Minori a portata di criminalità. Il mondo nascosto della delinquenza giovanile

Minori, poco più che bambini, in iniziale adolescenza – quattordicenni, arruolati sempre più numerosi dalla criminalità organizzata, baby gang strutturate, armate e feroci come clan, spaccio di stupefacenti vissuto come “alternanza scuola-lavoro” e violenze sessuali di gruppo in spavalderia adolescenziale, modelli criminali come stili di vita cantati e agiti. La delinquenza minorile si ramifica sempre di più da Nord a Sud dell’Italia, si insidia nei contesti urbani dove la riqualificazione sociale attende il futuro, nei giovani poco attratti dalla scuola, nei ragazzini che sono alla ricerca del brivido di infrangere le regole e le leggi, gola di chi arruola giovanissimi per sfuggire ai controlli e alle pene. Così un ragazzo si trasforma in un potenziale criminale.

I fatti di cronaca degli ultimi anni lo dicono chiaramente la criminalità minorile si sta orientando verso reati sempre più violenti, spesso commessi in gruppo, le cosiddette baby gang. Aumentano tra i giovanissimi gli episodi legati all’uso della violenza, omicidi e violenze sessuali, la conferma è arrivata dall’Osservatorio Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale, che ha raccolto i dati degli ultimi anni e da cui escono numeri preoccupanti. Il report ha evidenziato come i crimini commessi da minori siano cresciuti del 15.34% dal 2010 ad oggi, con “episodi che dimostrano la totale assenza di empatia nei confronti della vittima”. Condanne e denunce negli ultimi anni sono cresciute nel panorama giovanile, a sottolinearlo proprio il report della Polizia Criminale, con un’impennata di ingressi nelle carceri minorili nel 2022, mediamente si tratta di maschi. Ragazzi di strada, che scoprono la facilità di reperire un’arma, talvolta è più facile prendere un’arma che comprare un pacchetto di sigarette. Dove si viene accettati solo se si adottano modelli di vita criminale. Sulle scrivanie dei servizi sociali arrivano con estrema urgenza indagini socio-familiari e provvedimenti che riguardano minorenni quotidianamente, si susseguono capi d’accusa e contestazioni di reati, dietro i quali si celano ragazzini e vite segnate. Intercettati a seguito di denunce o di querele, o minori segnalati. Percosse, lesioni personali anche gravissime, con ferite all’altro, spesso la versione ufficiale è un litigio tra giovani o per una ragazza contesa, dietro però si nascondono faide familiari, lotte di potere, regolamenti per piazze di spaccio. Delinquenza minorile ormai quotidiana per le forze dell’ordine e le istituzioni, che si scontrano ogni giorni con reati predatori anche efferati, rapine e utilizzo di armi, i giovanissimi dalla loro, hanno imparato ad adottare tutte le cautele del caso: cambiano mezzi, agiscono in modo imprevedibile, a volte semplicemente per mero gioco, per acquisire un determinato peso nel branco. La maggior parte dei ragazzi proviene da famiglie criminali o con un passato criminale o da contesti di violenza. Talvolta disagio e devianza si sposano perfettamente. Non aiuta l’abbandono scolastico, che avvicina i ragazzi alle attività illegali di strada e li avvia alla carriera delinquenziale. Inquietano i numeri sempre più crescenti, disorientano gli agiti violenti dei minorenni d’oggi, spaventa la percentuale del 14.3% di minori denunciati e arrestati, con punte di reati per attentati, omicidi volontari e violenza familiare. Il DPR 488/88 regola il processo penale minorile, la cui imputabilità è dai quattordici anni in su, la cui competenza è affidata al Tribunale per i Minorenni, con riti che tengano conto della personalità e della tenera età del minore, dove la redenzione e il cambiamento, sono fortemente auspicati, tanto da prevedere per i minorenni a discrezione del giudice, il perdono giudiziale e l’affidamento in prova al servizio sociale, quest’ultima è un ottimo istituto se viene applicato dal Magistrato ove può essere applicato, con un programma che deve essere seguito dai Servizi Sociali in modo molto attento. Se la messa alla prova fallisce, viene revocata, e il processo penale riprende, arrivando ad una sentenza. Residuale e necessario, talvolta, si rivela il carcere minorile. Proprio nelle carceri minorili e nelle comunità penali minorili si nascondono storie di devianza e di riscatto, di disagio sociale e povertà educativa. Si nascondono fragilità e anche esperienze delinquenziali che possono influenzare negativamente. E’ una bomba sociale quella della delinquenza minorile. Un fenomeno che dal Governo si è preposto di contrastare con quello che è stato ribattezzato “Decreto Caivano, che prevede un inasprimento generale delle pene. Ma manca l’abolizione dello scettro del feudalesimo della criminalità, dove intere aree sono abbandonate e sono facile preda del controllo della criminalità organizzata, che proprio in quelle aree arruola giovanissimi che privi di stimoli e opportunità restano affascinanti dal potere e dai soldi. Sugli adolescenti la minaccia penale non funziona e non può essere né preventiva né vista in un’ottica deterrente. Non sono le pene a inibire la violenza, ma l’ambiente, il contesto, la collettività. Non si può pensare che la paura in un minorenne possa fargli cambiare idea, la paura negli adolescenti è sfida e questo si ritorce contro tutti.