Missione crescita: il senso della Bei per il Mezzogiorno

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Innovazione tecnologica, formazione e meno vincoli per l’accesso al credito. Le possibili soluzioni per far ripartire l’economia arrivano dalla “Missione Crescita. Il senso della Bei per il Mezzogiorno”, il secondo dei Innovazione tecnologica, formazione e meno vincoli per l’accesso al credito. Le possibili soluzioni per far ripartire l’economia arrivano dalla “Missione Crescita. Il senso della Bei per il Mezzogiorno”, il secondo dei seminari del ciclo 2014 della rassegna Napoli 2020 promosso da Denaro e Matching Energies Fondation. Dal nuovo piano europeo di Jean Claude Juncker sono in arrivo 15 miliardi. I soldi ci sono ma i progetti latitano. “Colpa della mancanza di competenze e di una burocrazia infinita”, secondo i partecipanti all’evento di cui proponiamo una sintesi degli interventi. Il Mezzogiorno da rilanciare Così si sconfigge la crisi Dal nuovo piano europeo di Jean Claude Juncker sono in arrivo quindici miliardi. I soldi ci sono ma i progetti latitano. “Colpa della mancanza di competenze e di una burocrazia infinita”. Innovazione tecnologica, formazione e meno vincoli per l’accesso al credito le possibili soluzioni per far ripartire l’economia. È quanto emerso da “Missione Crescita. Il senso della Bei per il Mezzogiorno”, secondo dei seminari del ciclo 2014 della rassegna Napoli 2020 promosso da Denaro e Matching Energies Fondation. Di seguito proponiamo una sintesi degli interventi. Domenico Arcuri Amministratore delegato Ivitalia Il Sud è morto, ma il resto del Paese non sta meglio. Tra Regione Campania e Invitalia esiste un rapporto continuo e molto produttivo. I numeri dicono che il Mezzogiorno è morto. Su 4 giovani, 2 non lavorano nè studiano. Mancano i progetti necessari per usare il denaro disponibile. Questo non permette al Sud di intraprendere traiettorie di crescita. Il problema non coinvolge solo questi territori, poiché non vedo una grande capacità progettuale anche nel resto del Paese. Adesso vige il modello “slalom”. Chiunque voglia avviare una nuova attività si trova ad affrontare mille labirinti legati ai percorsi burocratici. Bisogna semplificare tutte le procedure. Un esempio? Nel 2012 sono stati concessi 105 milioni di euro per il restauro degli scavi di Pompei. Fino ad ora ne abbiamo spesi solo 5. Ci sarà un perché… Stefano Caldoro Presidente della Regione Campania Regole troppo rigide, così è impossibile essere competitivi. Qui in Italia c’è una rigidità amministrativa che non permette la collaborazione tra i vari settori. Questo immobilismo impedisce, anche a livello regionale, di fare sistema tra i vari enti locali. In queste condizioni come possiamo essere credibili in Europa? Quando si parla di riforme l’Unione ci chiede proprio questo: cooperare. In Campania abbiamo un problema di trasferimento della spesa pubblica ordinaria. C’è poca omogeneità nella sua distribuzione, e questo impedisce l’erogazione dei fondi tra i vari comparti. Altro tema su cui mi preme soffermarmi è il problema del co-finanziamento connesso al patto di stabilità. Cosa si può fare per rendere questo patto meno rigoroso e “stupido”? L’Europa ci impone sanzioni sul bilancio di anni fa. Esse gravano sulla disponibilità di spesa attuale. La nostra regione, in base ai dati delle agenzie di rating, ha recuperato diverse posizioni. Andrea Cozzolino Europarlamentare Partito Democratico Spesa dei fondi Ue: propongo alla Bei di fare assistenza. Siamo a un passaggio delicato per la formazione del nuovo assetto delle istituzioni europee. Può essere una grande opportunità per il Mezzogiorno. Dei 300 miliardi promessi da Junker, 15 dovrebbero arrivare al Sud. Inoltre, il piano dei co-finanziamenti permetterà alla Campania di incassare altri 5 