il finto Hitler molti tedeschi erano schifati, da noi si volevano fare i selfie”, sottolinea Popolizio, la cui apprezzata interpretazione “non è camaleontica” ma “va all’essenza del personaggio”. “La sua maschera – aggiunge l’attore – ci ha permesso di dire cose politicamente scorrette e di filmare le reazioni. La cosa emblematica di questi tempi è che lui sarà costretto a scusarsi per aver sparato ad un cane e non per altro”.

“D’altronde – afferma Guaglianone – Mussolini era diverso da Hitler, aveva sfruttato argomentazioni molto più popolari per ottenere il consenso, come l’anti politica. I suoi vizi, il suo cinismo, la sua cattiveria sono i nostri vizi. E questa è la lezione della commedia all’italiana. Non è un film ideologico, è una commedia politicamente scorretta”.

Una delle scene più forti del film è quella in cui la nonna con Alzheimer di una delle protagoniste, interpretata da Ariella Reggio, riconosce Mussolini in Popolizio e gli urla contro tutta la sua rabbia per la sua famiglia sterminata in un lager nazista: “Sentivo grande responsabilità per questa scena, perché io ricordo. Io ho 81 anni come Berlusconi: lui forse se n’è dimenticato, io no. Perché mia mamma era ebrea e io davvero ho visto i miei cugini deportati ad Auschwitz”.

Per Frank Matano è stato sorprendente soprattutto il lavoro fatto sul campo con le interviste e le candid camera: “Dopo 30 secondi che parlavano con Popolizio era come se parlassero con il vero Mussolini e molti gli dicevano: ‘torna!’. Mio nonno era un nostalgico del fascismo – confessa l’attore – aveva in casa le statue di Mussolini. Però, nonostante io voglia bene a mio nonno, so quello che Mussolini ha fatto e mi impressiona che tanti miei coetanei pensino che la soluzione sia il ritorno di una dittatura”.

Il film esce a circa un mese dall’appuntamento con le elezioni politiche. E a chi gli chiede se si sia posto il problema di uscire nelle sale in piena campagna elettorale, Miniero risponde: “Il fantasma di Mussolini abita ogni campagna elettorale italiana. Non credo che avessero bisogno di questo film per evocarlo”, aggiunge il regista che racconta di aver mostrato ‘Sono tornato’ in anteprima alla nipote del Duce, Alessandra Mussolini: “Si è divertita e non si è offesa. Perché nel film non c’è? Perché lei non era ancora nata quando lui è morto, e lui nel film cerca i familiari che aveva lasciato, cerca Claretta”.

Il film è anche e soprattutto un forte attacco ai media italiani, pronti a sacrificare qualsiasi cosa sull’altare dello share: “Il nostro Mussolini che torna – aggiunge Miniero – fa paura non perché può tornare il fascismo ma perché torna in un paese che è già populista, reso tale dal sistema dei media”. Un paese “in larga parte accondiscendente” anche con le affermazioni più insopportabili del redivivo protagonista. “In Italia non c’è il tabù che in Germania c’è su Hitler. Ma non per questo il film è apologia di fascismo. Mi sottraggo all’accusa di essere tenero con Mussolini. Viene fuori chiaramente che non propone nessuna soluzione, solo una serie di affermazioni populiste”.

E tutto mediatico è il finale del film, con Mussolini-Popolizio protagonista di uno show surreale che si intuisce sarà l’inizio di una definitiva scalata al consenso. “Se poi volete sapere come continua per me – ironizza il regista – lui diventerà dittatore e dopo due anni una trasmissione te lo farà cadere per mettere un altro”. Più italiano di così…