Miracolo Thailandia

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Bangkok, 10 lug. (AdnKronos) – Tutti salvi. La Thailandia e il mondo intero applaudono ae il loro allenatore rimasti intrappolati nel fondo di una grotta allagata per quasi 18 lunghi giorni. Ieri gli ultimi quattro membri della squadra di calcio dei “cinghiali” e il loro coach sono usciti dai cunicoli della grotta di Tham Luang, nel nord della Thailandia, dopo che gli altri otto erano usciti in due tappe nei due giorni precedenti.

Per ultimi sono poi usciti i tre sub e il medico che erano rimasti con i ragazzi. Nell’entusiasmo che ha salutato la fine di un incubo, non va dimenticata la morte di un sub thailandese, il 38enne Sanan Gunan, perito il 6 luglio durante le operazioni di preparazione del salvataggio. Una morte che ha sottolineato le difficoltà e i rischi dell’impresa cui hanno partecipato sub thailandesi, ma anche britannici, americani ed esperti di altri paesi.

Per tornare a vedere la luce i 12 ragazzini, di età compresa fra gli 11 e i 16 anni e l’allenatore 25enne, hanno dovuto affrontare un percorso di oltre tre chilometri, in parte completamente sommerso, con alcuni passaggi strettissimi di una quarantina di centimetri. Nessuno di loro sapeva nuotare ed erano tutti indeboliti dalle privazioni della loro brutta avventura. Ma ce l’hanno fatta con coraggio, accompagnati ad uno a uno dai sub, lungo un percorso che era stato preparato per giorni con cavi e bombole lungo la strada.

I 13 ragazzi sono ora tutti ricoverati in ospedale, dove rimarranno circa una settimana, ma apparentemente stanno bene. Tenuti in isolamento per evitare infezioni, dovranno aspettare qualche giorno per abbracciare fisicamente i loro cari, ma i genitori potranno salutarli attraverso un vetro.

La vicenda dei “cinghiali” è iniziata il 23 giugno quando i ragazzi sono scesi nella grotta dopo l’allenamento per festeggiare il compleanno di uno dei ragazzi del gruppo. Ma la comitiva è stata sorpresa da una pioggia improvvisa che ha allagato l’ingresso. Fuori sono rimasti solo le loro bici con gli zainetti. Costretti a rifugiarsi nel fondo della grotta, i ragazzi e il loro allenatore sono rimasti dispersi per nove giorni, fino al loro ritrovamento il 2 luglio da parte di due sub inglesi, che si erano uniti ai soccorsi.

Alla gioia per il ritrovamento, è seguita però la preoccupazione per un salvataggio che appariva difficilissimo. Mentre una squadra di sub dei Navy Seals thailandesi, fra cui un medico e un infermiere, rimaneva con i ragazzi per rifocillarli e addestrarli alle operazioni di uscita, le autorità di Bangkok hanno cercato di pompare il più possibile di acqua fuori dalla grotta.

La scommessa, che si può dire riuscita, era quella di trovare il giusto equilibrio fra la necessità di rimettere minimamente in sesto i ragazzi e ridurre il livello dell’acqua, con quella di far uscire tutti prima del maltempo in arrivo con le piogge monsoniche. Con il passare del tempo era anche diminuito il livello di ossigeno nella cavità asciutta dove si trovavano i ragazzi. Il rischio era che forti precipitazioni potessero bloccare i “cinghiali” nel fondo della grotta per lunghi mesi.

Personaggio centrale di tutta questa vicenda è stato l’allenatore della squadra di calcio, . A lui viene rimproverato di aver portato i ragazzi in grotta malgrado il rischio di allagamenti improvvisi.

Ma è stato anche lui a salvare i suoi ragazzi, conducendoli al sicuro e rincuorandoli durante i nove giorni in cui sono rimasti isolati, al buio, bevendo l’acqua che trasudava dalle pareti e dividendosi qualche merendina. Orfano allevato dai monaci, Ek ha tranquillizzato i “cinghiali” con esercizi di meditazione e ha lasciato loro la sua parte di cibo. Uscito per ultimo, dal fondo della grotta aveva mandato ai genitori dei ragazzini una lettera di scuse, ricevendone in cambio il perdono.