miliardi. Bisogna sfruttare queste risorse nel modo migliore. Pongo un quesito: è possibile fare un accordo affinché la Bei possa assistere le istituzioni per 2/3 anni su come indirizzare i fondi, in attesa della sospirata riforma della Pubblica Amministrazione? La ripresa ci sarà se sciogliamo 3 nodi fondamentali: la riqualificazione urbana, il completamento delle opere incompiute e la questione legata alla fiscalità, che deve essere più solidale con famiglie e imprese. Adriano Giannola Presidente della Svimez Non solo Meridione, la crisi economica colpisce l’Italia. Il Mezzogiorno sta morendo, ma il resto dell’Italia non sta meglio. Basta con il mito del Sud povero, perché tutto il Paese è in caduta libera. È anche vero che la rinascita può e deve partire proprio da qui. Questioni come l’articolo 18 e la riforma del Senato sono solo delle scuse su cui ci si sofferma per nascondere che l’Italia è un paese commissariato e senza alcuna crescita economica. Quello del Governo Renzi è un atteggiamento suicida, che tende a nascondere la polvere sotto il tappeto. I numeri, del resto, non mentono: dal 2007 al 2013 il Nord ha visto una riduzione degli investimenti del 30 per cento. Al Sud si arriva al 54 per cento. In 10 anni sono andati via 500.000 giovani dal Mezzogiorno. Allora, come se ne esce? Sono convinto che debba essere lo Stato a indirizzare le regioni sulle strategie da seguire. Altrimenti fare gli accordi tra gli enti locali sarà inutile. Massimo Lo Cicero Docente di Economia presso l’Università La Sapienza di Roma È la crisi dell’etica, Sud caso isolato nel panorama Ue per problematiche e questioni irrisolte il Mezzogiorno rappresenta un soggetto a sé nell’Unione Europea. Dovrebbe essere il 29esimo Paese dell’Unione e il 18esimo della zona euro. Di una cosa sono fermamente convinto: solo comportamenti sani fanno in modo che non ci sia bisogno di tutte queste leggi. Purtroppo la parola “etica” non va molto d’accordo con il Meridione. Questo ha pregiudicato la nostra immagine verso l’esterno. Ambrogio Prezioso Presidente dell’Unione Industriali di Napoli Nuovi investimenti, un piano di 6 anni per ridurre i vincoli. La burocrazia è il male che impedisce gli investimenti. Ci sono troppe leggi e troppi vincoli. La parola d’ordine deve essere “sburocratizzare”. Un esempio emblematico può essere il piano di rigenerazione urbana per Bagnoli. Sappiamo tutti come è andata. Nei prossimi 6 anni dobbiamo attrarre nuovi investitori stranieri. Ma, nelle condizioni economico-sociali in cui versiamo, chi troverà il coraggio di intraprendere una nuova attività nel nostro Paese e, in particolare, al Sud? Aldo Patriciello Europarlamentare di Forza Italia Puntiamo sulle Pmi: Bei e enti pubblici devono collaborare. Il Paese ha assistito, in questi anni, a una divaricazione sempre più ampia tra Nord e Sud. I numeri sono impietosi e dicono che al Sud 2 persone su 3 non hanno un occupazione. Le banche stanno dando segnali distensivi per quanto riguarda la concessione del credito alle imprese. Ma sono solo segnali. Vedremo se si tradurranno in fatti concreti. Juncker ha parlato di un piano da 300 miliardi per i prossimi 3 anni, con più risorse alla Bei. Questa leva, se sfruttata a dovere, può dare dei buoni risultati anche nel nostro Paese. L’Italia è fatta, soprattutto al Sud, di piccole e micro imprese. Credo che con una ritrovata unità fra gli enti locali e una Bei più vicina al territorio possiamo far ripartire l’occupazione. Paolo Savona Economista Riforme necessarie, ma la nostra priorità è lo sviluppo. L’unico appiglio che abbiamo per la rinascita del Sud è confidare nella Bei. Le riforme vanno fatte, ma, bisogna pensare prima allo sviluppo. Prendiamo esempio da Obama. Il nuovo piano europeo prevede l’investimento di 300 miliardi per le infrastrutture, di cui quaranta