Miró, l’arte che parla: a Napoli litografie, segni e universi primordiali del grande artista spagnolo

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in foto un'opera di Joan Mirò: Ubu Roi, 1966, litografia originale a colori

Joan Miró, la sua grafica e la sua ossessione per la parola tornano a Napoli con una mostra ampia e curatoriale che punta dritta al laboratorio creativo del maestro catalano. L’appuntamento riservato alla stampa è fissato per mercoledì 3 dicembre alle 11.00 nella basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta (Piazzetta Pietrasanta 17-18), mentre l’apertura al pubblico scatterà il 5 dicembre. La rassegna resterà visitabile fino al 19 aprile 2026.

All’incontro sarà presente il curatore Achille Bonito Oliva.

Un viaggio nella grafica di Miró

Prodotta da Navigare Srl, con il patrocinio del Comune di Napoli, del Consolato di Spagna e dell’Instituto Cervantes, e con la partecipazione di Lapis Museum, l’esposizione riunisce circa 100 opere tra litografie, acquetinte e acqueforti provenienti da collezioni private. Sette le aree tematiche, pensate per restituire l’evoluzione delle sperimentazioni dell’artista e il legame profondo tra Miró (1893-1983), il segno e la parola stampata.

I capolavori del catalogo ragionato

In mostra anche le tavole che accompagnano i volumi I e II del catalogo ragionato delle litografie dell’artista. Non mancano le copertine di LP progettate da Miró e la sua personale lettura del personaggio teatrale Ubu Roi, creato nel 1896 da Alfred Jarry, padre della patafisica.

Figure, natura e universi primordiali

Tra i nuclei più suggestivi, la raccolta di opere dedicate ai temi ricorrenti del suo immaginario: la figura femminile, il mondo naturale — con particolare attenzione agli uccelli — e i celebri “Personnages”, creature ibride e immaginarie sospese tra cosmo e primordialità.
La rassegna si svolge con l’approvazione dell’Estate Joan Miró.