all’Italia. Mi pongo una domanda. Nella corsa ad aggiudicarsi questi fondi, cosa deve fare l’Italia per essere in pool-position? Dobbiamo cogliere questa opportunità. Dario Scannapieco Vice presidente Bei (Banca Europea per gli Investimenti) I soldi ci sono, mancano progetti e competenza. L’Italia per quest’anno rimarrà in recessione. Abbiamo un dato che è allarmante: il livello degli investimenti in Europa è calato del 15 per cento rispetto a prima della crisi. I fondi ci sono. Però, mancano le competenze per realizzare dei buoni progetti. Qui al Sud è ancora assente una visione d’insieme. Mi chiedo se esiste un progetto unitario tra le regioni meridionali. C’è un impoverimento della pubblica Amministrazione che impedisce la realizzazione di nuove idee. Dal Mezzogiorno non ci arrivano molti progetti da poter sostenere. In Italia ne rifiutiamo tanti perché non raggiungono un livello tecnico sufficiente. La rinascita deve partire soprattutto dal basso, dalla società civile. Non credo che il Sud sia morto, anzi. Noi saremo sempre al fianco dell’Italia e del Sud, ma ci vuole l’impegno di tutti. Francesco Tuccillo Presidente dell’Associazione dei costruttori di Napoli Concessioni light, sfida da vincere per aiutare le imprese. Partiamo da un dato significativo. In media, passano 30 mesi tra il momento in cui si progetta un’opera pubblica e il momento in cui si inizia a realizzarla. Occorre abbreviare i tempi per le concessioni dei lavori alle imprese. I progetti ci sono, ma i soggetti attuatori sono carenti. Questo non permette alle aziende di poter accelerare il programma di lavoro. Speriamo che il Governo Renzi faccia qualcosa di concreto in questo senso. Giuseppe Boccuzzi Direttore generale del Fondo interbancario per la tutela dei depositi Il rilancio? È una questione di sviluppo sociale. Cosa possiamo fare nel breve termine per far ripartire il Mezzogiorno? Questo è il quesito che pongo. Io credo che la vera sfida sia quella di rendere il Sud e la Campania dei contesti normali. Penso, infatti, che tutto parta dal miglioramento delle condizioni del vivere civile prima ancora che degli asset economici. Può sembrare irrilevante ai fini dello sviluppo economico, ma così non è. Poi non sorprendiamoci se i capitali ci sono ma nessuno li richiede. Sergio Cuomo Presidente di Mentoring Usa/Italia Istruzione ignorata Contro la dispersione servono investimenti Ogni anno 500 mila ragazzi abbandonano la scuola, con una dispersione scolastica che qui raggiunge il 30 per cento. Sono numeri impressionanti e da Paese senza speranze. Ecco il motivo per cui è a rischio il futuro dei giovani. Questo Paese ha un urgente bisogno di una vera e propria rivoluzione educativa e culturale per l’economia futura. Massimo Deandreis Direttore generale di Srm Rilancio possibile con le potenzialità dell’area Med. Se c’è una vocazione geo-economica del Mezzogiorno con vista sull’area Med, questo non può che giovargli. Il Mar Mediterraneo deve rappresentare il centro per far ripartire tutta l’economia di quella vasta zona. I traffici commerciali sono cresciuti di ben 4 punti percentuali rispetto al 1990. Investire nel Mezzogiorno produce un duplice effetto: crea sviluppo nel Mezzogiorno e produce una rilevante ricaduta economica su tutto il territorio nazionale. Non resta che usare bene i fondi strutturali: oltre 22 miliardi di fondi europei, a cui si aggiungono 29,3 miliardi del programma Cef per le grandi reti infrastrutturali di trasporto, telecomunicazioni ed energetiche. Paolo De Feo Consigliere superiore della Banca d’Italia per la sede di Napoli Burocrazia invadente, per questo motivo qui non si investe. I nodi da sciogliere sono principalmente due: la scarsità e la bassa qualità dei progetti. Abbiamo un contesto meraviglioso in cui poter operare qui al Sud, ma nessuno investe per colpa della burocrazia. C’è addirittura un eccesso di capitali, ma non abbiamo la capacità di utilizzarli al meglio. Dobbiamo semplificare i percorsi che portano all’attuazione concreta dei fondi disponibili. E’ anche vero, d’altro canto, che il Meridione deve sprovincializzarsi e allargare gli orizzonti. Raffaele Fiume Ordinario di Economia aziendale all’Università Lumsa di Roma Gestione dei fondi, via i poteri alla Pa. Più spazio ai privati Se noi volessimo risolvere il problema della pubblica Amministrazione dovremmo aspettare tre generazioni. Se al Sud ci adeguassimo all’Italia, non parlo ancora di Europa, faremmo un salto di 40 anni. Sottraiamo agli enti pubblici la funzione di gestione dei fondi. Bisogna togliere spazio alla burocrazia che al più è incapace. Diamo più campo ai privati. I cittadini sono più bravi dei loro governanti. Andrea Garolla Di Bard Presidente del gruppo Giovani Armatori di Confitarma Crescita del porto, siamo a buon punto. Ma serve. coesione Vorrei soffermarmi sulla rivalutazione del porto di Napoli. È un punto molto importante. Negli ultimi anni si sono fatti dei passi da gigante ma, è necessario dare seguito alla crescita della zona portuale. La possibilità di renderlo più attrattivo passa attraverso la determinazione con cui tutte le parti vorranno dare impulso alla rinascita di quest’area. Amedeo Lepore Docente di Economia alla Sun Coesione territoriale, Non basta l’Agenzia: è troppo burocratica. Voglio concentrare l’attenzione sull’Agenzia per la coesione territoriale. Tra le sue finalità dovevano esserci il monitoraggio e il supporto degli interventi da parte delle amministrazioni centrali e regionali. L’Agenzia sta rischiando di diventare un organismo troppo burocratico che, invece di favorire, rischia di complicare l’attuazione dei progetti. Giuseppe Mazza Presidente dellaBanca di Credito Popolare di Torre del Greco Più sicurezza e controllo, così si riparte. Controllo del territorio e sicurezza: sono questi i capisaldi sui quali costruire un futuro più roseo. Il problema giovani? Faccio un esempio che vale per tutti: Pompei e il famoso caso dei 105 milioni stanziati e quasi del tutto inutilizzati. Non sarebbe stato meglio fare dei corsi di specializzazione per creare delle nuove figure professionali che si possano occupare, un domani, del restauro di questo patrimonio inestimabile? Se non partiamo dalla formazione delle nuove generazioni non riusciremo mai a risolvere il problema della disoccupazione giovanile. Clelia Mazzoni Direttore del Dipartimento di economia alla Seconda Università di Napoli Basta pessimismo, ecco un esempio di impegno concreto Non condivido il clima di pessimismo che avvolge il Mezzogiorno. Alla Sun facciamo lezione anche ai ragazzi di Casal di Principe. Li occupiamo in nobili attività, strappandoli alla triste realtà che li circonda. Insomma, facciamo azioni concrete. Ci vuole più forza e determinazione nel credere che questa terra possa avere un futuro migliore. Riccardo Mercurio Ordinario di Organizzazione aziendale presso la Federico II di Napoli Rilancio del Sud: sì agli interventi ma senza ostacoli Vanno benissimo i molti progetti, ma quello che serve al Mezzogiorno è anche un sostanziale alleggerimento della burocrazia perché questi progetti possano avere piena attuazione. La modernizzazione del sistema pubblico locale è una delle grandi sfide che deve affrontare e vincere il Mezzogiorno se davvero vuole imboccare la via dello sviluppo. Le riforme dell’ultimo decennio hanno prodotto evoluzioni significative e cambiamenti importanti ma non ancora sufficienti a ridurre il ritardo di alcune regioni italiane. Rossella Paliotto Amministratore delegato della Aet Gli enti pubblici? Per le imprese sono dei nemici. Voglio porre un quesito: noi imprenditori siamo davvero disponibili a cooperare con il settore pubblico? Sfatiamo il mito degli enti pubblici che non danno molta attenzione alle imprese. Spesso e volentieri, il nostro settore non riconosce nell’ente istituzionale una figura sulla quale poter contare per una cooperazione fruttuosa. Roberto Pasca Di Magliano Docente di Eonomia politica presso l’Università La Sapienza di Roma Good governance e capitale umano: Occasioni perdute. Le recenti teorie sulla crescita estendono l’attenzione sul ruolo dei contributi “immateriali”, quali il capitale umano e la good governance. La ripresa della crescita va affrontata non solo con il rilancio dell’economia reale ma anche e soprattutto modernizzando una volta per tutte le istituzioni. Queste devono, infatti, essere capaci di realizzare riforme radicali infrangendo le barriere create dal conservatorismo e dal corporativismo dilagante nelle forze politiche. Il cambiamento si deve manifestare introducendo regole virtuose, capaci di tradurre gli obiettivi di ammodernamento e di sviluppo in comportamenti coerenti con gli obiettivi di riforma. Altrimenti, come abbiamo più volte visto, le riforme rimangono mere opzioni politiche che non riusciranno mai a innovare istituzioni e pubblica amministrazione e neanche a passare dal rigore alla crescita sostenibile.


BANCHIERI AL MONTE E IMPRESE AL MARE Alfonso Ruffo I BANCHIERI IN MONTAGNA (Capodimonte), le imprese al mare (Stazione Marittima e Città della Scienza). La distanza tra i due principali attori della crescita economica si misura a Napoli anche in termini geografici. In mezzo, una folla di cittadini vocianti che addebitano ai primi le ragioni del disagio e ideologicamente negano alle seconde gli strumenti per competere. Uno scenario davvero poco confortante colto al volo da quel sismografo sensibile che è la borsa crollata nel Vecchio Continente e con particolare intensità in Italia. Eppure il banchiere per eccellenza, il presidente della Bce Mario Draghi, era venuto in città per annunciare la liberazione sul mercato europeo del credito di qualcosa come 1.000 miliardi di euro. Che cosa non ha funzionato, allora? Lo ha detto con chiarezza proprio Draghi: c’è scarsa fiducia che quell’enorme ammontare di risorse possa passare dalle banche alle imprese (e alle famiglie) come sarebbe invece nelle intenzioni. E questa volta non per cattiveria delle banche ma per lo stato semi comatoso delle imprese. La crisi si sposta dalla finanza all’economia reale. E’ lo stato più avanzato della malattia. Invitate a chiedere soldi per sviluppare progetti e creare nuova ricchezza da distribuire alle famiglie per far riprendere la domanda interna, le imprese non sono nella posizione di accettare perché nella generalità dei casi i problemi da fronteggiare sono altri. Tra il mare e la montagna la frattura si fa sempre più grave. Il rimedio giunge troppo tardi e non sembrano esserci vie di collegamento che possano rimettere insieme i pezzi della macchina produttiva. La potenza installata diminuisce a vista d’occhio e la disoccupazione cresce come mai in passato all’interno di bilanci ingessati da norme anacronistiche. Come uscire dal vicolo cieco nel quale ci siamo cacciati? La soluzione non può essere che un massiccio, incredibile, straordinario piano d’investimenti pubblici che rimetta in moto il meccanismo della crescita e consenta al risparmio privato di tornare in gioco come il presidente degli industriali napoletani Ambrogio Prezioso non si stanca di ripetere. A ridosso della convention delle imprese europee si svolge all’ombra del Vesuvio anche il forum delle piccole industrie italiane. E poiché ciascuno dovrà compiere il proprio dovere se pretende dagli altri che facciano il loro, i capintesta dovranno tornare nella trincea delle fabbriche chiedendo alla politica un contesto di lavoro favorevole e non piaceri. Dopo la confusione dei tempi liquidi che abbiamo conosciuto, con l’impossibile intercambiabilità di ruoli che ha portato ciascuno a occuparsi di tutto tranne che delle proprie responsabilità, dovremo rientrare nei ruoli e impegnarci nelle faticose scelte di quotidiane a riformare un sistema clamorosamente inceppato. p.s. Con la serie Napoli 2020 – quest’anno alla quarta edizione – assieme alla Fondazione Matching Energies e con il conforto di un gruppo di amici economisti imprenditori e professionisti che si allarga strada facendo stiamo cercando di immaginare un percorso che consenta al Mezzogiorno di passare dalla condizione di vagone di coda a quella di locomotiva (duro programma). Ne è scaturito un documento d’indirizzo, redatto a Ischia e battezzato delle 3E, che riportiamo in ultima di copertina e al quale ci si può associare mandando una email all’indirizzo economiaeticaestetica@gmail.com. In queste pagine il frutto della tappa dedicata al tema dell’economia – Missione Crescita – nel confronto con il vice presidente della Banca europea degli investimenti Dario Scannapieco.


NUOVI MOTORI DI SVILUPPO UN NETWORK PER INNOVARE Marco Zigon* COSTITUITA NEL 2012 dalla famiglia Zigon e dal Gruppo Getra, la Fondazione Matching Energies ha una precisa missione: stimolare l’instaurarsi di condizioni più favorevoli allo sviluppo economico, sociale e culturale del nostro Paese e in particolare del nostro Mezzogiorno. Partendo dall’energia come driver di crescita. Il nome scelto per la Fondazione lascia intendere che solo dalla unione delle migliori energie, e in collaborazione con le istituzioni che già operano sul territorio, possono essere superati quei limiti di individualismo e particolarismo che spesso non consentono agli imprenditori e agli altri attori della crescita di cooperare insieme rendendo difficile elaborare e realizzare progetti utili allo sviluppo economico e sociale. La Fondazione, in particolare, opera seguendo due direttrici strategiche. La prima: promuovere l’energia come driver di crescita, innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale, miglioramento stili di vita. La seconda: Catalizzare e integrare le energie creative del territorio, per generare condizioni di contesto più favorevoli allo sviluppo economico, sociale e culturale, fungendo da hub tra esperienze e competenze diverse. In linea con lo spirito della nostra Fondazione, quindi, è il progetto di affiancare le iniziative più significative aventi come finalità la progettazione di modelli e soluzioni utili a conseguire un nuovo posizionamento del Sud nei mercati della globalizzazione. Ecco perché abbiamo deciso di affiancare il Denaro e sostenere la rassegna Napoli 2020 che in un incontro a Ischia con autorevoli partecipanti ha prodotto il cosiddetto “Manifesto delle tre E – Per un nuovo Mezzogiorno” nel quale si iniziano a tracciare le linee guida di un progetto di rilancio di Napoli come città simbolo del riscatto meridionale. Da questo cambiamento potrebbe emergere un riposizionamento della specializzazione produttiva del Mezzogiorno. Un cluster di aziende dinamiche e competitive potrebbe in futuro guidare il Sud in un cammino di sviluppo, interrotto dopo i primi venti anni dal Dopoguerra. Queste imprese però non riescono da sole a creare il necessario tessuto connettivo che è presupposto di sviluppo crescita. Il nostro territorio, è noto, al momento non offre condizioni favorevoli né per indotti specializzati e per suppley chain strutturate, né per attrazione di nuovi investimenti italiani ed esteri. Abbiamo bisogno, in definitiva, di accendere nuovi motori di sviluppo. Ma prima ancora dobbiamo liberare la strada dai tanti vincoli e ostacoli che impediscono al vagone Sud di trasformarsi in locomotiva italiana ed europea.

* presidente di Getra e della Fondazione Matching Energies